Sanità, maggiori risorse per il Sud e le farmacie
Con la manovra del 2026 si arriverà a complessivi 143 miliardi di euro a disposizione per il Ssn

Più risorse economiche per la sanità del Mezzogiorno, aumenti e indennità specifiche per medici ed infermieri ma anche fondi per stabilizzare la cosiddetta ‘Farmacia dei servizi’, ovvero la nuova farmacia non più solo dispensatrice di farmaci ma anche di servizi aggiuntivi come screening e vaccinazioni. Il Fondo sanitario nazionale (Fsn) 2025 è stato ripartito tra le Regioni e Province autonome e servirà a garantire ai cittadini queste, ed altre, misure concrete. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ha infatti approvato il riparto delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale per l’anno ’25 per un totale pari a 136,5 miliardi di euro, mentre si guarda al prossimo avvio delle Case di comunità per le quali sono in arrivo 7mila assunzioni tra medici e infermieri. Ad illustrare le misure, al termine della riunione del Cipess a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ed il sottosegretario con delega al Cipess Alessandro Morelli. Il ’25 “conferma il significativo aumento delle risorse per il Ssn, con un finanziamento di oltre 136,5 miliardi di euro. E con la manovra ’26 arriveremo a 143 miliardi di euro”, ha affermato Gemmato, sottolineando come si apra “una stagione d’investimenti per la sanità pubblica”. Faro puntato sul Mezzogiorno: alle regioni del Sud andranno 680 milioni di euro del Fsn nel triennio 2023-2025, con un aumento pari a 229 milioni. Per il terzo anno consecutivo vengono applicati i nuovi criteri di riparto del Fondo che prevedono una redistribuzione delle risorse sulla base del tasso di mortalità sotto i 75 anni e del cosiddetto coefficiente di deprivazione, che considera l’incidenza della povertà relativa individuale, i livelli di bassa scolarizzazione e il tasso di disoccupazione. Nel ’25 questi parametri determinano appunto un aumento complessivo di risorse verso il Sud di circa 229 milioni. Nel Fsn, ha ricordato Morelli, ci sono “2,5 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente”. E va sottolineata, ha spiegato, “un’importante novità con la quale le regioni hanno introdotto un nuovo criterio di riparto per la quota premiale che tiene conto dell’indice di densità abitativa e di estensione territoriale, e attribuisce maggiori risorse ai territori che meritano attenzione come Abruzzo, Basilicata, Molise e Calabria”.
Si cerca, cioè, di convogliare maggiori risorse verso le aree con più criticità. Previsto, inoltre, l’aumento del limite di spesa per le prestazioni accreditate private e la possibilità di inserire alcune patologie, come Parkinson e demenza, nel percorso nazionale di assistenza. Una quota di 25,3 milioni di euro è destinata alla proroga della sperimentazione della farmacia dei servizi, che la Legge di Bilancio ’26 ha reso strutturale con un finanziamento annuo di 50 milioni di euro. Una parte rilevante delle risorse è destinata poi alla valorizzazione del personale sanitario: 500 milioni di euro per l’incremento dell’indennità di esclusività della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria; 370 per l’aumento dell’indennità di specificità infermieristica; 340 per l’indennità di pronto soccorso; 50 per finanziare l’indennità di specificità medico-veterinaria e oltre 423 milioni per l’aumento delle tariffe orarie delle prestazioni aggiuntive per il recupero delle liste d’attesa. Intanto si guarda anche alle future Case di comunità, perno della riforma dell’assistenza territoriale per rendere i servizi più prossimi ai cittadini. Il termine ultimo per il loro avvio è fissato a giugno ’26 e il Sud è ancora indietro, ma le regioni hanno ancora margine e quest’anno, ha ricordato Gemmato, è prevista l’assunzione di 6mila infermieri e mille medici per renderle operative.
Sulla questione è intervenuto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci: «Ci sono alcune regioni, come la Puglia, che devono accelerare. Globalmente alcune regioni stanno realizzando più case di comunità rispetto ad altre, e questo va detto. Ma il nostro obiettivo – ha concluso – è soprattutto incoraggiare le regioni con maggiori difficoltà a superare gli ostacoli e raggiungere i target».