L’archeologia si fa futuro: verso la rinascita facendo emergere le radici più profonde di Crotone
Con il progetto Antica Kroton Futura un piano organico di scavi e riqualificazioni che trasforma il patrimonio della Magna Grecia in un volano di sviluppo per l’intero territorio

CROTONE Riconvertire un modello di sviluppo verso un nuovo paradigma fondato sulla sostenibilità, la cultura e la bellezza: un’iniziativa strategica nata dalla sinergia tra il Comune di Crotone, il Ministero della Cultura e la Regione Calabria che prende forma attraverso il progetto Antica Kroton Futura. L’obiettivo è ambizioso: promuovere il patrimonio archeologico e ambientale puntando su una crescita che restituisca al territorio la sua specificità. Il cuore di questa trasformazione risiede nel cosiddetto “Libro Bianco”, un documento programmatico nato da un’intensa fase di mappatura e ascolto dei cittadini. Un testo che rappresenta il primo tassello di una nuova progettazione urbana che vede nell’archeologia «la capacità di far emergere le radici più profonde di un territorio», ponendola come motore di un piano di valorizzazione che guarda al passato per costruire il domani. In questo orizzonte si è inserito il Laboratorio di Sviluppo Urbano, promosso dal Comune in co-progettazione con la Fondazione SOS – School of Sustainability ETS dell’architetto Mario Cucinella.

L’archeologia come attivatore sociale
Sotto la direzione scientifica di Cucinella, giovani professionisti hanno trasformato la città in un cantiere di idee. Il percorso ha affrontato la sfida di «formare competenze capaci di affrontare le complesse sfide della sostenibilità con uno sguardo nuovo, integrando discipline diverse». Dalla progettazione ambientale alla gestione dei materiali, il laboratorio ha fornito strumenti per interpretare la rigenerazione urbana come un processo creativo in cui «le industrie culturali e creative diventano strategiche per il city branding e per lo sviluppo territoriale».

Grazie al contributo del professor Carlo Rescigno, l’archeologia è stata trattata come elemento essenziale per una progettazione moderna, attraverso una visione che mira a «trasformare il patrimonio culturale in una risorsa economica, oltre che in un potente simbolo di aggregazione e rigenerazione sociale».
Il lavoro sul campo ha visto i team impegnati in quattro aree strategiche: la zona settentrionale, l’area urbana, la marina e l’area dell’Esaro. Sotto la guida dell’architetto Giulia Mariotti e dei tutor Alessandro Colombo e Alessandro Speccher, il laboratorio ha generato «progettualità all’avanguardia, capaci di contribuire sensibilmente allo sviluppo sostenibile», integrandosi con i futuri strumenti urbanistici come il nuovo PSC. Il dialogo costante con l’Unità operativa Antica Kroton, guidata dal dirigente Antonio Senatore e dall’Assessore Greco, ha permesso di trasformare le analisi teoriche in soluzioni tangibili.

Interventi concreti e partecipazione
Il progetto ha coinvolto attivamente la cittadinanza attraverso un public program che ha unito istituzioni e ordini professionali. Il piano integrato prevede ora interventi puntuali: dagli scavi archeologici ad Acquabona e Parco Pignera, al restauro dei camminamenti del Castello di Carlo V, fino alla creazione di un «nastro narrante», ovvero un percorso ciclo-pedonale pensato per accompagnare gli interventi di valorizzazione raccontando la storia di Crotone.
Il seme gettato dal Laboratorio di Sviluppo Urbano punta a riconnettere la città alle reti di mobilità nazionali ed europee, superando «le problematiche connesse ad una crescita urbana fin troppo rapida, spesso scollegata dai reali bisogni della comunità» e dove il Libro Bianco rappresenta «la mappa di un sogno condiviso, un manifesto di fiducia nel potere trasformativo della conoscenza» per una Crotone che, riscoprendosi antica, impara finalmente a disegnare il proprio futuro.
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