«Non posso parlare, potrei metterlo in pericolo»: la voce trattenuta della figlia di De Grazia
Nella voce di Anna Rosa si coglie tutta la tensione di chi sa bene quanto, in un Paese privato troppo a lungo dei diritti civili e politici, ogni parola ha un peso

LAMEZIA TERME Le tracce della presenza italiana e calabrese in Argentina sono consistenti, basti semplicemente ricordare che dal 2015 al 2019 l’inquilino della celeberrima Casa Rosada fu Mauricio Macrì, la cui famiglia era originaria di San Giorgio Morgeto, in provincia di Reggio Calabria. Anche in Venezuela, alle prese in queste ore con l’ennesimo sconvolgimento politico ed istituzionale, la presenza italiana sebbene di gran lunga minore rispetto a quella in Argentina, 2443 i residenti calabresi secondo il rapporto Migrantes 2021, è da sempre consistente. Il caso più noto è quello di Americo De Grazia, una delle voci più forti ed autorevoli del dissenso venezuelano, originario di San Pietro in Amantea, arrestato e liberato a seguito di una difficile trattativa con il Governo guidato da Nicolas Maduro. Una liberazione non piena ma soggetta a condizioni, come quella di non rilasciare dichiarazioni pubbliche imposta anche ai suoi familiari.
«Non posso rilasciare dichiarazioni pubbliche»
La figlia, Anna Rosa De Grazia, residente ad Amantea raggiunta telefonicamente dal Corriere della Calabria ci risponde con molta cortesia, unita alla fermezza di chi sa che la situazione in Venezuela è bel lungi dall’essersi schiarita «non posso rilasciare dichiarazioni pubbliche, ho sentito in queste ore mio padre, non voglio in alcun modo fare o dire qualcosa che lo possa mettere in pericolo». Nella voce di Anna Rosa si coglie tutta la tensione di chi – a migliaia di chilometri di distanza – sa bene quanto, in un Paese privato troppo a lungo dei diritti civili e politici, ogni parola ha un peso, ogni ragione la sua illogica negazione. (redazione@corrierecal.it)
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