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Cosenza piange “zio Gigino”, uno dei simboli di via XXIV Maggio

Il suo negozio di generi alimentari è stato per decenni un punto di riferimento del quartiere e luogo di ritrovo per tutte le età, tra panini e vino sfuso

Pubblicato il: 08/01/2026 – 8:30
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Cosenza piange “zio Gigino”, uno dei simboli di via XXIV Maggio

COSENZA Di Luigi Spadafora a Cosenza ce ne sono più d’uno, ma Gigino – o meglio zio Gigino – era unico: da oggi però via XXIV Maggio è orfana dei suoi baffi e del suo sorriso, di cui in realtà si sentiva la mancanza già da anni, dopo la chiusura della sua “cantina” che nel corso dei decenni è stata più che altro un luogo di ritrovo per l’intero quartiere e oltre. Uno scrigno di socialità e di aperitivi ante litteram, che coprivano e soddisfacevano una clientela affezionata e variegata che andava dal giovane scolaro di passaggio per il panino da portare in classe all’operaio in pausa e all’avventore più maturo che non rinunciava al “quartino” di vino (per iniziare…) con relativi accompagnamenti, quando i taglieri non erano ancora di moda e soprattutto i sapori di formaggi e salumi non erano uniformati come spesso accade oggi in locali tutti uguali a sé stessi.
Da qualche ora i commercianti della lunga strada del centro, famosa un tempo per le sue officine e le ferramenta – luogo deputato perché funzionale alla vicina stazione dei treni – accorrono a dare un ultimo saluto davanti alla saracinesca abbassata da tempo e sovrastata dalla iconica insegna verde a caratteri gialli “Prodotti Tipici Calabresi – Panini e bibite”.
Gigino aveva 82 anni, lascia la moglie Gina Leone e i figli Daniela, Massimiliano e Marco: i funerali stamattina alle 11 nel santuario del Santissimo Crocifisso (quartiere Riforma). Poi la camera ardente sarà allestita nella casa funeraria Calatrava (contrada Gergeri) orario visite 8–19.
La sua presenza in via XXIV Maggio ne ha fatto una delle maschere della cosentinità di strada, al pari del poeta-meccanico Franco Pasqua e di una miriade di esercenti che raccontano anche in assenza un mondo antico, quando a est della strada scorreva il rilevato ferroviario che separava il “salotto” di corso Mazzini dalla periferia di via Popilia: a inizio 2004 l’abbattimento di questa “membrana” sociale e antropologica oltre che urbanistica trasformò il quartiere; e anche il palazzo di “zio Gigino” aveva mutato aspetto nell’ultimo decennio, quasi a conferma dei tempi cambiati.
«La sua “cantina”, un’agorà per più generazioni di frequentatori. Tra i più eterogenei – scrive sui social Massimo Sisca, titolare di una bottega di enogastronomia sul lato opposto della strada – lui faceva da collante, con la sua cordialità, i suoi modi scherzosi, le sue battute. Gli altoparlanti, fuori dall’ingresso, diffondevano le sue canzoni folk dai frequenti doppi sensi. All’interno la sua bacheca di foto di persone comuni, amici passati a miglior vita, personaggi famosi e attori, fermatisi da lui, al tempo del Centrale attivo, a gustarsi un panino e un bicchiere di vino in questo luogo che ormai è sempre più raro trovare. Un riferimento, uno dei posti che rendevano viva la città».
Città che oggi ricorda i suoi panini cult con tonno e rosamarina ‘mpepata o con la mortadella tagliata al coltello nella mitica “cantina” tra piche e partite a carte mentre il traffico scorreva lento e meno schizofrenico di oggi: è un insieme di emozioni dal sapore antico, di cui oggi si sentirà ancora di più la mancanza. (euf)

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