‘Ndrangheta e mafie albanesi, «il nuovo volto del crimine a Milano»
Parla il questore reggino del capoluogo lombardo, Bruno Megale: «La droga circolava anche nelle due curve di San Siro»

LAMEZIA TERME Aveva salutato Reggio Calabria, la sua città natale, poco più di un anno fa, lasciando un segno importante nella lotta alla criminalità, anche quella organizzata. Alla guida della Questura di Milano, dopo circa un anno di lavoro, è tempo di fare un bilancio per Bruno Megale, intervistato dal settimanale di ispirazione cattolica Famiglia Cristiana. Nato a Reggio Calabria nel 1966, Megale è ritenuto uno dei massimi esperti di antiterrorismo. All’inizio della sua carriera ha lavorato 10 anni a Brescia ed è stato dirigente della Digos di Milano ma anche questore di Caltanissetta, il più giovane d’Italia.

«A Milano si spaccia di tutto»
«Non c’è più la “mala” di Turatello ed Epaminonda, delle grandi rapine col passamontagna o degli attentati del terrorismo politico degli anni ’70 e ’80» dice Megale a Famiglia Cristiana, ma «in questo contesto stanno emergendo nuove realtà criminali oltre alla ‘ndrangheta, particolarmente insidiose, come la mala albanese». E ancora: «Milano è anche la città dei 300 mila studenti universitari che frequentano i nove atenei presenti, pari al 17,8% dei residenti. Questo significa che non ci sono più solo quattro o cinque zone per il divertimento serale come avveniva fino a poco tempo fa», con la conseguenza spiega Megale che a Milano «si spaccia di tutto: cocaina, droghe sintetiche, pasticche di ogni tipo, droghe etniche come lo shaboo, una potente metanfetamina sintetica, estremamente pericolosa e altamente additiva. Stanno ritornando persino certe droghe passate di moda, come l’eroina».
«La droga circolava anche nelle due curve di San Siro»
A proposito della droga, alla domanda su come effettivamente arrivi a Milano, il questore reggino spiega: «Ci sono varie rotte, io sono stato questore a Reggio Calabria e ricordo che avevamo spesso a che fare con il porto di Gioia Tauro, che accanto alle normali attività commerciali funzionava anche come un hub per l’arrivo della cocaina a disposizione della ‘ndrangheta. Nel 2023 in Calabria sono state sequestrate 23 tonnellate di cocaina. Chiaramente non erano destinate tutte in Italia però questo ci dice la potenza dell’organizzazione. Il narcotraffico è ancora il motore economico del crimine qui a Milano». E ancora: «La droga circolava anche nelle due curve di San Siro, oggetto delle nostre indagini coordinate dalla Procura, intorno all’omicidio Bellocco, elemento di primissimo piano della ‘ndrangheta. Indagini che hanno portato a decine di arresti. Il tifo ultras è stato egemonizzato da questi gruppi che attraverso la violenza si sono impossessati di tutte le opportunità di business che la curva stessa forniva», racconta al settimanale.

«Ormai la ‘ndrangheta si muove anche attraverso le criptovalute»
Megale ci tiene poi a sottolineare: «Milano non è Gotham City: è una metropoli complessa, dove i reati, grazie all’azione congiunta delle forze dell’ordine, stanno diminuendo. Non esistono quartieri dove la polizia non arriva, il controllo del territorio è capillare», concentrandosi ancora sulla presenza della criminalità organizzata calabrese nel capoluogo lombardo: «Le mafie hanno approfittato della crisi degli esercizi commerciali dovuta al Covid per insinuarsi nel tessuto produttivo attraverso gli immensi proventi del traffico di stupefacenti». «Hanno rilevato negozi – spiega ancora a Famiglia Cristiana – acquisito aziende in difficoltà, sono penetrati in molti settori merceologici. Ormai la ‘ndrangheta si muove anche attraverso le criptovalute. In Questura abbiamo una sezione speciale che indaga su questo genere di traffici». (redazione@corrierecal.it)
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