Ripartire a gennaio: la nostalgia dei giovani che lasciano la Calabria
L’Epifania segna la fine delle vacanze per studenti e lavoratori. Valigie pronte, ma in molti cresce la nostalgia e la voglia di tornare. Aspettano solo un’opportunità

Valigie piene e occhi commossi. Nei primi giorni di gennaio le stazioni e gli aeroporti calabresi si riempiono di persone: non turisti in arrivo, ma giovani che partono. L’Epifania segna la fine delle feste e anche delle “vacanze” di chi deve rientrare all’università o al lavoro fuori regione. C’è chi il biglietto lo ha fatto già da tempo per evitare l’exploit di prezzi che, come di consueto, accompagna ogni periodo più richiesto dagli emigrati, ma c’è anche chi si riduce all’ultimo sperando di prolungare il più possibile la permanenza nella terra natìa. Nel frattempo, i piccoli borghi calabresi tornano a popolarsi di giovani e famiglie, restituendo per qualche giorno una parvenza di “normalità” anche alla Calabria.
In 20 anni perso un terzo dei giovani calabresi
La Calabria è, da sempre, terra di emigrazione giovanile. Secondo l’ultimo rapporto Cnel, tra il 2011 e il 2024 oltre 80 giovani calabresi hanno scelto di trasferirsi altrove: la maggior parte (62 mila) nelle altre regioni d’Italia, mentre in 18 mila hanno oltrepassato i confini statali per cercare fortuna all’estero. In totale, oltre 160 mila calabresi tra i 18 e i 34 anni sono partiti negli ultimi 20 anni, circa un terzo di tutti i giovani. Insieme alla scarsa denatalità, l’emigrazione giovanile incide negativamente su un bilancio democratico che racconta una Calabria in via di spopolamento, la vera criticità da affrontare – assicurano gli studiosi – nei prossimi anni.
La ricerca del lavoro e di “spazi” per i giovani
Un’emorragia fatale per lo sviluppo della Calabria che rappresenta una conseguenza delle ferite più profonde di questa regione: carenza di lavoro, di opportunità, di servizi e anche di “motivi” per restare che hanno reso l’emigrazione giovanile un fenomeno strutturato e consolidato. Non solo i “soliti” problemi come infrastrutture e sanità, ma anche zone che per i giovani diventano come “buchi neri”, luoghi privi di spazi di aggregazione, occasioni culturali, prospettive di crescita personale e professionale. Ma il motivo principale resta il lavoro: spesso chi porta al termine gli studi non riesce a trovare sbocchi nel campo del percorso intrapreso e si ritrova “costretto” ad andare fuori regione per non adattarsi.
Qualcosa sta cambiando
Qualcosa, negli ultimi anni, sta però cambiando. Le università calabresi crescono e attirano sempre più studenti e non sono pochi quelli che decidono di restare o rientrare dopo un periodo oltre i confini regionali. L’Unical, ad esempio, mostra un incremento negli iscritti del 23% rispetto al periodo pre-pandemia, un dato controcorrente rispetto al declino demografico che sta colpendo la Calabria. Ma quello che di più è cambiato è l’”animo” dei giovani calabresi: se un tempo la partenza era accolta con più entusiasmo, oggi è spesso accompagnata da un senso di nostalgia e attaccamento. Lo si nota dai video che in ogni periodo che coincide con la “ripartenza” si diffondono sui social: la costa che scorre dal finestrino del treno, il mare visto dall’alto dell’aereo, le foto dei paesini che si rianimano. Segnali di un legame che non si è spezzato. In molti vogliono tornare: sperano solo in un’opportunità. (ma.ru.)
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