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L’ANALISI

Il centrosinistra pensa già alle prossime regionali (e punta sulla sanità disastrata a Cosenza)

Acri caso simbolo: prima il declassamento, poi il taglio dei posti letto. Il sindaco Capalbo: «Se continua così il presidio chiuderà»

Pubblicato il: 10/04/2024 – 6:56
di Eugenio Furia
Il centrosinistra pensa già alle prossime regionali (e punta sulla sanità disastrata a Cosenza)

COSENZA Avrà pure il bastone per aiutarsi nella deambulazione («Colpa di Mazzuca» ha scherzato di recente in pubblico) ma “Carletto” Guccione – con il suo fedelissimo Giuseppe, presidente del Consiglio comunale di Cosenza – ha già pronta l’ossatura della prossima campagna elettorale, un “vasto programma” su cui è preparato come pochi altri per aver dedicato all’argomento un libro, “Amara verità. Le responsabilità dello Stato nell’ingiustificata voragine del debito sanitario calabrese” (Luigi Pellegrini editore, 2022), una summa approfondita di decine di interventi a Palazzo Campanella e sui media. 
L’argomento è di quelli caldi, interessa tutti e forse nel Cosentino è più sentito della Città unica, tema al contrario avvertito come ad alto rischio tecnicalità (vedi anche ddl Calderoli) da un lato e campanilismo spesso disinformato dall’altro.
Il Pd pensa a «un’alternativa per la successione» e non ne fa mistero: lo ha confermato ieri mattina nella sala consiliare di Palazzo dei Bruzi, due piani sopra rispetto a quel salone di rappresentanza dove Luigi Incarnato, numero due del sindaco Franz Caruso, non ha fatto mistero, smentite a parte, che si sta pensando già a un ticket per la prossima corsa alla Cittadella di Germaneto di Catanzaro.

Il caso Acri

Alla conferenza stampa di Guccione e Mazzuca era presente tra i relatori anche Pino Capalbo, consigliere provinciale dem e sindaco di Acri, centro tra i più popolosi dell’entroterra Cosentino (20mila abitanti) ma che assicura l’assistenza sanitaria a un potenziale bacino di oltre 60.000 cittadini, l’equivalente del capoluogo di provincia. Dopo anni di annunci, promesse e impegni per Acri 3 anni fa è arrivato il declassamento. Stamattina gli acresi torneranno a manifestare, stavolta davanti alla Cittadella regionale, allo slogan “Difendiamo il diritto alla salute”. Diritto che la comunità ritiene minato.

Pino Capalbo, sindaco di Acri

«La Calabria va controcorrente – ha detto ieri Capalbo –, il Covid non ci ha insegnato nulla e siamo ancora qui a parlare di mancanza di posti letto, liste d’attesa infinite e viaggi della speranza. Il centrosinistra ha non poche corresponsabilità ma ricordiamo che Scopelliti ha chiuso 18 ospedali con tagli lineari mentre Loiero rifiutò l’incarico di commissario vedendovi un implicito fallimento della politica».
Capalbo ricorda che contro i tre decreti che tra luglio e marzo hanno ridisegnato e aggiornato la rete ospedaliera riducendo i posti letto dello spoke “Beato Angelo” da 32 a 26 dove non esiste la piattaforma di elisoccorso («il Comune ha stanziato fondi di bilancio intercettandone anche altri mentre lo stadio servirà per i voli notturni»), con la Chirurgia spostata a Castrovillari, risonanze accese ma inutilizzate con spese (inutili) di 50mila annue e sicuro «danno erariale», ambulatorio oncologico chiuso dai tempi del Covid e 3 chirurghi prossimi alla pensione – tra luglio e ottobre –, insomma uno scenario da dismissione laddove sulla costa jonica, oltre agli ospedali di Corigliano-Rossano e Trebisacce cui si è aggiunto di nuovo Cariati mentre si lavora sulla Sibaritide, l’offerta pubblica certo non manca. «Invece di fare annunci sul nuovo ospedale della Sibaritide – da sindaco ho inaugurato opere pubbliche partite vent’anni prima – si potenzi un presidio come quello acrese che non ha emergenza-urgenza: se non lo riavremo a breve, l’ospedale chiuderà» attacca Capalbo. «A chi dice che uso questi temi a scopo elettoralistico dico che, a differenza dell’assessore Gallo che viene a fare annunci e forse correrà alle Europee, non sono in campagna elettorale, di certo non mi ricandiderò a sindaco e le Regionali sono ancora lontane…».

Premiati e penalizzati in base al colore politico?

«Acri non esiste per il centrodestra?».Secondo il sindaco della città di Padula «il governo usa due pesi e due misure e sta mettendo le bandierine: riduce i posti letto non in rapporto ai dati Agenas – Acri nel 2022 ha avuto una performance del 104,1% – ma solo se si tratta di un comune amministrato dal centrosinistra. Basta guerra tra poveri. E soprattutto la sanità non ha colore politico». A mo’ di esempio, Capalbo cita il caso di San Giovanni in Fiore: amministrazione di centrodestra e posti letto portati da 31 a 37.
Un premio o al contrario azzoppamento per via di decreto, un’argomentazione – la seconda – simile a quella cui si ricorre nel Pd cosentino quando si pensa all’accelerazione del centrodestra sul referendum consultivo sulla Grande Cosenza.
Quanto basta per mobilitare un intero territorio, ovvero la provincia più grande della Calabria con al suo interno il Comune più esteso della regione e terzo per popolazione (Co-Ro), contro una giunta guidata da un cosentino, il terzo consecutivo. Su che piattaforma? Non solo la sanità – che siano i presidi in ginocchio della provincia o la nebulosa sul nuovo ospedale – ma altri temi come la Città unica, appunto, portano Cosenza nell’agenda politica su cui il centrosinistra che prepara «un’alternativa per la successione» a Occhiuto sa di poter se non dover puntare.

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