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verso il ballottaggio

Montalto Uffugo sospesa tra la centralità nell’area urbana e l’eterna sfida tra “montagna” e valle

Il ballottaggio D’Acri-Faragalli porterà sulla scena il sindaco che dovrà rendere città un centro già strategico in infrastrutture e commercio

Pubblicato il: 20/06/2024 – 15:17
di Eugenio Furia
Montalto Uffugo sospesa tra la centralità nell’area urbana e l’eterna sfida tra “montagna” e valle

MONTALTO UFFUGO È una sfida tra “candidato della montagna” e “candidato della valle” ma forse anche tra questo tipo di contrapposizione e una idea diversa di campagna elettorale, basata su una visione a lungo termine che vede in Montalto Uffugo  uno dei centri in espansione dell’area urbana, snodo commerciale e infrastrutturale in posizione strategica. Il boom edilizio di Taverna è lì a raccontare plasticamente il fenomeno: i 24mila montaltesi sono destinati a crescere nel prossimo decennio, e la “migrazione” interna da Cosenza è già iniziata.
Con queste premesse il comune dove la politica e i partiti sono spariti (almeno graficamente) abdicando per fare spazio al civismo, va al ballottaggio domenica e lunedì prossimi.
Mauro D’Acri e Biagio Faragalli si affrontano dai palchi degli ultimi comizi ma anche sui social e nelle chat. Riportiamo i punti chiave dei due sfidanti, in ordine rigorosamente alfabetico.

Il mite D’Acri, l’uomo dell’agricoltura e della mediazione

Una mitezza che qualcuno scambia per mancanza di determinazione, e lui stesso ammetto: «Non sono il sindaco del dire». Il cursus honorum di Mauro D’Acri è quello di un uomo della mediazione: la sua parabola parte dal cda Unical dove siede come rappresentante degli studenti, poi è presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia), alle Regionali che incoronano Mario Oliverio governatore è consigliere delegato all’Agricoltura.
Oggi lamenta «troppi attacchi personali e accuse» in una campagna elettorale dove l’avversario ha forzato sulla «contrapposizione nuovo / vecchio», di certo «non abbiamo comprato nessun consigliere» ribatte a distanza a quanto urlato dal suo sfidante nell’ultimo comizio. «Siamo stati fuori da temi e programmi, si è sceso troppo sul personale».
Il claim di D’Acri è “Sei più grande di così” «ma non per mia vanità – ha spiegato – perché il mio riferimento è al territorio».
Trasforma l’accusa di appartenere a una parte politica in meriti da rivendicare: «Il 19 giugno 2019 a Rocca Imperiale la commissione europea in visita per monitorare la spesa dei fondi in agricoltura ci ha indicati come la regione tra le più virtuosa in Europa e seconda in Italia».
Ultimo comizio allo Scalo, l’uomo dell’agricoltura – e non è un caso che Faragalli abbia sponda nell’attuale assessore Gallo e parli spesso anche lui a quel mondo, come vedremo – dialoga anche con il mondo dell’associazionismo, cita le sagre, chiama a raccolta le chiese come sentinelle dei territori.
Su Pac 2000, centro distribuzione tra i più importanti della regione e cuore pulsante dell’hub montaltese che già esiste nei fatti, «siamo stati accusati aver promesso posti di lavoro: noi siamo stati quelli che hanno contribuito a portarla qui, questo deve fare un amministratore, creare le condizioni perché investimenti attraggono altri investimenti» ribatte.
Rivendica i progetti di viabilità che guardano a Corigliano-Rossano, pensa a una delegazione comunale, a un distaccamento dei vigili anche nella zona valliva e a un presidio forze dell’ordine. «La guardia medica è assente», e racconta di quando «siamo dovuti andare ad Arcavacata perché sono stato poco bene dopo un comizio. Serve un presidio 118 e un servizio sanitario H24».
«A chi si chiede cosa ho fatto come consigliere regionale e a chi cerca di sminuire la mia determinazione e la mia storia professionale, io rispondo con dati e risultati ufficiali – ha scritto di recente sui social –. Non scambiate la mia pacatezza per altro, io quando mi sono posto un obiettivo l’ho sempre raggiunto con il sudore e con il lavoro. Farò di Montalto una grande città, unita, forte e degnamente rappresentata. Non sono una scommessa. La mia storia personale e professionale lo dimostra».
Su Settimo di Montalto pensa che debba «diventare una prestigiosa porta d’ingresso nei prossimi cinque anni. Sarà rivoluzionato dalle numerose opere previste, che sosterremo con determinazione per evitare gli stalli istituzionali che hanno frenato il suo sviluppo. Realizzeremo spazi di socializzazione subito, senza fronzoli o scuse. Il benessere dei quartieri passa anche dalla cura degli spazi verdi, dalla presenza di una piazza e dal sorriso delle famiglie». Ma non dimentica il rilancio del centro storico come «borgo di Leoncavallo» e luogo degli studenti Erasmus «per arginare lo spopolamento».
Sul lavoro tuona contro un sindaco assente sul caso Abramo – «la fascia va usata in queste vertenze, come in quella dei tirocinanti, indispensabili: senza queste 33 persone il Comune non potrebbe andare avanti e meritano tutto il nostro rispetto» – e si schermisce: «Noi non vogliamo dividere. Però: negli ultimi quarant’anni da dove provenivano i sindaci?».

Faragalli il passionario: «Non sarò il sindaco della montagna»

Anche la postura è importante e Biagio Faragalli, alla giacca e alle gambe accavallate dello sfidante placidamente assiso su uno sgabello preferisce – per i comizi di chiusura – la camicia con maniche arrotolate e il classico palchetto su cui stare in piedi. L’oratoria è straripante e il contatto con il pubblico empatico e coinvolgente. In questo i due aspiranti sindaci sono davvero lo yin e lo yang.
«Non abbiamo bisogno di presentare giunte tecniche e uomini politici, i nostri eletti sono espressione del popolo, non vogliamo ingannare la comunità per avere consenso, noi ci mettiamo la faccia perché vogliamo dimostrare che siamo la vera coalizione del rinnovamento»: nei discorsi del farmacista giovane ma già con robusta esperienza amministrativa alle spalle – elemento che brandisce contro l’assenza dello sfidante da queste latitudini – i riferimenti sono sempre velati, tranne quando mostra – durante una diretta social – il messaggio «Ciao, come possiamo aiutarti?» inoltrato dallo staff di D’Acri su messenger.
Perché anche nella messaggistica si è giocata, anzi si presume si stia giocando e si continui per almeno altre 48 ore, la battaglia: «Basta bugie: non si può essere vittime e carnefici, ho convocato i miei capilista per chiarire la verità su messaggi che non esistono, basta vittimismo».
E poi, appunto, la dicotomia montagna/valle che è anche quella conservazione/innovazione: «Un candidato – racconta Faragalli – ha detto “dovete votare il sindaco della valle”, ma serve una visione non il campanile: dobbiamo guardare a Co-Ro e alla Grande Cosenza che si uniscono per avere servizi migliori: non ci dobbiamo dividere, io non sarò il sindaco della montagna ma di tutta la comunità di Montalto Uffugo, non di una parte. Parliamo di unione, non di secessione, i muri di Berlino li vogliamo abbattere. Ci candidiamo per trasformare un paese in una città, non vogliamo essere la cenerentola dell’area urbana: siamo l’ingresso della Grande Cosenza e baricentrici per tutti i comuni vicini». In quest’ottica «la stazione ferroviaria a Santa Maria e il nuovo svincolo autostradale saranno anche uno snodo commerciale, al pari di Lamezia e Gioia Tauro: qui il polo dell’ortofrutta che passando dalle gomme alle rotaie avrà un risparmio del 20%».
A chi pensa che personalizzi troppo la disfida risponde menzionando e ringraziando ripetutamente – invitandoli anche sul palco – le 9 liste e i 150 candidati «che non sono in vendita», «una grande famiglia»: «Siamo noi i veri civici, altri si candidano dopo essere già stati sconfitti e chi ha distrutto la città muove i fili… Da questa parte conta il progetto, invece». Un programma che prevede tra le altre cose il ponte su Santa Maria di Settimo («questa la vera sfida in una zona vergine da cui può arrivare il vero sviluppo»), il dialogo con l’ Unical, Rende e San Vincenzo la Costa per un nuovo polo sanitario, ma anche il rapporto con il centrodestra in Regione: «Serve una viabilità alternativa anche nelle bretelle interne: abbiamo presentato una progetto da 500mila euro alla Regione tramite filiera istituzionale che non rinneghiamo». Faragalli entra nelle contrade anche nei suoi comini: non solo Santa Maria di Settimo, immagina un «collegamento con collina Salerni per liberare via Trieste» mentre «Sant’Antonello ha un problema ambientale atavico. A Settimo il centro di aggregazione lo realizzeremo davvero, altrimenti prometto che non ci candidiamo più: è un impegno consapevole preso pubblicamente».
Promette anche il restyling delle scuole («alcune non hanno palestre e laboratori») e cita il recente stanziamento di 870mila euro per la realizzazione nuovi asili nido, punta sul rilancio dei servizi scuolabus e mensa («con cibo a km zero») e propone «agevolazioni anche per i ristoratori che puntano sul territorio», con un approccio autarchico alla Lollobrigida. Infine lo sport, altro bacino notevole nella zona di società calcistiche importanti come la Soccer, a partire dal palazzetto dello sport, per cui bisogna «capire se abbiamo bisogno di un partenariato con i privati», l’impegno sulle piste ciclabili ma anche la manifestazione d’interesse per capire se qualche privato è interessato a gestire la piscina, «che non può rimanere in questo stato».
Ma contro D’Acri la partita nella partita sembra una e una sola: «Il mondo agricolo sarà vicino a noi, grazie al mercato e alla viabilità rurale». Di qui un’ultima promessa: «Venerdì sera ti smonterò pezzo per pezzo tutto il Psr». Segno che per la tregua pre-ballottaggio bisogna ancora attendere. (e.furia@corrierecal.it)

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