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Strage di Erba, le «nuove prove» degli avvocati di Rosa e Olindo

Oggi di scena i legali della coppia. Lunga coda davanti al tribunale

Pubblicato il: 16/04/2024 – 8:56
Strage di Erba, le «nuove prove» degli avvocati di Rosa e Olindo

BRESCIA Di scena oggi, a Brescia, i difensori dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi nell’aula della Corte d’appello, in cui si discutono le istanze di revisione della sentenza che ha condannato all’ergastolo la coppia per la strage di Erba dell’11 dicembre del 2010. Fuori dal tribunale già dalle prime ore del mattino lunga coda di persone che vogliono assistere all’udienza. Un’udienza che si prevede complessa e nella quale gli avvocati illustreranno quelle che definiscono «nuove prove» che, secondo loro, potrebbero comportare il proscioglimento dei coniugi che nei giorni successivi all’eccidio in cui furono uccise quattro persone (tra cui un bambino di due anni) confessarono di essere gli autori della strage. Confessioni che per la difesa furono indotte in quanto Olindo Romano e Rosa Bazzi, vicino di casa delle vittime, non erano in condizioni mentali da sostenere in interrogatorio come stabilito da consulenti della difesa negli elaborati allegati all’istanza di revisione. I legali vorrebbero anche sentire un tunisino il quale ipotizza che il massacro sia accaduto nell’ambito di un regolamento di conti nello spaccio di droga. Sulla stessa linea la richiesta di revisione presentata dal sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser «in modo irrituale e senza averne titolo» come sostenuto dal pg di Brescia Guido Rispoli e dall’avvocato dello Stato Domenico Chiaro secondo i quali, invece, a carico della coppia esiste «una cascata di prove». L’accusa ha chiesto siano dichiarate inammissibili tutte le istanze compresa quella del tutore di Olindo e Rosa, l’avvocato Diego Soddu. In aula, la scorsa udienza, oltre ai coniugi, che hanno chiesto di non essere ripresi, c’era anche Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, uccisi nella strage. L’uomo sostiene che i coniugi Romano siano innocenti e che si debba indagare altrove. Per le modalità con cui furono uccise le vittime, a colpi di spranga e a coltellate, il tunisino aveva parlato di «killer», di «gente che sa uccidere».

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