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l’inchiesta in alta savoia

I Bruzzaniti dietro due locali calabresi in Francia: milioni di euro “ripuliti” per la ‘ndrangheta

Le accuse delle autorità francesi e della Procura di Lione. Arrestati dalla gendarmeria e dall’Interpol alcuni parenti dei due broker calabresi

Pubblicato il: 07/07/2025 – 19:38
di Giorgio Curcio
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I Bruzzaniti dietro due locali calabresi in Francia: milioni di euro “ripuliti” per la ‘ndrangheta

LAMEZIA TERME “Calabria Mia”. Un locale nell’Alta Savoia il cui nome è già emblematico: un ristorante-pizzeria dal cuore calabrese, diventato punto di riferimento per tantissimi clienti a Scientrier, in Francia, e non solo. Poi, però, la sorpresa: serrande abbassate e addio sapori calabresi.
Il locale, rinomato per le «pizze tradizionali preparate con grande maestria» è stato preso d’assalto poco più di due mesi fa dalla polizia francese e agenti dell’Interpol, con l’arresto di 5 persone – considerati proprietari del locale – legate alla famiglia Bruzzaniti. Oltre a “Calabria Mia”, infatti, la polizia francese ha fatto irruzione anche a “I Tre Sapori”, una pizzeria situata a Saint-Julien-en-Genevois, anche questa di proprietà dei cinque soggetti arrestati.

I presunti legami con la ‘ndrangheta

I sospetti degli inquirenti francesi e della Procura di Lione è che gli indagati siano legati a due personaggi di spicco della ‘ndrangheta calabrese: i fratelli Antonio e Bartolo Bruzzaniti. Le accuse delle autorità d’oltralpe sono pesanti, riciclaggio di denaro in una banda organizzata e associazione a delinquere. La notizia, riportata da “Le Parisien” e rilanciata oggi da “Le Figaro”, è stata confermata dal procuratore di Lione, Thierry Dran. L’operazione, dunque, sarebbe il risultato di un’indagine guidata dalla giurisdizione interregionale specializzata (JIRS) di Lione, partita da una segnalazione arrivata tre anni fa ai gendarmi della sezione investigativa di Chambéry. Una “soffiata” che evidenziava l’anomala crescita del fatturato delle pizzerie gestite dalla famiglia Bruzzaniti.

I locali per riciclare milioni

Secondo l’accusa, infatti, i Bruzzaniti avrebbero utilizzato i due locali a Scientrier e Saint-Julien-en-Genevois per «riciclare diversi milioni di euro generati dalle attività illecite legate alla criminalità organizzata». Una conclusione alla quale gli inquirenti sono arrivati solo in un secondo momento: all’inizio, infatti, i gendarmi avevano scoperto che dietro alla gestione dei due locali ci fosse una famiglia calabrese «sconosciuta alla giustizia e senza precedenti» in Francia. Ma, dopo lo scambio di informazioni con le autorità italiane, i Carabinieri e l’Interpol, hanno scoperto una chiave di lettura ben differente. Secondo quanto ricostruito e riportato dal quotidiano parigino, i Bruzzaniti sarebbe arrivati in Francia nel periodo in cui, in Calabria, si sarebbero succedute le inchieste anti-ndrangheta.

Bruzzaniti tra Africa e Medio Oriente 

Bartolo Bruzzaniti, in particolare, è considerato «uno dei principali broker del narcotraffico internazionale e capace di organizzare traffici, tra il Sud America e l’Italia, per oltre due tonnellate di cocaina al mese». Il suo arresto risale al 7 luglio del 2023 ma era ricercato dal 2022 nell’ambito di una inchiesta condotta dal Gico del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria che ha visto coinvolti 36 soggetti, in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravato dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta. Nell’ambito della richiamata misura cautelare figurava anche il fratello Antonio Bruzzaniti, anche lui irreperibile nel mese di ottobre 2022 e, successivamente, ricercato e tratto in arresto dal Gico di Reggio Calabria al rientro dalla Costa d’Avorio, Paese in cui si era stabilito.

Il denaro ripulito

Secondo l’inchiesta francese, dunque, il successo dei due ristoranti in Alta Savoia non sarebbe legato alla capacità degli chef o dei pizzaioli, ma quelle legate al riciclaggio di ingenti somme «iniettate artificialmente nei bilanci dei ristoranti», sfruttando quelli che sono definiti i «muli bancari» ovvero dipendenti pagati per far circolare denaro ormai “ripulito” e nasconderne l’origine. A decine quelli che si sarebbero succeduti negli ultimi anni e, come riportano i giornali francesi, spesso «incapaci di parlare in francese ma solo in italiano».
La vicenda rientrerebbe nel programma creato I-CAN e secondo l’Interpol lascia trasparire «la capacità della mafia calabrese di radicarsi fuori dall’Italia». In azione circa 150 investigatori europei impegnati nell’operazione del 13 maggio condotta in quattro paesi, con l’arresto di una quindicina di persone, molte delle quali in Francia. Tra queste, presunti “muli” e i cinque membri della famiglia Bruzzaniti mentre sono state effettuate perquisizioni anche a Reggio Calabria. (g.curcio@corrierecal.it)

(Foto: Le Parisien)

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