Approvata all’unanimità la legge tampone per salvare gli ospedali in crisi
La Regione proroga i contratti dei medici pensionati, ma l’opposizione denuncia il fallimento della programmazione

La Calabria salva i suoi ospedali con una legge d’emergenza. E lo fa all’unanimità. Ma il voto compatto del Consiglio regionale sulle “Disposizioni per garantire la continuità dei servizi sanitari regionali” non racconta una Regione finalmente riconciliata sulla sanità: racconta, piuttosto, la profondità della crisi e l’emergenza strutturale del sistema sanitario calabrese.
L’Aula si è riunita in seduta straordinaria perché il sistema sanitario rischiava concretamente di fermarsi. Pronto soccorso senza medici, reparti a rischio chiusura, ospedali delle aree interne – da Polistena a Locri – appesi alla disponibilità residua di personale ormai allo stremo. In questo contesto, il dibattito in Aula è stato acceso, con interventi sia dai banchi della maggioranza che della minoranza.
La legge approvata consente alle aziende sanitarie di prorogare, con contratti libero-professionali, l’attività dei medici collocati in quiescenza dal 31 dicembre 2025, per un periodo di 12 mesi rinnovabile una sola volta. Una misura tampone, dichiaratamente temporanea, che però fotografa una verità scomoda: senza i pensionati, la sanità calabrese oggi non regge.
La maggioranza: responsabilità e interventi concreti
Dal fronte della maggioranza, i consiglieri hanno difeso il provvedimento come un atto di responsabilità istituzionale, indispensabile per evitare il collasso dei presìdi ospedalieri.
Parlano Rosaria Succurro, Daniela Iiriti, Giuseppe Mattiani e ribadiscono che la legge nasce dall’interesse dei cittadini e dalla necessità di intervenire sulle criticità ereditate dal passato, invitando a un approccio propositivo.
Il capogruppo di Forza Italia, Domenico Giannetta, ha parlato apertamente di emergenza nazionale:
«È un atto di responsabilità istituzionale che va, tra altre cose, in coerenza con quello che è il combinato disposto del decreto Milleproroghe, un provvedimento d’urgenza che ha voluto sottolineare la grave carenza di medici. Per questo motivo la proposta di legge mira ad autorizzare i direttori generali e i commissari a poter prorogare i contratti libero-professionali dei colleghi medici che sono in pensione, proprio per ovviare alle gravi criticità di personale».
Giannetta ha poi rilanciato l’iniziativa del presidente della Regione:
«Faccio appello affinché tutti noi possiamo divulgare la comunicazione del presidente Occhiuto per far arrivare in Calabria medici disponibili dall’Italia, dai Paesi europei ed extraeuropei, offrendo incentivi. La Regione sta lavorando per soluzioni più stabili e strutturali».


L’opposizione di centrosinistra: emergenza, mancanza di programmazione e fallimento
Dai banchi del centrosinistra, il sostegno alla legge è arrivato solo per senso di responsabilità, ma il giudizio politico è netto: la misura conferma l’incapacità della Regione di programmare e garantire un sistema sanitario stabile.
Ad aprire il dibattito è stato proprio Ferdinando Laghi (Tridico Presidente), che ha definito la misura «indispensabile in attesa della normativa nazionale», avvertendo che «conseguenze gravissime potrebbero verificarsi in una regione già in crisi» e richiamando la necessità di introdurre incentivi economici e logistici e di ridisegnare gli ambiti territoriali delle ASP, tutelando la medicina territoriale. Vincenzo Bruno (Tridico Presidente) ha evidenziato la necessità di una discussione ampia sulla sanità, sottolineando che i livelli di assistenza non sono garantiti e che la Calabria non è attrattiva per il personale medico.
Il consigliere del Pd Giuseppe Falcomatà ha definito la seduta «surreale»:
«Convocati d’urgenza per questa seduta del Consiglio regionale, sembra di vivere nel “sottosopra di Stranger Things”. In questo caso, però, la realtà supera la fantasia. Ci ritroviamo costretti a sentire che questa legge è necessaria perché nel decreto Milleproroghe del governo non è stato inserito il provvedimento. Qualcuno, invece, ci spieghi perché è stato tolto».
Falcomatà ha inoltre denunciato l’assenza di dati fondamentali: «Nella relazione notiamo la grave assenza dei dati sulla copertura delle assunzioni delle singole aziende ospedaliere, penso anche al Gom di Reggio Calabria. Di questo passo dovremmo richiamare medici in pensione dieci anni fa».
Ancora più netto l’intervento del consigliere dem Giuseppe Ranuccio, che ha parlato di un fallimento politico del centrodestra nella gestione sanitaria: «Un Consiglio regionale che certifica, dopo sei anni di governo di centrodestra e quattro anni di gestione commissariale Occhiuto, il fallimento totale sul capitolo sanità. Per senso di responsabilità voteremo questo provvedimento per scongiurare la chiusura di presidi ospedalieri come Polistena e Locri, ma la carenza di medici riguarda tutta la Calabria».
Ranuccio ha poi aggiunto: «Mancano medici, infermieri, non si investe in apparecchiature sanitarie, nemmeno un terzo della spesa destinata ai grandi macchinari è stata utilizzata, mentre la migrazione sanitaria continua ad aumentare».
Anche Ernesto Francesco Alecci e Rosellina Madeo (Pd) hanno evidenziato carenze strutturali come la mancanza di strumentazione e la scarsità di medicina territoriale, denunciando ospedali e pazienti penalizzati.
Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva) ha ricordato ai cittadini i numeri drammatici: «Quattordici ospedali chiusi senza riconversione, cittadini deceduti per mancato soccorso. La legge non risolve la situazione, ma per responsabilità va votata».
Elisa Scutellà e Elisabetta Maria Barbuto (M5S) hanno definito il provvedimento «un tampone», insufficiente senza un piano strutturale: «È inaccettabile che il diritto alla sanità dipenda dal luogo di residenza».
A illustrare tecnicamente il provvedimento è stato il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo: «Si tratta di un provvedimento che avevamo annunciato durante la visita a Polistena. Va subito a ridare agli ospedali della Calabria quei medici che erano andati in pensione dal 31 dicembre 2025 e non potevano più lavorare. È un problema serio che non riguarda solo Polistena, ma tutti gli ospedali della Calabria».
L’intervento di Occhiuto
A chiudere il dibattito è stato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha scelto una linea di verità politica: «Questo Consiglio nasce su sollecitazioni che arrivano soprattutto da Polistena e dai comitati civici. Non ho mai messo in dubbio l’importanza di quell’ospedale, che ho visitato per primo, verificando disastri strutturali ma anche grandi professionalità».
Occhiuto ha ammesso i limiti del sistema: «C’è un problema atavico sulle carenze di personale. Quando si poteva assumere medici non è stato fatto, oggi c’è una difficoltà generale in tutta Italia. Questa legge è un provvedimento tampone».
E ha concluso rivendicando il lavoro fatto sui conti e sul risanamento: «Non ho mai detto che la sanità in Calabria va bene. Ho ereditato una situazione disastrosa e ho lavorato per ricostruire il sistema partendo dalle fondamenta, dai conti. Ma ho sempre cercato di raccontare anche la sanità buona che c’è in Calabria».
Un voto unanime che fotografa la crisi della sanità
Il Consiglio regionale ha evitato il peggio. Ma lo ha fatto con una legge che non guarda al futuro, bensì tiene insieme il presente con il filo sottile dell’emergenza. L’unanimità non è un punto di arrivo: è il segnale che la sanità calabrese è diventata una questione di sopravvivenza politica e istituzionale.

Il Comitato guarda al futuro
A chiusura della seduta, la presidente del Comitato spontaneo a Tutela della Salute Marisa Valensise ha rilanciato l’impegno del Comitato: «Oggi è una bella battaglia vinta: il Consiglio si è concentrato esclusivamente sulla sanità e la legge è stata approvata all’unanimità, dando una prima risposta all’emergenza che riguarda Polistena e Locri».
Valensise ha sottolineato che questa approvazione segna «l’inizio di un percorso più ampio per costruire una sanità a misura di persona», partendo dalle istanze dei territori. «Il Comitato continuerà a mantenere alta l’attenzione e proporrà interventi concreti e strutturali, non più tamponi. Da questa legge, necessaria per evitare la chiusura di ospedali con centinaia di migliaia di abitanti, vogliamo partire per costruire la sanità dalle fondamenta, coinvolgendo cittadini, professionisti e tutte le forze politiche».
La presidente del Comitato ha annunciato l’avvio di laboratori locali collegati al Comitato di Polistena, con l’obiettivo di elaborare proposte concrete insieme a tecnici del settore e professionisti, tra cui medici in pensione e avvocati costituzionalisti, per costruire un’alternativa al sistema attuale. «Oggi vediamo una pezza, che serve a evitare la chiusura dell’ospedale, ma da qui dobbiamo costruire piano piano la sanità che vogliamo: una sanità del territorio, partecipata dai cittadini, efficace e sostenibile». (redazione@corrierecal.it)
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