Politici e imprenditori nel mirino, l’escalation di intimidazioni nel Vibonese
In meno di un anno tre episodi “dentro” il Comune del capoluogo. Nella provincia una serie di minacce inquietanti che turba la comunità

VIBO VALENTIA In meno di un anno tre intimidazioni hanno colpito il Comune di Vibo Valentia, turbando la tranquillità di una comunità che, dopo diversi anni, sta vivendo un periodo di pace e lontana dai tempi in cui era etichettata come provincia violenta. L’ultimo atto intimidatorio è stato il più eclatante: cinque colpi di pistola contro il presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello. Alcuni proiettili colpiscono il muro di casa, altri la sua auto con la quale stava appena rientrando a casa. Un vero e proprio attentato che poteva avere conseguenze ben più gravi, tanto da convincere gli inquirenti a indagare senza escludere la pista del tentato omicidio. Le indagini vertono principalmente su quale potrebbe essere il movente e se il suo ruolo all’interno del Consiglio comunale è rilevante nella vicenda.
Tre episodi in meno di un anno
Il nuovo atto intimidatorio riporta l’attenzione sulla tensione che circonda il Comune di Vibo. Nei mesi scorsi, ad essere preso di mira era stato l’assessore comunale Marco Talarico, le cui terre di famiglia erano state date alle fiamme in un incendio doloso. Poche settimane dopo è toccato alla dirigente dell’area finanziaria Claudia Santoro: anche la sua auto era stata incendiata durante la notte a pochi metri dalla sua abitazione di Bivona. Le indagini, successivamente, hanno portato all’individuazione dei due presunti autori, accusati dell’incendio doloso e dell’atto intimidatorio. Casi slegati tra loro e, probabilmente, anche lontani da moventi strettamente politici, ma che segnalano un preoccupante ricorso alla violenza che non si ferma neanche quando di fronte ci sono le istituzioni. «È un attacco alla democrazia, ma Vibo non si piega» ha scritto ieri il sindaco di Vibo Enzo Romeo commentando l’attentato al presidente del Consiglio comunale. «Le istituzioni sono e resteranno salde, vigili e ancora più determinate. Al fango della violenza risponderemo con un impegno moltiplicato, con un’azione amministrativa ancora più intensa e con la forza della legalità che non conosce arretramenti».
Una escalation di intimidazioni
Le forze dell’ordine indagano anche su quanto accaduto nei giorni scorsi alla ditta di Eugenio Mammone, imprenditore edile che ha trovato diversi mezzi dell’azienda incendiati. Un ingente danno economico e l’ennesimo inquietante episodio, nonostante sia ancora da accertare che si sia trattato di un fatto doloso. Sempre a Serra San Bruno qualche mese fa nel mirino è finito il sindaco Alfredo Barillari, con la sua auto che ha preso fuoco durante la notte. A dicembre, invece, una lettera minatoria è stata indirizzata al sindaco di Jonadi Fabio Signoretta. Episodi su cui lavora la Procura di Vibo Valentia e probabilmente estranei all’ambiente della criminalità organizzata, depotenziata dalle inchieste degli ultimi anni, ma che denotano una mentalità violenta ancora diffusa e che fatica a scomparire. (ma.ru.)
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