Dona un rene al fratello 19enne, gesto di vita e speranza in Calabria. Un mese fa la storia (simile) di Rocco Anile
L’atto d’amore di Concetta (31 anni) per Alessandro dopo anni di malattia, interventi chirurgici e viaggi per le cure. A novembre scorso a Rizziconi un’altra storia di solidarietà familiare

REGGIO CALABRIA Un gesto di solidarietà profonda ha cambiato il destino di due fratelli calabresi pochi giorni prima di Natale. Concetta, 31 anni, ha donato un rene al fratello Alessandro, di 19, mettendo fine a un percorso lungo e doloroso segnato dalla malattia e da una quotidianità fatta di sacrifici silenziosi.
I problemi di salute di Alessandro si sono manifestati in età molto precoce, imponendo negli anni cure complesse e oltre trenta interventi chirurgici. Fin da giovane, Concetta ha assunto un ruolo centrale nella sua vita, affiancando la madre nei continui spostamenti tra Reggio Calabria e Sicilia per raggiungere strutture sanitarie specializzate. Un impegno costante che ha inciso sulle sue scelte personali e professionali. Dopo un primo trapianto di rene che aveva restituito ad Alessandro una fragile normalità, le sue condizioni sono nuovamente peggiorate, rendendo necessario un secondo intervento. Escluse altre possibilità di donazione in ambito familiare, Concetta ha deciso di sottoporsi agli accertamenti, risultando pienamente compatibile. Il trapianto, eseguito pochi giorni prima di Natale, ha segnato una svolta decisiva nella vita di entrambi.

Nei mesi scorsi la storia di Rocco Anile
Una storia che richiama da vicino un altro episodio di donazione avvenuto lo scorso novembre al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, dove Rocco Anile, un uomo originario di Rizziconi ha potuto tornare a vivere grazie al rene donato dalla sorella Domenica. Anche in quel caso, la malattia aveva scandito per anni il tempo dell’attesa, tra terapie, speranze trattenute e la consapevolezza che il futuro sembrava legato solo ai grandi centri del Nord. L’intervento, invece, è stato realizzato con successo in Calabria, grazie al lavoro congiunto dei reparti di Nefrologia, Urologia e Chirurgia vascolare, sostenuti da personale infermieristico e anestesiologico altamente specializzato. Un’operazione complessa, portata a termine con precisione e competenza, che ha restituito al paziente non solo la salute, ma anche fiducia nel sistema sanitario pubblico regionale.

Al centro di quella vicenda, come in quella di Concetta e Alessandro, c’è il valore della donazione da vivente: una scelta che richiede coraggio, consapevolezza e un legame umano profondo. Due storie diverse, unite dallo stesso significato, che raccontano come la sanità calabrese, pur tra difficoltà note, sappia esprimere eccellenze e umanità capaci di trasformare la sofferenza in una nuova possibilità di vita. (redazione@corrierecal.it)
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