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La stagione di troppo e la storia bloccata del Cosenza Calcio

Un anno trascinato senza logica, né sentimento. Il crollo finale (5-1) è la fotografia definitiva di un percorso privo di anima. Ora resta solo una scelta: cambiare o sparire

Pubblicato il: 07/05/2026 – 8:36
di Francesco Veltri
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La stagione di troppo e la storia bloccata del Cosenza Calcio

COSENZA Il 5-1 con cui ieri il Cosenza è stato travolto dal Casarano non è soltanto un risultato negativo. È una sentenza (scontata). È il sigillo, freddo e inevitabile, su quella che resterà negli archivi come la stagione più folle e più malinconica della storia del Cosenza Calcio. Un punteggio largo, persino crudele nella sua evidenza e immeritato per la squadra, ma proprio per questo terribilmente onesto: racconta meglio di qualsiasi analisi tecnica ciò che è stato. Una resa lunga un anno.
Perché questa non è stata semplicemente un’annata storta. È stata, piuttosto, una stagione di troppo. Trascinata oltre ogni logica, oltre ogni segnale che suggeriva di fermarsi, di cambiare, di ascoltare. Una stagione vissuta dentro una realtà svuotata della sua linfa vitale: il sentimento. Quello che nel calcio non è un accessorio, ma la materia prima. Senza, resta solo un involucro.
Eppure, dentro questo vuoto, qualcosa si è mosso. Anzi, molto. Per la prima volta dopo anni, un’intera comunità si è ritrovata compatta, non per festeggiare, ma per chiedere. Non per sostenere, ma per essere ascoltata. Una protesta lucida, continua, coerente come raramente si era visto prima. Un grido collettivo rivolto a chi, da quindici anni, tiene in mano le redini del club: così non si può più andare avanti. E questa volta, senza margini di interpretazione.
Adesso, il bivio è netto. E non ammette più ambiguità.
Da una parte c’è la strada peggiore: quella dell’ostinazione. Rivendicare un diritto che nel calcio, in realtà, non dovrebbe esistere – quello di disporre di una squadra come fosse un bene qualsiasi, ignorando che si tratta invece di un patrimonio emotivo, identitario, collettivo. Insistere, alzare muri, alzare il prezzo di una cessione forse mai davvero voluta. Fingere aperture per guadagnare tempo. Opporsi non solo alla piazza, ma a un’intera realtà – sportiva e politica – che, per una volta, sembra aver trovato un fronte comune nel dire basta.
Dall’altra, invece, esiste una possibilità diversa. Più difficile, forse, ma infinitamente più dignitosa: prendere atto. Del fallimento sportivo, certo. Ma soprattutto della frattura profonda che si è creata con il territorio. Comprendere che ci sono momenti in cui l’interesse economico deve fare un passo indietro rispetto a qualcosa di più grande. Perché il Cosenza non è un’azienda come le altre. È una storia condivisa, una memoria, un senso di appartenenza.
E quella storia, oggi, è ferma. Bloccata in un limbo che non offre prospettive, né vie d’uscita.
Cosenza ha bisogno di ripartire. Non importa quanto lungo o accidentato sarà il percorso. Non importa se porterà subito luce o costringerà ancora ad attraversare zone d’ombra. Peggio di così, del resto, è difficile immaginare. Ma è il movimento, oggi, la vera urgenza. Il cambiamento non è più un’opzione: è una necessità.
I segnali, del resto, sono già storia. Uno stadio vuoto per un’intera stagione non è solo una protesta: è un atto simbolico potentissimo. È la rottura definitiva tra squadra e città. Un fatto probabilmente senza precedenti nel calcio professionistico, che dovrebbe bastare da solo a imporre una riflessione seria, definitiva.
Al presidente Eugenio Guarascio e all’amministratore delegato Rita Rachele Scalise resta una scelta che, ormai, non riguarda più soltanto loro. Possono continuare a difendere una posizione sempre più isolata, oppure comprendere che il tempo delle rivendicazioni è finito. Che non è più il momento della resistenza, né tantomeno della rivalsa.
È il momento, semplicemente, di capire, anzi accettare senza lasciare “vittime” alle spalle, quando una storia, e in questo caso una guerra, è arrivata al capolinea. E avere il coraggio – raro, ma necessario – di farsi definitivamente da parte. (f.veltri@corrierecal.it)

(foto tratta dal profilo Facebook del Cosenza calcio)

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