La ‘ndrangheta? «La gente non ha ancora capito cos’è davvero»
Beniamino Fazio, direttore della Dia di Catanzaro, spinge per una «conoscenza civile» del fenomeno. «Non si tratta più solo di cosche e di bande criminali»

CATANZARO «Non vogliamo più ridurre tutto a una mera elencazione delle cosche presente in Calabria, ormai la ‘ndrangheta è una cosa diversa». Inizia così Beniamino Fazio, direttore della DIA di Catanzaro mentre illustra l’ultima relazione che questa volta include tutto il 2024. E spiega anche perché la sede scelta, quest’anno, non è la sede centrale della Direzione investigativa antimafia nella città capoluogo, ma la Camera di Commercio. Perché? «Perché questo è il luogo deputato allo sviluppo economico delle imprese. In Calabria questo sviluppo economico è “frenato” per usare un eufemismo dalla ‘ndrangheta», ha spiegato Fazio. E allora «dobbiamo sottolineare la vocazione affaristico-imprenditoriale della ‘ndrangheta, in grado di inserirsi in maniera silente nel tessuto economico, muta costantemente forma per sfuggire agli inseguitori». Secondo Fazio, oggi, anche banalizzando i concetti, la ‘ndrangheta non è più solo serie di articolazioni e di bande criminali «così come pensa la gente perché oggi la ‘ndrangheta non è esclusivamente presente laddove ci sono manifestazioni di violenza ma è presente nella vita sociale ed economica dei cittadini».
Locali e cosche «banalizzano il concetto»
La concezione della ‘ndrangheta formata da cosche è per Fazio una concezione da superare perché «quello è l’ultimo anello, quello più terra-terra e che è soltanto una piccola componente di un’organizzazione criminale che è una delle più forti al mondo, questo non va dimenticato perché se parliamo di “locali di ‘ndrangheta allora banalizziamo il concetto».
Secondo il direttore della Dia di Catanzaro, dunque, «manca una reale conoscenza del fenomeno, ci si riduce soltanto ed esclusivamente alla conoscenza del criminale di turno. Non si conosce, invece, la vocazione affaristico-imprenditoriale della ‘ndrangheta e, soprattutto, i livelli superiori che noi ormai da 30 anni abbiamo individuato». Per Fazio «ci sono elementi di spicco sia delle varie organizzazioni criminali, quindi ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra che insieme non fanno alleanze occasionali, ma da più di 30 anni hanno rapporti stabili. Quindi possiamo parlare non di organizzazione, ma di sistemi veri e proprio criminali, perché hanno stabili rapporti nel tempo».
La «conoscenza civile» della ‘ndrangheta
Partendo quindi da una più ampia sensibilità e alla “conoscenza civile” della criminalità organizzata calabrese, secondo Fazio. «Desidero far conoscere la ‘ndrangheta e quindi questo fenomeno alle persone», spiegando anche come avviene in tanti casi ormai l’infiltrazione nel tessuto economico.
«La gente non percepisce che magari il fornaio sotto casa inizia un’attività commerciale ma, oltre la dazione di denaro mera e semplice, gli viene imposto il materiale tipo la farina, gli viene imposta la manodopera e, in quel caso, qualora fosse in difficoltà economica, deve ricorrere all’usura. Soldi che ovviamente la ‘ndrangheta presta senza particolare garanzia, e quindi l’imprenditore viene lentamente fagocitato», spiega Fazio. Chi ha il panificio sotto casa e che tutti i giorni compra il pane, ha la percezione dell’esistenza della ‘ndrangheta? No. «Il problema è questo, la gente non la percepisce per quello che è realmente. La individua soltanto come una sorta di banda criminale». (g.curcio@corrierecal.it)