Giulio Vita, il calabrese dal cuore venezuelano. «Ho manifestato contro Chavez e mi hanno arrestato»
Nato in Italia, cresciuto in Venezuela: oggi vive ad Amantea dove da anni organizza il Festival La Guarimba

AMANTEA Giulio Vita è tornato dal Venezuela in Calabria ed ha ridato vita a un vecchio cinema all’aperto, trasformandolo in un’opportunità di crescita culturale e cambiamento collettivo. Quello che nel 2012 era solo un piccolo festival di cinema è diventato un movimento che crea opportunità, lavoro e spazi condivisi nel sud Italia. Attraverso il cinema, la musica e l’educazione, La Guarimba dimostra come la cultura possa unire le persone e ridare nuova vita ad Amantea, un piccolo paese del Sud Italia spesso dimenticato dalle istituzioni pubbliche. Al Corriere della Calabria, Giulio Vita, commenta l’attacco americano in Venezuela tra paura e speranza.

Dal Venezuela in Calabria
«Sono nato in Italia però sono emigrato quando avevo cinque anni in Venezuela, un anno dopo che Chavez facesse il colpo di stato, prima di diventare presidente. E’ importante da ricordare», confessa Giulio. «Ho fatto le scuole lì ed i primi anni all’università. Quando Chavez, nel 2007, ha deciso di chiudere un canale televisivo, insieme a tanti altri connazionali abbiamo marciato in piazza e manifestato contro questa decisione. Sono stato arrestato e torturato dalla polizia, ma per fortuna non mi hanno ucciso. Queste cose accadevano in Venezuela già nel 2006, negli anni la situazione è peggiorata».
Gli Italiani in Venezuela
«E’ una dittatura a tutti gli effetti», aggiunge Vita. «Sono davvero tanti gli italiani e le persone di origine calabrese residenti in Venezuela e tanti di loro sono state vittime di soprusi. Qualcuno ha perso il negozio altri sono stati sequestrati. Ancora oggi sono almeno dodici gli italiani in carcere e speriamo che possano essere liberati». Giulio Vita, un calabro-venezuelano come Americo De Grazia. «Per fortuna è stato liberato, ha anche un bar ad Amantea. Una situazione che ci tocca da vicino, un momento tremendo. Speriamo possa essere un nuovo inizio». (redazione@corrierecal.it)
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