Dalla provincia calabrese alla Champions League: la vita “Fuori fuoco” di Andrea Rosito in un libro
Il lavoro del fotografo cosentino è un diario umano e professionale: un viaggio che parte dalla Calabria e arriva nei grandi stadi d’Europa senza mai perdere il contatto con se stessi

COSENZA C’è un momento, nella vita di chi guarda il mondo attraverso un obiettivo, in cui la messa a fuoco smette di essere un fatto tecnico e diventa una scelta esistenziale. Andrea Rosito, fotografo cosentino, quel momento lo ha riconosciuto presto: quando ha capito che la sicurezza di un diploma industriale e di un futuro ordinato non avrebbe mai potuto competere con l’incertezza meravigliosa di un campo spelacchiato di provincia, di una linea laterale fangosa, di un click capace di fermare il tempo.
Il suo primo libro, “Fuori Fuoco: Diari di un nomade sentimentale”, è molto più di una raccolta fotografica. È un memoir sentimentale, un diario di viaggio lungo vent’anni, scritto con la stessa onestà ruvida con cui si scatta una foto sotto la pioggia, senza riparo e senza alibi. Un racconto che parte da un Cosenza-Siracusa del 2006 – una partita qualunque solo in apparenza – e arriva fino ai riflettori accecanti della Champions League, passando per redazioni affollate, notti in autostrada e “cazziate” che sanno di formazione più di mille corsi professionali.
Rosito racconta la fotografia come una palestra morale prima ancora che professionale. La redazione di un quotidiano locale diventa il luogo iniziatico dove il talento, da solo, non basta: serve la schiena dritta, la capacità di incassare, di aspettare, di meritarsi ogni centimetro di bordo campo. Ed è proprio lì che si forma lo sguardo di chi non cerca l’effetto, ma l’anima.
Il legame con la Calabria attraversa il libro come una linea di orizzonte che non si perde mai. I campi di provincia non sono un antipasto, ma una radice. Le storie di uomini e di pallone si intrecciano al tributo a figure simbolo come Gigi Marulla, la cui memoria continua a vivere in scatti capaci di commuovere un’intera città. È il calcio visto dal basso, da dentro, con rispetto e appartenenza.


E poi ci sono i grandi palcoscenici, raccontati senza retorica. Sergio Ramos, Lautaro Martínez, i giganti del tennis mondiale: icone che davanti all’obiettivo diventano uomini, colti nei loro silenzi, nelle attese, nei gesti imperfetti che li rendono veri. La “bolgia infernale” degli stadi più prestigiosi è descritta come un luogo sospeso, dove il rumore si annulla e resta soltanto il suono secco dell’otturatore.
Ma “Fuori Fuoco” è soprattutto un libro sul prezzo da pagare. Quello invisibile, che non finisce nei titoli di coda. Rosito lo racconta senza sconti, mettendo a nudo sé stesso prima ancora della sua carriera.
«Per i primi vent’anni di carriera avevo pensato a una raccolta fotografica, ma poi ho deciso di aggiungere qualche piccolo capitolo. Una sorta di autoritratto sincero, cercando di far conoscere di più Andrea e non “Rosito”», spiega l’autore al Corriere della Calabria.
«Ho cercato di raccontare la passione che, con fatica e sacrifici, è diventata il mio lavoro. Ho voluto mettere a nudo il mio modo di intendere il lavoro e la vita, partendo dalla redazione di un quotidiano locale».
Nel libro entrano amici, compagni di viaggio, idoli sportivi osservati da vicino, spogliati del mito. «Ho voluto includere un po’ di tutto: persone che mi hanno mostrato i loro lati più umani e veri».
Ma il cuore più fragile del racconto è quello delle rinunce: «Soprattutto il prezzo duro da pagare nelle relazioni, tra weekend solitari, compleanni saltati, voli da prendere, attese in aeroporto e il pregiudizio di esser visto come un eterno adolescente. Per questo ho cercato di mettere tutto a fuoco».

Anche il passaggio dai campi polverosi della Calabria ai templi del calcio europeo viene raccontato con una semplicità disarmante, lontana da ogni autocelebrazione. «Sembrerà strano, ma che sia San Siro o il D’Ippolito di Lamezia, quando ho la macchina fotografica davanti agli occhi non vedo differenza».
L’emozione c’è, ma resta sotto controllo, come deve fare un professionista: «Entrare negli stadi che sognavo da bimbo in TV è qualcosa di indescrivibile, ma al fischio d’inizio svanisce tutto».
Solo una volta l’emozione ha vinto sulla tecnica: «Durante la finale tra Inter e Manchester City, per i primi dieci minuti avevo le mani che tremavano dall’emozione».
“Fuori Fuoco: Diari di un nomade sentimentale” è un inno alla libertà di chi non si accontenta della sedia, di chi sceglie l’erba e la polvere, di chi accetta di stonare all’inizio pur di scrivere la propria ballata fino in fondo. Un libro che ci ricorda che la bellezza non è mai gratis, ma che ogni singolo scatto – quando è vissuto davvero – vale tutto il prezzo che chiede. (fra.vel.)
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