La discarica sotto casa, il dramma quotidiano di Arghillà. «Non era questa la mia vita»
Rifiuti, occupazioni abusive e infrastrutture al collasso. CartaBianca racconta il triste declino della periferia nord di Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA Un presidio di polizia fisso nel quartiere di Arghillà di Reggio Calabria per tentare, quantomeno, di mitigare la recrudescenza di episodi criminali evitando che le condizioni di degrado possano ulteriormente aggravare lo stato di salute di un lembo di terra costantemente minacciato dall’inquinamento. L’annuncio – nel corso della scorsa estate – del Presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle periferie, il deputato Alessandro Battilocchio, era arrivato a conclusione delle audizioni che l’organismo parlamentare ha effettuato in Prefettura a Reggio Calabria.


Le ultime immagini
All’ingresso di Argillà, periferia nord di Reggio Calabria, il quartiere si presenta come una enorme discarica a cielo aperto. Rifiuti di ogni genere popolano il territorio limitrofo al centro abitato costituito da edilizia popolare costruite negli anni ’80. «40 anni di degrado e di abbandono», confessa Giuseppe Naim – membro del Coordinamento del quartiere Arghillà – all’inviata di CartaBianca: programma in onda su Rete 4. Le telecamere catturano l’enorme distesa di rifiuti simbolo di un quartiere residenziale antitesi del modello ipotizzato quasi mezzo secolo fa. L’affaccio sullo Stretto suggerisce una posizione quai invidiabile se non fosse per i cumuli di detriti che fanno il paio con la presenza di enormi sacche di povertà. Circa seimila gli abitanti, quasi mille le case popolari alcune delle quali occupate abusivamente. La telecamere inquadra una capra intenta a rovistare tra le carcasse di vecchie auto in cerca di cibo, si pascola tra i rifiuti bruciati, lastre di amianto abbandonate e i resti di vetture rubate e poi bruciate. «I palazzi si affacciano su una discarica a cielo aperto» e nel cortile alcuni bambini giocano immaginando di trovarsi in un posto lontano da un quartiere quasi rassegnato dall’abbandono.


Vivere ad Arghillà
Giovanni Votano, presidente del Coordinamento del quartiere Arghillà si sofferma sugli investimenti fatti negli anni. «Sono stati quasi stanziati 18 milioni di euro per rifarli tutti nuovi. È da anni che si parla, si sono presentati i progetti ma ancora non si è fatto niente. Ancora non è partito niente. Ogni minuto si spaccano tubi. E’ più l’acqua che si perde di quella che viene usata nelle case», sostiene ai microfoni di CartaBianca. Il tono di chi abita nel quartiere è rassegnato. «Siamo in questa situazione. Ma non abbiamo soldi per fare queste cose. Da 15 anni si vive così», ammette una donna mostrando il disagio patito nel vivere in un’abitazione diventata rifugio per color che son sospesi. Le esigue risorse economiche, d’altro canto, non consentono investimenti. «Se potevo lavavo ancora le scale, ma non ce la faccio più a camminare», confessa la donna. «Non era questa la mia vita». (f.benincasa@corrierecal.it)
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