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inchiesta “recovery”

La droga è meglio venderla a «Cosenza che a Milano». Dopo “Reset” la città «è scoperta»

Le piazze di spaccio azzerate dalle inchieste della Dda. La mala cosentina tenta di occupare gli spazi vuoti

Pubblicato il: 25/05/2024 – 14:37
di Fabio Benincasa
La droga è meglio venderla a «Cosenza che a Milano». Dopo “Reset” la città «è scoperta»

COSENZA Gli investigatori monitorano gli indagati: intercettazioni telefoniche e ambientali potrebbe consentire di approfondire circostanze legate alla galassia criminale della mala cosentina. Alcuni degli indagati finiti al centro della recente inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro e denominata “Recovery“, ha permesso di captare – in alcune occasioni – dialoghi ritenuti di rilevante interesse investigativo. E’ il caso di una conversazione intercettata il 7 dicembre 2022. Sono le 11 quando Giuseppe Bartolomeo
si trova all’interno dell’auto di Giuliano Caruso.

«La droga è meglio venderla a Cosenza»

Nella circostanza Bartolomeo – annota chi indaga – «contatta una persona di nome “Tonino”, con uno spiccato accento italo-tedesco, con il quale conversava pochi minuti in riferimento ad una probabile partita di droga da far giungere tra Cosenza e Milano». L’indagato nell’operazione “Recovery” parla di business e rivolgendosi al suo interlocutore sottolinea la «convenienza nel vendere il “prodotto” a Cosenza anziché a Milano». Il motivo è presto spiegato. Mentre nella Capitale della finanza, Bartolomeo avrebbe dovuto rintracciare e riprendere i contatti con i vari pusher della zona, a Cosenza sapeva già a chi rivolgersi. «Però a Milano io devo andare a fare la cosa, la piazza, devo andare a cercare la gente che ha bisogno di questa, a Cosenza io li conosco, è diverso capito? Io vado sul sicuro».

Il “Reset”

L’operazione nome in codice “Recovery” segue a distanza di un paio di anni l’inchiesta denominata “Reset“, conclusa dalla Dda di Catanzaro contro la ‘ndrangheta cosentina. Un blitz robusto che di fatto ha decapitato – secondo l’accusa – le cosche bruzie e lasciato enormi spazi vuoti che le nuove leve e i gruppi rimasti sul territorio immaginano di poter occupare. E’ lo stesso Bartolomeo a confessarlo in una intercettazione. «Duecento e due, duecento e due, quindi la città è scoperta adesso, se arriva la cosa, un giorno, due e si rimettono i soldi da parte e si danno … hai capito, magari». Il colloquio si conclude con i due interlocutori, l’indagato e l’italotedesco “Tonino” che concordano sull’opportunità di vendere la polvere bianca nella città dei bruzi. Secondo quanto stabilito, ricostruiscono gli investigatori, Bartolomeo – intorno all’11 di dicembre – si sarebbe recato a Milano per incontrare l’intermediario con il quale successivamente avrebbero raggiunto Cosenza. «Allora dopo il dieci, dopo il dieci, vado io a Milano… faccio la strada… e ti chiamo…fallo venire qua a Cosenza, perché io… una giornata, due… gli davo i soldi, gli paghiamo tutte le spese in un albergo, in una cosa… e gli diamo i soldi tutti in una volta, e quello che rimane lo dividiamo».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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