‘Ndrangheta, latitanti a Natale: dal “Fantasma” Barbaro ai Gallace Boys feste in libertà
Tre storie diverse, tra narcotraffico internazionale e cosche calabresi, ma un destino comune nella sfida investigativa del 2026

LAMEZIA TERME Nessun brindisi in carcere, nessuna cella o sorveglianza. Hanno passato le Feste in libertà, seppur in fuga e con le forze dell’ordine sullo loro tracce. Un destino, finora, comune a tre latitanti di assoluto spessore criminale, nascosti nell’ombra chissà dove e protetti da chissà chi, mentre i loro sodali si ritrovano a fare i conti con la giustizia.
I primi due sono latitanti ormai di lungo corso: Cesare Antonio Arcorace (classe 1989) e Bruno Vitale (classe 1997), entrambi destinatari di un ordine di carcerazione firmato dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Distrettuale antimafia del capoluogo. Il terzo è, invece, Antonio Barbaro (classe 1984) originario di Locri, sfuggito all’arresto della Guardia di Finanza su ordine del gip di Milano. Ma andiamo con ordine.
Barbaro alias “Fantasma”
Il destino di Antonio Barbaro sta tutto nello pseudonimo scelto sulla chat criptata SkyEcc. Dove il 42enne si faceva chiamare “Fantasma”, una sorta di presagio visto che del latitante calabrese si sono perse le tracce da un mese e mezzo. A suo carico sono ben 22 i capi di imputazione. Nell’inchiesta ribattezzata “SkyFall”, infatti, Antonio Barbaro è accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga con il ruolo di “promotore e organizzatore”. I nickname relativi alle utenze individuate dagli inquirenti milanesi sono “Fantasma” e “Fantasma Nuovo”. Le stesse chat dove Barbaro avrebbe interagito con un gran numero di soggetti – quasi tutti indagati nell’ultima inchiesta dalla Dda di Milano – alcuni anche già noti perché coinvolti in altre inchieste come Franco Barbaro o Giuseppe Trimboli. In un capo di imputazione, ad esempio, Antonio Barbaro sarebbe coinvolto nell’acquisto e nell’importazione di un grande carico di cocaina – circa 300 kg – giunto da Panama al porto di Gioia Tauro, con il presunto coinvolgimento di nomi eccellenti nel narcotraffico come Bartolo Bruzzaniti e Raffaele Imperiale mentre in un altro caso avrebbe trafficato – insieme ad altri indagati – poco più di 11 kg di cocaina provenienti da un magazzino in Germania, nei pressi di Francoforte. Insomma, secondo la Dda Antonio Barbaro insieme agli altri indagati legati alle cosce di ‘ndrangheta dell’Aspromonte, avrebbe trafficato quasi 4 tonnellate di cocaina.

Gallace Boys in fuga da (quasi) un anno
E poi ci sono i “Gallace Boys”, Cesare Antonio Arcorace e Bruno Vitale. Tra pochissime settimane sarà un anno esatto dall’inizio della loro latitanza, lasciando a mani vuote – finora – gli investigatori che hanno messo le mani sui presunti affari illeciti della cosca di ‘ndrangheta dei Gallace, legati soprattutto al narcotraffico internazionale di cocaina dal Sud America e coinvolti in ben due inchieste: Ostro e Kleopatra. La prima proprio a gennaio, la seconda a luglio del 2025.
Arcorace e “Kleopatra”
Arcorace, 36enne di Locri, secondo l’accusa sarebbe «partecipe alla cosca Gallace», eseguendo le disposizioni del boss, Cosimo Damiano Gallace. In un capo d’accusa, ad esempio, Arcorace avrebbe «provveduto a sostenere la carcerazione di Vincenzo Pasquino in Brasile e a custodire somme di danaro che faceva interrare». Insieme ad altri indagati, inoltre, è accusato di aver importato e introdotto in Italia «in modo illecito da Serbia e Montenegro ma anche dalla Svizzera, armi da guerra». Profilo simile quello dell’altro latitante da gennaio scorso, Bruno Vitale (cl. ’97). Secondo l’accusa della Dda di Catanzaro, infatti, sarebbe «un partecipe del gruppo dei Gallace», eseguendo gli ordini del boss e «distribuiva le somme per il sostegno delle famiglie dei carcerati, concorrendo nel recupero crediti relativi ad attività criminose», oltre a detenere un numero imprecisato di armi. “Kenzo new”, questo il nickname scelto nelle chat criptate, insieme al fratello si sarebbe impegnato personalmente nella «coltivazione della canapa a Guardavalle, per poi prodigarsi anche nel successivo spaccio di marijuana, hashish e cocaina fornita da Cesare Antonio Arcorace».
La sfida investigativa
Tre storie e profili criminali diversi, ma un dato comune: la capacità di sottrarsi alla cattura. Barbaro, Vitale e Arcorace sono tuttora liberi, nascosti e protetti, quasi come in un tempo sospeso. La loro cattura è una sfida investigativa da vincere in questo 2026 ancora agli inizi. (g.curcio@corrierecal.it)
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