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il caso internazionale

Il business del boss turco Boyun gestito da Crotone: armi, migranti e la vendetta dopo l’attentato

Dalla notte di terrore in via Veneto al piano per uccidere il rivale a Istanbul. Il 40enne sarebbe a capo di una serie di “cellule” attive in Italia e in Europa

Pubblicato il: 22/05/2024 – 18:01
di Giorgio Curcio
Il business del boss turco Boyun gestito da Crotone: armi, migranti e la vendetta dopo l’attentato

LAMEZIA TERME Una cronaca rocambolesca, una scena da film d’azione avvenuta però a Crotone. Nessun regista a gridare azione ma un commando intenzionato ad uccidere il 40enne Baris Boyun, quello che è considerato il capo indiscusso di un’associazione criminale collegata ad altre straniere sparse sul territorio europeo. Un gruppo di “cellule” radicate in parte in Italia come nei territori di Milano, Alba, Asti, Vetralla e Crotone, in parte all’estero e in Paesi quali Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Belgio, Croazia, Slovenia, Kosovo e Bulgaria. Boyun è finito in manette questa mattina nel blitz eseguito a Bagnaia, frazione di Viterbo, scattato alle prime luci dell’alba in via Cardinal de Gambara e coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano insieme ad altre 17 persone.

L’attentato a Crotone

È la notte del 18 marzo del 2024, circa due mesi fa, quando alcuni cittadini contattano allarmati il 113, spiegando di aver sentito le urla di una donna e alcuni spari provenienti da un appartamento in Via V. Veneto, a Crotone. Gli agenti della Polizia di Stato, una volta sul posto, hanno verificato che gli spari provenivano dal civico 16 e trovavano, sparsi sulle scale, alcuni bossoli e un portone danneggiato con nottolino divelto. Solo dopo gli agenti hanno accertato che gli spari erano diretti all’appartamento di Boyun. È stata la moglie di Boyun a raccontare, poi, che ad un certo punto ci sarebbe stata un’interruzione della corrente e che, scendendo le scale per riattivarla, avrebbe notato due uomini, a volto coperto, che l’avrebbero inseguita sulle scale finché non è stata trascinata all’interno dell’appartamento dal marito. Secondo il racconto della donna, gli uomini avrebbero poi fatto fuoco contro la porta dell’appartamento che avrebbero poi cercato di sfondare a calci prima di desistere quando la donna è uscita sul balcone per cercare aiuto.

Le preoccupazioni

Un episodio, però, non casuale. Da una intercettazione risalente al 2 febbraio di quest’anno, si capisce che Ozge e Durmus, temevano una sorta di attentato proprio contro Boyun durante il percorso dal carcere a Crotone. «(…) dicono che faranno cosa nel telegiornale straniero a mezzanotte (…) che organizzeranno un attentato a lui strada facendo…».  Lo stesso Boyun, il 2 marzo 2024 dice di «avere appena ricevuto una notizia e aver sentito dire che sanno che è agli arresti domiciliari e stanno cercando un cecchino per lui», riporta il gip nell’ordinanza. Ed effettivamente, quando l’attentato accade davvero, la reazione di Boyun «non è di rivolgersi alle forze dell’ordine ma di chiedere ai suoi sodali di recuperare le armi più potenti a sua difesa», scrive il gip nell’ordinanza.


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L’affare migranti

Durante la sua detenzione in regime di arresti domiciliari a Crotone, sono numerose le occasioni in cui il “capo” Boyun dialoga con gli appartenenti al suo gruppo e organizza le attività criminali. Tra queste il presunto traffico di migranti e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in particolare di cittadini turchi, in Italia. È il 9 febbraio 2024 quando a bordo della Mercedes di Ahmet Durmus, turco classe 1987, finiti oggi in carcere, gli inquirenti intercettano una serie di conversazioni telefoniche «finalizzate organizzare un passaggio illegale dalle frontiere italiane», scrive il gip nell’ordinanza. Ahmet Durmus, parlando al telefono, in viva voce, con un uomo chiamato “Hamza” «gli riferiva che vi erano tre persone che avevano 3.500 (senza specificare se Euro o Lira Turca) ciascuna». L’interlocutore «in risposta diceva che, se avessero voluto fare “il percorso con camminata”, avrebbero dovuto pagare 2.500 ciascuno, che la camminata sarebbe stata di 2 ore e poi il resto in macchina». Qualche giorno dopo, è il 18 febbraio 2024, Ahmet Durmus, a bordo della stessa autovettura chiama nuovamente Hamza «al quale chiedeva notizie dei ragazzi. Hamza rispondeva che le persone erano in strada e stavano per raggiungere la città di Sarajevo, in Bosnia». Ancor Durmus diceva di aver parlato con tale “Emirhan” «per organizzare il trasporto con un tir, concordando l’importo necessario per il trasporto, importo che dovrà essere pagato al “camionista”». Qualche giorno dopo è Boyun in prima persona a dialogare telefonicamente con un soggetto non identificato, al quale «propone una soluzione per portare “gli uomini” in Europa, passando per la Bosnia, per poi raggiungere altri stati europei, tra cui la Germania», scrive il gip nell’ordinanza.

La voglia di vendetta

Sin dal mese di gennaio 2024 dalle operazioni di intercettazione ambientali all’interno del B&B di Milano ove era domiciliato temporaneamente Baris Boyun unitamente alla moglie Ece, era stata captata una conversazione nel corso della quale «era emerso l’interessamento del gruppo criminale all’organizzazione di un’azione criminale ai danni di una meglio indicata gioielleria». Inoltre, dopo l’attentato subito nella notte del 18 marzo 2024 a Crotone, «Boyun ha reiteratamente espresso la propria volontà di vendicarsi nei confronti dei responsabili» che il 40enne aveva identificato in alcuni soggetti turchi chiamati “Naci”, “Ali Uzun” e “Burhanettin”, identificato successivamente in Burhanettin «presumibilmente appartenenti a organizzazioni criminali rivali». In particolare, è emerso il proposito dell’indagato «di operare un vero e proprio attacco armato in una fabbrica di alluminio, riconducibile a Burhanettin che poteva individuarsi, per come appreso dalle conversazioni, nella fabbrica Kurtoglu nella città di Tekirdag, provincia limitrofe a Istanbul», protetta da vetri antiproiettile e da guardie armate. «Dammi una settimana di tempo, sto facendo grandi preparatorie, tutta la Turchia ne parlerà». I preparativi per il proposito criminale, secondo quanto riferito da Boyun, avrebbero richiesto del tempo ma gli esiti avrebbero avuto un’enorme risonanza in Turchia. Il terrorista, inoltre, «disponeva anche un sopralluogo utilizzando un drone, al fine di meglio pianificare l’attacco armato alla fabbrica», annota il gip nell’ordinanza. Grazie alle notizie acquisite nel corso delle attività tecniche, la PG aveva provveduto a informare le autorità turche che, nel frattempo, hanno inviato sul posto numerose pattuglie impedendo la consumazione dell’attentato alla fabbrica e contro Saral Burhanettin.

Baris Boyun

Il mandante per un omicidio

Al 40enne turco viene contestato dal pm anche un concorso in omicidio volontario aggravato commesso a Berlino. La responsabilità di Boyun «quale mandante dell’omicidio» sarebbe stata accertata, ancora una volta, attraverso le conversazioni captate in ambientale nell’appartamento di Crotone. È il 10 marzo 2024 e mentre Boyun si trovava in bagno, la moglie Ece gli leggeva dei messaggi ricevuti, informandolo che tale “Kamil” nel congratularsi, evidente mente per il buon esito di una non meglio indicata attività, aveva scritto che “è stato finito, felicita zioni”», scrive il gip. A questa informazione, Baris Boyun, una volta ricevuta conferma diceva alla donna di «cercare in rubrica la voce “GERMANIA” dove avrebbe trovato il contatto “Ersin Aytekin Germania”, chiedendole di «scrivere a questa persona “felicitazioni, è risolto” su Telegram». Come già raccontato, fin dall’inizio delle indagini, per gli inquirenti e il gip «appare plausibile l’esistenza di un gruppo criminale armato attivo in varie zone del territorio nazionale».

Il “gruppo armato” a disposizione del capo

Gli indagati, infatti, girano pressoché sempre armati, dispongono inequivocabilmente di armi clandestine e anche da guerra, funzionali non solo a «compiere gli attentati ma anche a difendersi e difendere quello che è considerato il leader incontrastato del gruppo». Gli inquirenti lo intuiscono subito dopo l’arresto, avvenuto il 5 ottobre 2023, di tre soggetti: Tolga Gueltepe, Fikri Fatih Cancin e Kerem Akarsu, per detenzione e porto di due armi ovvero una pistola Glock e una SIG Sauer, e quasi 70 grammi di marijuana. I tra, infatti, erano di fatto la scorta dell’autovettura di Boyun. In particolare, come emerso dalle indagini, Cancin e Akarsu, nel frattempo liberati e sottoposti all’obbligo di dimora presso la Comunità Oasi di Viterbo, si erano preoccupato di “prelevare” Boyun Ece a Crotone dove si trovava insieme al marito Baris dopo l’attentato avvenuto il 18 marzo 2024. Akarsu, ancora in compagnia di Cancin, a bordo della Honda CRV con targa svizzera, il 21 marzo 2024 si sarebbe recto all’aeroporto di Lamezia Terme per prelevare Ece Boyun e accompagnarla a Bagnaia», proprio dove stamattina è avvenuto il blitz. (g.curcio@corrierecal.it)

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