«La ‘ndrangheta si evolve e sfrutta il progresso tecnologico. Per noi è una rincorsa continua»
Il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, con riferimento al tema della cyber-sicurezza

CATANZARO «Una rincorsa continua: le mafie si evolvono e si rafforzano anche sfruttando il progresso tecnologico». Lo ha detto il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, con rifermento al tema della cyber-sicurezza, partecipando a un incontro con gli studenti. «Le mafie, la ’ndrangheta nel nostro caso, seguono ovviamente – ha specificato Curcio – il progresso scientifico e tecnologico; di conseguenza, anche loro hanno conosciuto un’evoluzione criminale, intesa in senso lato, non solo in relazione agli affari illeciti che perseguono, ma anche rispetto a molti altri aspetti delle attività mafiose. Pensiamo, ad esempio, ai sistemi di comunicazione: ricordo che alla fine degli anni Novanta si utilizzavano strumenti come la posta elettronica ordinaria, il sistema dei messaggi lasciati in bozza oppure le prime chat, che all’epoca ci sembravano la frontiera dell’informatica. Oggi, invece, si è passati a sistemi di comunicazione molto più sofisticati, come le piattaforme di messaggistica criptata – ad esempio Matrix e molte altre – o addirittura all’utilizzo di criptofonini che, in assenza dei codici di accesso, non consentono in alcun modo di accedere alle informazioni in essi contenute».

«Una rincorsa continua»
Per Curcio «sono cambiate anche le modalità di commissione di alcuni reati. Pensiamo alle ipotesi classiche di riciclaggio, come quelle legate ai cosiddetti “spalloni”, ai quali venivano affidate somme di denaro da trasportare fisicamente all’estero. Oggi, con le criptovalute, tutto ciò è venuto meno e si sono sviluppati sistemi di riciclaggio molto più sofisticati: si va da meccanismi apparentemente semplici, come il sistema della hawala, nei quali non si spostano materialmente i capitali ma soltanto le garanzie, fino all’utilizzo delle criptovalute – bitcoin in testa – per il pagamento di determinate transazioni illecite. Si assiste inoltre – ha aggiunto il procuratore di Catanzaro – a fenomeni assolutamente attuali, come la permeabilità alle comunicazioni esterne di alcune sezioni carcerarie ad alta sicurezza, che dovrebbero essere del tutto impermeabili a questo tipo di problematiche, attraverso l’uso illecito di apparati radiomobili e smartphone. Come Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, abbiamo svolto investigazioni che hanno portato a contestare associazioni di tipo ’ndranghetistico dirette e organizzate addirittura da soggetti detenuti in carcere. Questo dimostra chiaramente come si tratti di una rincorsa continua: le mafie si evolvono e si rafforzano anche sfruttando il progresso tecnologico». Curcio ha infine osservato: «La tecnologia viene utilizzata anche per attività di proselitismo: oggi è sufficiente navigare sui social network, da TikTok a Facebook e altri, per imbattersi in veri e propri inviti a delinquere da parte di soggetti notoriamente appartenenti a famiglie blasonate della ’ndrangheta, che si mostrano circondati da denaro, beni di lusso e automobili prestigiose, per trasmettere ai propri coetanei l’idea che quella sia la “giusta” scelta di vita». (a. c.)
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