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L’orgoglio di Irene: «Così ho realizzato il mio sogno senza chiedere favori a nessuno»

Rientrata in Calabria dopo la laurea a Pisa ha finanziato la sua impresa con “Resto al Sud”. Aziende in rosa alla Cciaa, Cosenza sopra la media nazionale

Pubblicato il: 10/05/2024 – 14:47
di Eugenio Furia
L’orgoglio di Irene: «Così ho realizzato il mio sogno senza chiedere favori a nessuno»

COSENZA Com’è difficile trattenere le lacrime: «Da calabrese sono orgogliosa di essere tornata nella mia terra e di essere riuscita a creare con le mie forze la mia impresa, grazie agli strumenti previsti dalla legge e non per aver chiesto un favore a qualcuno. Per una ragazza del sud non è una cosa di poco conto, anzi è fondamentale non chiedere niente a nessuno». Dopo la laurea a Pisa, Irene Grillea (nella foto) è tornata a Trebisacce per occuparsi di riabilitazione dell’udito per una società pugliese. Grazie a Resto al Sud ha fatto il grande passo: mettersi in proprio e dedicarsi alle protesi per pazienti ipo-acusici partendo dal suo territorio, l’Alto Jonio Cosentino. La sua è una delle storie di successo raccontate nel corso della tappa del Giro d’Italia dedicato all’imprenditoria femminile che Unioncamere porta da 14 anni in tutto lo Stivale (a Cosenza è la seconda volta, la prima alla Camera di Commercio di via Calabria fu 6 anni fa).

Irene, Veronica e i primati della provincia di Cosenza: aziende in rosa sopra la media nazionale

Grillea nel commuoversi fa commuovere la platea composta quasi per intero da donne, poi parte l’applauso. «Mi sono stati di grande aiuto la chiarezza del bando, la disponibilità da parte di Invitalia e della Cciaa di Cosenza (ente accreditato, ndr), il rispetto dei tempi e la fiducia delle aziende con cui bastava nominare Invitalia per dare sicurezza, e poi la puntualità nelle scadenze» aggiunge Grillea, che nel dicembre 2022 ha presentato domanda e il 31 dicembre 2023 ha salutato l’anno con una torta da tagliare all’ingresso del suo sogno divenuto realtà due mesi prima: un centro per curare chi ha problemi all’udito.
La sua storia – come quella della 27enne Veronica Rossi, nata a Roma da madre capitolina e padre calabrese ma oggi a Trebisacce per aprire la sua agenzia di grafica, comunicazione e marketing – è una delle tante catalogabili alla voce imprenditoria femminile e non ha caso viene dalla provincia di Cosenza, il territorio più virtuoso della regione: un «traino», è stato detto, per l’economia dell’intera Calabria. «Mi sono stati di grande aiuto la chiarezza del bando, la disponibilità da parte di Invitalia e della Cciaa di Cosenza, il rispetto dei tempi e la fiducia delle aziende con cui bastava nominare Invitalia per dare sicurezza, e poi la puntualità nelle scadenze» aggiunge Grillea, che nel dicembre 2022 ha presentato domanda e il 31 dicembre 2023 ha salutato l’anno con una torta da tagliare all’ingresso del suo sogno divenuto realtà due mesi prima: un centro per curare chi ha problemi all’udito.
Il Cosentino primeggia in tutti gli indicatori: resilienza, produttività, imprese giovanili, innovatività e lauree Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), mentre oltre al capoluogo i centri con maggiore concentrazione di imprese in rosa sono Paola, Amantea, Scalea, San Giovanni in Fiore, Belvedere Marittimo e Montalto Uffugo.

Da sinistra Cuconato, Gallo, Pompei e Giorno durante la relazione da remoto di Silvia Petrone (istituto Tagliacarne); ieri anche l’intervento di Raffaella Terenzi (Invitalia)

Il «microcredito» per liberarsi dalla violenza: a Cosenza uno dei due progetti italiani

Anna Gallo, presidente del Comitato imprenditoria femminile della Camera di Commercio cosentina, apre i lavori con un dato in chiaroscuro: «In Italia il 22,2% delle imprese iscritte alla Cciaa è femminile, e la provincia di Cosenza con il suo 23,6% è sopra la media: eppure ci sono regioni del sud ancora più virtuose, addirittura al 37%. Però se quella percentuale nazionale arrivasse al 60% il nostro Pil aumenterebbe del 7%. Perché è chiaro – ha aggiunto Gallo – che non siamo davanti solo a una questione di parità di genere ma anche economica: e spesso il reddito è uno strumento per uscire dalla spirale di violenza economica che ingabbia tante donne». A cascata, il problema riguarda anche il contrasto allo spopolamento: «Basti guardare un altro dato – chiosa –, nelle regioni più ricche si fanno più figli». Gallo riporta un altro primato del Cosentino: uno dei due progetti del Microcredito di libertà, incentivo del governo dedicato alle vittime di violenza (fino a 50mila euro per avviare attività imprenditoriali), arriva proprio dalla nostra provincia. «Ma – conclude la presidente Gallo – più in generale serve un Piano per l’imprenditoria femminile». Le fa eco Erminia Giorno, segretario generale della Cciaa Cosenza e di Unioncamere Calabria: «Nei Cda vogliamo essere presenti non perché quote rosa ma perché brave e per arrivare a questo bisogna potenziare il welfare a sostegno delle donne e delle mamme, in modo che non sembri una concessione».

E il Centro per l’impiego dà l’esempio: 70 donne su 87 dipendenti

Anche Tiziana Pompei, vicesegretario nazionale di Unioncamere, sottolinea l’anomalia positiva del Cosentino, con lo 0,9% di aumento di imprese femminili laddove la norma è che diminuiscano, oltre al dato della grande incidenza di laureate Stem, grazie alla presenza dell’Unical, con notevoli ricadute sulla digitalizzazione delle aziende. «In Italia una donna su 4 non lavora e al sud questo dato si raddoppia – aggiunge Pompei –, in Calabria non lavora il 46,2% e c’è anche qui molto sommerso. Uno stimolo potrà venire dalla Certificazione della Parità di Genere che fornirà alle Pmi, non solo quelle femminili che magari non ne avrebbero bisogno, uno strumento di visibilità, credibilità e reputazione. La prima tranche di 4 milioni da fondi Pnrr è già pronta, alla scadenza del 28 marzo scorso sono pervenute 1700 domande, presto si aprirà il bando per i restanti 4 milioni».
C’è poi il bonus donne (nel decreto Coesione) ma secondo Giovanni Cuconato, responsabile del Centro per l’impiego di Cosenza, «l’assistenzialismo e i contributi non bastano, servono servizi e infrastrutture». Anche Cuconato parla con una certa commozione («ero un ragazzo di bottega al bar qui di fronte – racconta – mentre studiavo all’industriale») e presenta l’esperienza dal suo osservatorio calato in una delle province più vaste d’Italia, con sedi distaccate a San Giovanni in Fiore, Castrovillari, Rogliano e destra Crati: «Oggi qui stiamo dando un bell’esempio di politiche attive del lavoro, per come furono concepite nel 2000 quando si archiviarono gli uffici di collocamento». Poi segnala che «mancano figure qualificate nel settore della ristorazione», donne avvisate. Intanto il Centro per l’impiego di Cosenza dà il buon esempio: «Nell’ufficio che dirigo su 87 dipendenti 70 sono donne», dice. «Ecco perché funziona!» commenta qualcuna dalla platea di imprenditrici. (e.furia@corrierecal.it)

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