Contrasto ai reati ambientali, cinque sequestri nel Lametino
Nel mirino dei militari del “gruppo interforce” impianti di trattamento di rifiuti e frantoi

LAMEZIA TERME Nel corso dei mesi di novembre e dicembre 2025 e nelle prime settimane del 2026 è stata svolta, sotto l’egida della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme, un’intensa operazione di controllo, al fine di verificare la regolarità in materia di gestione degli scarichi e dei rifiuti. L’attività ha riguardato quattro frantoi nell’hinterland lametino e un’azienda che opera nel settore di rifiuti. Nello specifico, i militari del “gruppo interforze”, costituito nel mese di ottobre del 2025 dall’attuale Procuratore della Repubblica ff – che direttamente lo coordina unitamente ai due Sostituti assegnati al gruppo 1 indagini, specializzato in materia di reati ambientali – al fine di avviare una più costante, incisiva e coordinata azione di contrasto in materia di criminalità ambientale, della Guardia Costiera di Vibo Valentia e di Pizzo, del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e del Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, con il supporto e contributo tecnico scientifico dell’Arpacal di Catanzaro, hanno riscontrato delle irregolarità, riconducibili alla gestione non conforme delle acque di vegetazione, in quattro frantoi ispezionati; in alcuni opifici è stato riscontrato che le acque di vegetazione e/o le acque di lavaggio delle olive e degli impianti finivano, senza la necessaria autorizzazione e senza alcun trattamento, direttamente nei vicini torrenti o nei fossi della zona. Per uno dei frantoi si è reso necessario il sequestro dell’intera linea di produzione. I militari, inoltre, individuavano in tre frantoi che alcune aree, afferenti alle aziende olearie, venivano illegalmente destinate all’accumulo di rifiuti, anche speciali. In uno di questi si accertava che un’intera area pari a 6500 mq veniva adibita a deposito non autorizzato di veicoli fuori uso. Al fine di impedire la continuazione della condotta inquinante, le fonti dell’inquinamento venivano interrotte e sequestrate e i trasgressori deferiti alla competente Autorità Giudiziaria. Nei primi giorni di gennaio 2026 è stato posto sotto sequestro un “Impianto di messa in riserva, recupero e deposito preliminare di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi”, impianto questo gestito da una Società che opera in regime di appalto nella gestione dei rifiuti e di igiene urbana per diversi Comuni in Calabria, ubicata in Zona Industriale del Comune di Lamezia Terme, poiché non osservava diverse prescrizioni contenute nell’autorizzazione rilasciata dalla Regione Calabria. Tra queste, i militari hanno accertato che vi era la presenza di rifiuti abbancati in aree scoperte dell’azienda, sprovvisti di idonea copertura nella parte superiore atta a prevenire la contaminazione dall’azione delle intemperie, che presentavano gocciolamento di percolato da rifiuto direttamente sulla pavimentazione impermeabile, con inevitabile contaminazione delle acque di prima pioggia e di dilavamento dei piazzali (è stato accertato come la Società avesse superato nel tempo anche le soglie quantitative indicate nelle relative autorizzazioni amministrative). Nel merito giova precisare che le acque meteoriche di dilavamento, allorquando vengano a contatto con sostanze inquinanti o pericolose (polveri, sostanze e detriti normalmente presenti sul suolo), devono essere qualificate come reflui industriali, ai sensi dell’art. 74 comma 1 lettera h) del D. Lgs. 152/2006, poiché originati dall’attività di impresa e quindi non riconducibili alla disciplina dell’art. 113 comma 1 e 2, avendo perso la loro originaria natura a causa della contaminazione. A peggiorare il quadro si è accertato che l’impianto di trattamento delle acque meteoriche e di piazzale è risultato non funzionante con immissione diretta dei reflui, in assenza di trattamenti, tramite un pozzetto scolmatore, nel sistema di raccolta delle acque bianche esterno all’impianto. I militari, inoltre, individuavano in un’area adiacente all’impianto, di proprietà della Società ispezionata, per la quale erano in corso dei lavori di ampliamento del medesimo impianto, vi era la presenza di rifiuti quali plastiche, miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, rifiuti da costruzione e demolizione vetro, terre e rocce che poggiavano direttamente su terreno nudo e non era presente, anche in questa zona, nessun tipo di copertura, con elevata probabilità destinati al riempimento dell’area. Al fine di impedire la continuazione della condotta inquinante, le fonti dell’inquinamento venivano interrotte e sequestrate e i trasgressori deferiti alla competente Autorità Giudiziaria. Per tutte le violazioni accertate il trasgressore veniva deferito alla competente Autorità Giudiziaria.
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