Soldi pubblici per cene e voli, le spese «incompatibili» che hanno portato alle condanne in Rimborsopoli
Tante le assoluzioni, ma anche 6 condanne. Il giudice ripercorre le accuse nei confronti di consiglieri regionali e collaboratori

CATANZARO Spese «ontologicamente incompatibili» con il fine istituzionale e rimborsi che, invece, sarebbero stati utilizzati per fini personali o di propaganda politica. Regge in parte il quadro probatorio della Procura nei confronti di alcuni imputati nel processo Rimborsopoli, che secondo l’accusa ha fatto luce su presunti illeciti nella gestione dei rimborsi ai gruppi consiliari del Consiglio regionale tra il 2011 e il 2012. Tanti gli assolti, alcuni anche nomi di spicco come Agazio Loiero, Sandro Principe e Carlo Guccione, ma anche 6 condannati in primo grado per alcune spese ritenute dai giudici «incompatibili» e prove fondanti dei delitti di peculato, appropriazione indebita o falso. Molte delle spese contestate sono comunque cadute in prescrizione, essendo antecedenti al 2012.
Cene e pranzi per aumentare il prestigio politico
Per l’ex presidente del Consiglio regionale Luigi Fedele 5 anni di condanna, dal momento che – scrive il giudice nelle motivazioni – avrebbe effettuato delle «spese indebitamente sostenute con i contributi regionali». In particolare, i pagamenti in ambito ristorativo avrebbero avuto un «fine personale, non compatibile con quello istituzionale», dunque «cene e pranzi finalizzati a incrementare» il suo prestigio politico e quello del partito. Altre spese avrebbero riguardato «la duplicazione, seppure parziale, delle missioni svolte»: alcuni voli istituzionali sarebbero stati doppiamente rimborsati, sia direttamente dalla Regione che inseriti tra le spese del gruppo consiliare. «La duplicazione delle spese – scrive il giudice – non è consentita, perché i costi gravano indebitamente due volte sulle risorse pubbliche». Quest’ultima stessa situazione contestata a Giovanni Nucera, condannato a 4 anni. Anche per lui appaiono «spese incompatibili», tra cui – cita il giudice – l’acquisto di un gelato da 4 euro «meritevole di menzione non tanto per l’acquisto in sé quanto piuttosto per la data di emissione, ovvero il 25 aprile 2012, giorno di festa, che scarsamente si concilia con l’esercizio di una qualche funzione consiliare».
Le spese in un Toys Center e nei negozi di abbigliamento
Altre spese «incompatibili» con i motivi istituzionali hanno portato alla condanna di Giovanni Bilardi e Carmelo Trapani, rispettivamente di 4 anni e 8 mesi e 3 anni e 6 mesi. Avrebbero utilizzato rimborsi per motivi privati, tra cui pagamenti registrati presso un Toys Center, presso un negozio di articoli di pregio, due biglietti per il City Sightseeing di Firenze o presso un negozio di jeans a Reggio Calabria. Trapani, pur non essendo consigliere regionale «era formalmente un collaboratore del gruppo, con mansioni di autista». Per il giudice non regge la sua difesa consistente nell’«avere soltanto adempiuto le direttive del capogruppo che gli chiedeva di saldare i conti lasciati aperti» dal momento che le spese che avrebbe dovuto anticipare «erano eccessive rispetto alla sua capacità economica».
Le condanne a Dattolo e Tripodi
Condannati anche Alfonso Dattolo e Pasquale Maria Tripodi, rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e 3 anni e 6 mesi. Il giudice, nel ripercorrere le accuse di falso e peculato, specifica come la legge regionale permettesse l’utilizzo dei fondi dedicati ai gruppi per le consulenze fornite da
soggetti qualificati ed esperti. Ci sarebbero state tra il 2011 e il 2012 spese erogate nei confronti di alcuni consulenti che – si legge nelle motivazioni – non avrebbero rispettato i requisiti per essere considerate spese legittime, ma vengono descritte dal giudice come «contributi a persone vicine al partito o legate da rapporti di conoscenza», cadute alcune in prescrizione. A Dattolo vengono contestate anche altre spese ritenute «incompatibili» con i fini istituzionali, ma sempre relative a fini politici. (ma.ru.)
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