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Caiazza: «La separazione delle carriere esiste in quasi tutto il mondo civile e democratico»

L’ex presidente delle Camere penali a Catanzaro parla della riforma della giustizia: «Dal fronte del no campagna fondata sulla mistificazione»

Pubblicato il: 09/01/2026 – 19:11
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Caiazza: «La separazione delle carriere esiste in quasi tutto il mondo civile e democratico»

CATANZARO «La tesi per cui la riforma sottoporrebbe i magistrati al potere esecutivo ci fa arrabbiare perché è esattamente l’opposto di ciò che la riforma prevede. Anzi, la riforma stabilisce espressamente in Costituzione il divieto di qualsiasi sottoposizione del pubblico ministero al potere esecutivo». Lo ha detto Gian Domenico Caiazza, ex presidente dell’Unione delle Camere penali, partecipando a Catanzaro a un incontro, promosso dall’Ordine degli avvocati, sulla riforma della giustizia e sul tema della separazione delle carriere. «Abbiamo denunciato con allarme – ha aggiunto Caiazza – l’avvio di una campagna referendaria fondata sulla mistificazione e sulla suggestione dell’elettore, alimentando timori infondati nel corpo elettorale, come se stesse accadendo qualcosa in contrasto con la Costituzione, quando invece si tratta di una riforma costituzionale. Questo è particolarmente grave quando tale operazione viene condotta, per primi, da soggetti che indossano la toga. Continuo a essere stupito e auspico – ha rimarcato l’ex presidente dell’Unione delle Camere penali – che si possa tornare a un confronto basato sui contenuti e non su interpretazioni arbitrarie, su ciò che si immagina o si preferisce dire che potrebbe accadere. Bisogna discutere di ciò che la riforma dice realmente. I cittadini hanno il diritto di essere informati prima di essere orientati verso un’opinione: questo è il punto centrale».

«Carriere separate in quasi tutto il mondo»

Per Caiazza in generale «il ragionamento è molto semplice. Faccio sempre questo esempio: chiunque, purtroppo, può trovarsi nella condizione di essere imputato in un procedimento penale. La prima domanda che si pone è se il giudice che dovrà giudicarlo abbia o meno legami con il magistrato che lo accusa. È una domanda ovvia, naturale, fondativa. Questo è il senso della separazione delle carriere, che non a caso esiste in quasi tutto il mondo. Faccio fatica a comprendere come non si discuta del fatto che, fatta eccezione per Turchia, Romania e Bulgaria, nel resto del mondo civile e democratico le carriere siano separate. Il tema della scarsa casistica, che spesso viene evocato, è un’altra mistificazione: riguarda la separazione delle funzioni, non la separazione delle carriere, e sono due cose completamente diverse. La separazione delle funzioni – ha proseguito l’ex presidente dell’Unione delle Camere penali – significa che chi ha svolto il ruolo di pubblico ministero difficilmente potrà poi fare il giudice: questo oggi esiste già, soprattutto dopo la riforma Cartabia, ed è una buona cosa. Ma non c’entra nulla con la separazione delle carriere. In quel modello, infatti, giudici e pubblici ministeri restano nella stessa carriera, hanno lo stesso Consiglio Superiore, la stessa formazione, le stesse frequentazioni professionali e associative. La separazione delle carriere serve proprio a superare tutto questo. Confondere intenzionalmente la separazione delle funzioni con quella delle carriere — soprattutto quando lo fanno persone che conoscono perfettamente la materia — significa manipolare l’informazione pubblica». Caiazza quindi ha osservato: «I pubblici ministeri rappresentano meno del 20% della magistratura, eppure sono protagonisti della vita associativa e politica della categoria. Questa è un’anomalia evidente, perché fa pendere l’equilibrio della giurisdizione verso chi accusa. Domani sarò anche a Cosenza per ribadire lo stesso messaggio: dobbiamo adeguarci al mondo civile e democratico. Non possiamo restare in compagnia di Turchia, Bulgaria e Romania. Dobbiamo modificare gli assetti per avere un giudice più forte, indipendente anche dal pubblico ministero. Noi parliamo del giudice, non del pubblico ministero». (a. c.)

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