Teatro e memoria: a Cosenza torna “Voci dal sottosuolo” con “Quattro pezzi facili meno una”
Un monologo che attraversa l’Italia del 1970 e le sue ferite ancora aperte

COSENZA Il teatro come atto di scavo, come discesa nelle pieghe più oscure della storia italiana. Torna a Cosenza Voci dal sottosuolo, progetto teatrale che affronta il passato non con il filtro della cronaca, ma con la forza della confessione scenica. Un percorso che mette al centro la parola, la memoria e le responsabilità individuali dentro i grandi eventi collettivi.
Il secondo appuntamento di Voci dal sottosuolo porta in scena “Quattro pezzi facili meno una”, testo di Francesco Aiello e Giovan Battista Picerno, interpretato da Francesco Gallelli. Un lavoro che rinuncia a ogni semplificazione e affida alla parola e al corpo dell’attore il compito di tenere insieme racconto personale e tragedia collettiva. Le musiche originali di Remo De Vico accompagnano la narrazione senza sovrastarla, contribuendo a creare un clima sospeso, carico di inquietudine.
Lo spettacolo si presenta come un thriller politico costruito per quadri, in cui la tensione non nasce dall’azione ma dal racconto, dalla progressiva emersione di un pensiero disturbante e lucido allo stesso tempo. In scena c’è un solo uomo, ossessionato dall’idea di ordine, che ripercorre la propria ascesa al potere mentre sullo sfondo prende forma l’Italia del 1970: un Paese attraversato da bombe, depistaggi, piazze in rivolta e trame nere.
Il monologo accompagna il pubblico dalle umiliazioni dell’infanzia agli uffici della Sip, fino all’incontro con il “Principe”, figura carismatica e inquietante che incarna una visione del mondo fondata su obbedienza, destino e gerarchia. Reggio Calabria, la rivolta, i cori di “Boia chi molla”, la strategia della tensione: frammenti di storia che non vengono spiegati, ma vissuti dall’interno, attraverso la voce di chi crede che per ristabilire l’ordine sia necessario il caos, che per governare serva la paura.
L’appuntamento è per oggi, domenica 21 dicembre alle ore 18, al Teatro Silvio Vuozzo – Scuola dello Spirito Santo di Cosenza. Una scelta simbolica e politica anche nel prezzo: biglietto a 1 euro, per ribadire che il teatro, quando interroga la coscienza civile, deve restare accessibile a tutti.

Voci dal sottosuolo non offre risposte consolatorie. Chiede piuttosto allo spettatore di ascoltare, di ricordare e di interrogarsi su quanto il passato continui a parlare al presente. Anche – e soprattutto – quando la voce che emerge è scomoda. (redazione@corrierecal.it)
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