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Il mistero sulla morte di Antonio Cerra. La moglie Francesca: «Il suicidio? Non ci credo»

Il caso del finanziere ritrovato privo di vita a Pizzo Calabro nel 2022 è stato ricostruito nella puntata di “Farwest” su Raitre

Pubblicato il: 03/06/2024 – 22:55
Il mistero sulla morte di Antonio Cerra. La moglie Francesca: «Il suicidio? Non ci credo»

COSENZA Si è occupato del caso del presunto suicidio del luogotenente della Guardia di Finanza Antonio Cerra “Farwest”, programma condotto dal giornalista Salvo Sottile in onda stasera su Raitre. Il corpo senza vita del finanziere è stato ritrovato l’11 maggio del 2022 nella sua casa di Pizzo Calabro. La ricostruzione della sua vicenda si è avvalsa delle testimonianze della moglie di Cerra, Francesca Rubbettino, della madre e dell’avvocato Nunzio Raimondi. In studio il giornalista Arcangelo Badolati e Andrea Mancuso, all’epoca dei fatti pm a Catanzaro.
«Antonio non sarebbe stato uno così problematico da poter arrivare al suicidio e quindi di conseguenza posso pensare che quello non è stato un suicidio», racconta un amico di Cerra nel servizio mandato in onda per ricostruire la vicenda. «Che cosa è successo?», si chiede invece la madre del finanziere, «lo hanno costretto?». Una morte misteriosa che, come evidenziano nel corso del programma Rai, potrebbe avere a che fare con la situazione interna alla Caserma in cui Cerra operava, quella di Lamezia Terme. «Nei corridoi – racconta a “Farwest” un testimone – si era sparsa la voce che sui cento, centoventi militari presenti, una ventina fossero sotto indagine e di questi, dodici erano nel reparto di Cerra». Oppure la sua morte potrebbe essere legata alle indagini che stava effettuando per la grande inchiesta “Petrolmafie” in cui lo stesso Cerra aveva un ruolo di primo piano. Si tratta di una delle più grandi operazioni antimafia della Dda di Catanzaro degli ultimi anni su uno dei clan più potenti della ‘ndrangheta, i Mancuso di Limbadi, finita con la condanna di diversi personaggi di spicco dei clan della camorra e della ‘ndrangheta. «Parliamo di una grandissima inchiesta – ha affermato Peter Gomez, direttore del fattoquotidiano.it – di cui siamo venuti a conoscenza nel 2021 quando viene indetta una conferenza stampa da quattro diverse procure, quelle di Roma, Napoli, Catanzaro e Reggio Calabria. Si tratta di raccontare e spiegare il perché di 56 arresti, avvenuti nell’ambito di un’indagine che ha dimostrato, secondo gli inquirenti, come le mafie di diversi gruppi criminali stessero mettendo le mani sulla distribuzione della benzina». Cerra, relativamente a questa vicenda, stava indagando sull’intreccio tra ‘ndrangheta e imprenditoria e gli arresti eseguiti a Catanzaro fu proprio lui a coordinarli.


La mattina dell’11 maggio 2022 Cerra era atteso al tribunale di Vibo Valentia per il controesame da parte degli avvocati degli imputati di Petrolmafie. Ma a quell’udienza non arrivò mai. «Alle 13 circa – ha affermato la moglie del luogotenente – ricevo una telefonata del comandante Pirrera il quale mi dice “Non riusciamo a trovare suo marito”, e subito dopo mi chiede: “Sa se ha la pistola con sé?”. Ho fatto mette locale e ho visto che le chiavi della casa di Pizzo non c’erano». A Pizzo la famiglia Cerra ha un piccolo appartamento in centro. Ed è lì che il corpo dell’uomo privo di vita verrà ritrovato.
La Procura di Vibo Valentia per questa morte ha chiesto l’archiviazione come caso di suicidio, tesi che non convince i familiari della vittima che hanno deciso di affidarsi allo studio legale Raimondi, presentando opposizione alla richiesta della procura. Tante per i familiari le piste inesplorate oltre al segreto d’ufficio posto dalla Procura su tutti i supporti informatici usati da Antonio Cerra. «Soltanto per il legame che aveva con i figli – ha detto Francesca Rubbetino commossa – io non me la spiego questa cosa».

moglie Cerra
La moglie del luogotenente Cerra

Cosa non convince la famiglia Cerra

Ma cos’è che non convince la famiglia Cerra? Innanzitutto l’auto di Cerra, risultata graffiata, con foglie di ulivo e sporca di terra. Dov’era andato il luogotenente prima di raggiungere Pizzo? I suoi movimenti, secondo l’avvocato Nunzio Raimondi, non sarebbero stati ricostruiti a dovere. Senza dimenticare la mancanza di immagini nonostante le numerose telecamere di videosorveglianza presenti a Pizzo. E poi la mancanza di risultati dello stub alla mano dell’uomo. Ma oltre a quella relativa all’inchiesta, come anticipato, c’è un’altra pista che potrebbe aprire nuovi scenari. Alcune lettere anonime in cui si dice che il luogotenente si sarebbe trovato nella Caserma di Lamezia Terme in una situazione particolarmente stressante e complicata riguardante alcuni militari indagati. In una in particolare si preannunciava il suicidio di un finanziere. (redazione@corrierecal.it)

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