Grosso: «Una riforma della magistratura che conviene alla politica non è un bel segnale»
Il presidente del Comitato per il No a Catanzaro: «Il vero punto non è la separazione delle carriere ma il ruolo del Csm»

CATANZARO «Questa riforma ha poco o nulla a che vedere con la separazione delle carriere: questo è davvero l’elemento fuorviante del dibattito. Se si fosse trattato soltanto di separazione delle carriere, avremmo potuto discuterne serenamente. Personalmente ho una posizione moderatamente perplessa, ma sarebbe stato un confronto che avrei affrontato volentieri». Lo ha detto il presidente onorario del Comitato Giusto Dire No, Enrico Grosso, partecipando a Catanzaro a un incontro, promosso dall’Ordine degli avvocati, sulla riforma della giustizia e sul tema della separazione delle carriere. «Ciò che invece mi preoccupa davvero – sostiene Grosso – è l’altro punto, che rappresenta il cuore della riforma: la riforma del Consiglio superiore della Magistratura e l’introduzione del sorteggio. Questo è il vero elemento qualificante della proposta. A mio avviso, dietro questa scelta si nasconde un possibile intento punitivo, e il governo non fa nemmeno molto per dissimularlo. Ho ascoltato dichiarazioni del ministro Nordio che invitava l’opposizione a sostenere la riforma perché sarebbe conveniente anche per essa. Ma una riforma della magistratura che conviene alla politica non è affatto un buon segnale. Inoltre, ho sentito la presidente del Consiglio affermare che i magistrati non collaborano con la politica del governo, ma i magistrati non devono collaborare con la politica del governo: il loro ruolo è un altro». Secondo Grosso «il ruolo della magistratura organizzata in questa campagna mi sembra molto chiaro: informare i cittadini su quale sia la vera posta in palio. Credo che i magistrati, come tutti i cittadini, abbiano il diritto di partecipare a questo dibattito. Io stesso non sono un magistrato, ma ho accettato di far parte di questo comitato per contribuire a un’attività che è essenzialmente informativa e che serve a chiarire qual è il vero oggetto di questo voto, che — lo ribadisco — non è la separazione delle carriere». (c. a.)
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