Due giorni fa i giornali hanno titolato a tutta pagina una iniziativa di Giorgia Meloni sulla “Shoah” definendola “un abominio condotto dal regime hitleriano con la complicità di quello fascista”. E non hanno esitato ad ammettere gli orrori che si sono consumati nel nostro Paese durante il “ventennio” con le leggi razziali.
Le ha fatto eco il ministro Tajani che, a sua volta, ha usato termini e considerazioni altrettanto forti.
Anche Salvini non ha esitato a mettere in guardia il “mostro antisemita”.
E’ stato uno “spolvero” del sistema politico finora condotto, inatteso dal gruppo che si è preso le redini per la conduzione del Governo; cambiando, a quanto sembra, i dati fondamentali del loro credo politico.
C’è da rimanere allibiti: Ignazio Larussa che presiede il Senato, ha definito la Shoah, “un simbolo di un odio feroce che non si dovrà mai più ripetere”.
Insomma è stato come se il “Giorno della memoria” abbia fatto in modo di apportare alle comunità politiche un miglioramento al sistema politico.
E, per finire, il Presidente della Camera dei Deputati, Fontana ha ritenuto di dover parlare di Auschwitz, definendola “un campo di concentramento” che ha svelato “gli orrori della follia nazifascista”.
Dopo tanto “perbenismo” c’è da chiedersi se esiste ancora la “destra” o se, finalmente, è stata presa coscienza che bisognava abiurare taluni principi, non solo perché superati dai tempi, quanto anacronistici e pericolosi per il futuro del nostro Paese.
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