L’anno che verrà nel 2027. Appunti per un Capodanno calabrese adeguato al tempo nuovo
Ottant’anni di Repubblica in Calabria. Qualche cartolina regionale e il centenario di Rita Pisano

Primi pensieri calabresi del 2026, che quasi fa rima da sonetto: non si può che partire dai festeggiamenti del Capodanno. Ultimo anno che verrà dalla nostra regione approdato in quel di Catanzaro, dopo le edizioni di Crotone e Reggio Calabria. Arrivo a commentare dopo che il tribunale social ha dato le sue sentenze, insieme alla critica più strutturata, ormai quasi disinteressata allo spettacolo tv consunto nel tempo. Si è distinto male Fanpage, costretta da una telefonata del sindaco Nicola Fiorita a un emendamento di testo per populismo manifesto.
Si chiude un’esperienza triennale che andava fatta per consolidare promozione e voglia d’esserci. Un percorso generale che si chiude abbastanza positivamente, con un contratto di servizio che ha spalmato durante un lungo periodo la presenza della Calabria nel palinsesto del servizio pubblico, rafforzando luoghi comuni alla ’nduja e belle novità cinematografiche. Il Capodanno Rai in Calabria credo sia arrivato al capolinea. E non per colpa della nostra Regione, che ha poca voce in capitolo sullo spettacolo.
A viale Mazzini si cammina sull’usato sicuro per uno show che viene visto più per questione di orario ufficiale che per qualità e, soprattutto, originalità di scaletta. È evidente che la scelta degli artisti sia datata, mettendo in scena una sorta di Techetechetè al ribasso. I numeri dell’audience sono quelli soliti, ma anche Rita De Crescenzo, che convoglia masse trash a Roccaraso, è un successo che imbarazza, pari pari al medley di mezzanotte di Sal Da Vinci e Rosanna Fratello, che sembra cantare in playback come fosse sul palco della festa patronale di Marcedusa, con tutto il rispetto che si deve a Marcedusa. La mentalità Rai non ha la possibilità di voli pindarici quali potrebbero essere stati collegamenti con la Cosenza di Brunori, solidale e partecipata a finalità filantropica; con la Corigliano-Rossano che rafforza l’identità urbana da grande città con i Negramaro; l’orgoglio etnico di Acri affidato alle tarantelle militanti di Eugenio Bennato; o la Crotone alla Gazzè e la Reggio Calabria che ha sfidato la pioggia con i suoi qualificati dj. Catanzaro e le strutture della Regione hanno il merito di aver supportato tecnicamente e logisticamente una manifestazione complessa, che richiede elevati standard di professionalità per mettersi al servizio delle squadre Rai. Il Capodanno segna l’inizio del calendario civile. È l’ora di mettersi da subito al lavoro per concepire e organizzare una manifestazione regionale calabrese di livello internazionale, che sappia coniugare realtà locali di elevata qualità con celebrità riconosciute di grande levatura, capaci di richiamare calabresi temporanei e autoctoni. La televisione pubblica e privata non è più necessaria, tantomeno indispensabile, considerato lo scarso coraggio innovativo del management. Uno spettacolo calabrese di qualità europea troverebbe diffusione in tempo reale sui social in tutto il mondo. Abbiamo l’esperienza giusta per provarci e rilanciare. Pensate all’Umbria, che negli anni Settanta s’inventò dal basso il suo festival jazz che l’ha resa celebre nel mondo già mezzo secolo fa. Quella è la strada da percorrere. Pensando anche a promuovere una Calabria unitaria, che non si appassioni soltanto a quale piazza sarà beneficiata da uno spettacolo che, visto in tv, ha ormai poco da offrire.
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Mi perdoneranno gli amici calabresi per una notarella aggiuntiva sul Capodanno della mia Cosenza, officiato da Dario Brunori, sciarpa rossoblù al collo, per il dono alla città a chiusura del suo splendido 2025 artistico. Una sfida alla “musciaria” (lentezza), battuta dal freddo all’insegna del “ni scialiamo” (divertiamoci), claim del sempre presente Totonno Chiappetta. L’esibizione finale di Buonanotte Cosenza del musicista Giacomantonio (parente di Dario), resa intramontabile da Mario Gualtieri (quando lo celebreremo con la toponomastica sarà sempre troppo tardi). A margine ricorderei la temporanea occupazione del palco dai militanti di “Senza casa” il giorno prima del concerto e la scritta situazionista digitale apparsa in piazza dei Bruzi, recitante: «Vogliamo la musica, ma anche l’acqua che scorre dai rubinetti, case abitate e politici che lavorino. No al Ponte sullo Stretto, sì ai ponti per Gaza». Cosenza resti eretica come ai tempi di Tommaso Campanella. Ne prenda coscienza per sopire le sue energie migliori.
La prima buona notizia dell’anno è l’avvio della metropolitana a Catanzaro, progetto per troppi anni rimasto fermo. Un servizio urbano per il capoluogo che è indice di modernità. E speriamo che l’annuncio del presidente Occhiuto, per l’occasione, di lavorare a un progetto di metropolitana regionale non sia solo un annuncio, ma un progetto per far uscire dall’isolamento troppe aree interne della Calabria. Avanti tutta.
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Ascoltando il discorso di San Silvestro del presidente Mattarella sugli ottant’anni della Repubblica, sono venute in mente diverse cartoline storiche della Calabria: la Repubblica di Caulonia e il processo agli 88 fascisti che non accettavano il nuovo corso democratico; l’occupazione delle terre e la fine del latifondo con i morti di Melissa; l’intervento pubblico e le leggi speciali per la Calabria; le occasioni mancate dello sviluppo; la rivolta di Reggio Calabria; la nascita dell’Università e dell’autostrada; il lungo Sessantotto calabrese; la nascita e crescita del turismo calabrese; le buone e le cattive rappresentanze calabresi; le restanze e i ritorni; il municipalismo positivo e il regionalismo da costruire; il protagonismo di diverse generazioni giovanili; l’avanzata delle donne. Quest’anno sarà il centenario della nascita di Rita Pisano, indomita figura di donna calabrese, che la sindaca di Casali del Manco, Francesca Pisani, durante la partecipata conferenza stampa di fine anno ha già annunciato di voler celebrare adeguatamente per come merita. Ne abbiamo di fotografie repubblicane calabresi da ricordare con una giusta memoria a favore di coloro che verranno.
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Altre due belle notizie. A Cetraro, dopo cinque anni di chiusura, ha riaperto il teatro Lanza. Ho molto apprezzato il sindaco Aieta, che ha dato merito anche ai suoi predecessori per il lavoro svolto. A Tropea, capitale delle vacanze calabresi, l’ultima proiezione cinematografica era datata 2001, quando chiuse l’Eliseo. In questo Natale, grazie a Emanuele Bertucci, patron del Tropea Film Festival, lo schermo si è illuminato per delle proiezioni straordinarie. E per il 2026 il patron annuncia un’apertura definitiva. Quando aprono teatri e cinema è sempre buona vita. A proposito di ponti con Gaza: salutiamo con partecipazione i 35.000 euro raccolti dall’arcivescovo di Vibo, Attilio Nostro, e inviati al patriarca di Gerusalemme, cardinale Pizzaballa, in vicinanza ai bambini e alle famiglie. All’iniziativa hanno concorso Unindustria Calabria, Ance Calabria e la Comunità Marnhatà Onlus. Ma che bella questa Calabria. (redazione@corrierecal.it)
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