Ciclone Harry, Federconsumatori: «alla riparazione dei danni segua una grande opera di prevenzione e messa in sicurezza»
Un pezzo di stivale esposto ad eventi climatici sempre più catastrofici che maturano la loro energia in un Mediterraneo che si surriscalda sempre più

CATANZARO Il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento della Protezione Civile, tramite le stazioni meteoidropluviometriche, ha registrato dal 18 gennaio precipitazioni con valori di oltre 500 mm nelle tre regioni interessate dal passaggio del ciclone: in Calabria, in provincia di Catanzaro, si è registrato il picco massimo di 569,9 mm in 72 ore nel Comune di San Sostene; in Sardegna, in provincia dell’Ogliastra, a Gairo, nella stazione di Gairo – Genna Tuvara, è stato raggiunto in circa 80 ore il picco di 556,2 mm; in Sicilia, in provincia di Messina, nel Comune di Fondachelli – Fantina la soglia massima rilevata è stata di 518,6 mm in 60 ore. Inoltre, sono caduti oltre 400 mm di pioggia in varie stazioni pluviometriche delle province di Catania, Ogliastra, Vibo Valentia, Messina, Reggio Calabria.
La Rete Ondametrica Nazionale ha registrato onde che hanno raggiunto, tra il 20 e il 21 gennaio, altezze massime di quasi 10 metri a Catania; di 7,50 metri a Capo Colonna, in provincia di Crotone; a Capo Boi nella provincia di Cagliari, di circa 4,50 metri.
Di fronte alla potenza di questi eventi, il nostro Paese, la Calabria, non possono restare impreparati: devono attrezzarsi per misurarsi con situazioni climatiche sempre più estreme per prevenirne le conseguenze. I danni causati dal ciclone Harry sono ingenti e impressi in foto e filmati: per le opere pubbliche (porti, strade, lungomare, reti, condotte, ferrovie, ecc.), per le attività produttive, ed in particolare per quelle legate al commercio ed settore dei servizi turistici e alle produzioni agricole, per le famiglie.
Nonostante da anni si discuta di cambiamenti climatici e territori a rischio, non pare siano corrisposte fin qui misure adeguate per mitigare i rischi e per porre il territorio in sicurezza laddove tecnicamente possibile e riparabile. Finanziamenti finalizzati e cantieri fermi o mai avviati, consumo smisurato del suolo, abusi edilizi, opere di dubbia fattura, carenza di programmazione e di personale dedicato alla manutenzione del territorio, insufficiente attenzione alla riconversione delle attività produttive e dei sistemi di sviluppo locale a modelli sostenibili hanno amplificato l’avanzare della potenza del ciclone e richiamano, ciascuno per le proprie funzioni, a nuove responsabilità per il presente ed il futuro prossimo. L’attività di allerta del sistema di Protezione Civile e la prontezza di molti Sindaci hanno evitato che ai danni materiali si aggiungessero anche i danni alle persone. Oggi, dopo le visite tardive di sottosegretari, si pone il problema immediato di ristorare i danni economici e riparare i danni alle infrastrutture pubbliche.
Per Federconsumatori Calabria si tratta anche di garantire a Comuni, imprese e cittadini, così come avvenuto in altre realtà del Paese, oltre che il riconoscimento dello stato di calamità ed i finanziamenti bastevoli per riparare e ristorare i danni, anche ogni temporanea misura per quanti impossibilitati ad esempio, ad ottemperare scadenze di mutui o il costo di servizi pubblici e privati che li espongono a morosità o sospensione di servizio. Inoltre, serve vigilare sul costo dei prodotti agricoli per calmierare eventuali aumenti o speculazioni sulle produzioni esposte agli eventi calamitosi. Su tutto, chiediamo piani straordinari efficaci per la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio che contemplino vincoli di blocco al consumo di suolo, ogni contrasto agli abusi ambientali e l’operatività concreta di enti regionali di cui non si riconoscono evidenti vantaggi nell’azione di prevenzione e di messa in sicurezza del territorio nonostante la compartecipazione dei contribuenti al loro mantenimento.
Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente, nel 2025 si sono registrati 376 eventi meteo estremi, con un aumento del 5,9% rispetto al 2024. Le risorse impegnate per riparare i danni sono state di oltre 11 miliardi di euro ma nel 2029 potrebbero arrivare a 34,2 miliardi di euro. In questo scenario in cui non s’intravede all’orizzonte alcuna visione di come il Governo intenda affrontare i mutamenti climatici, non vorremmo sprofondare nella direzione del negazionismo climatico trumpiano. (redazione@corrierecal.it)
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