Assoldati dalla ‘ndrangheta e aggressivi. Anche in Calabra c’è la “peggio gioventù”
Tra i fenomeni più preoccupanti emersi dall’inaugurazione dell’anno giudiziario quello della criminalità minorile, che registra dati allarmanti

CATANZARO Spesso assoldati dalla ‘ndrangheta, in genere molto aggressivi, oggi più di ieri. «Dati allarmanti» per quanto riguarda la criminalità minorile emergono dalla relazione della presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, per l’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Un fenomeno sotto traccia ma preoccupante, quello della violenza giovanile in Calabra, contro il quale le istituzioni fanno fatica a lottare.
Amani nude contro il fenomeno
La prima emergenza è quella, al solito, della carenza di personale. Nella relazione si osserva: «La procuratrice reggente della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, Alessandra Ruberto, consegna nella sua relazione dati abbastanza allarmanti, non senza aver prima – e ancora una volta – denunciato l’assoluto sottodimensionamento dell’organico dell’ufficio rispetto alla vastità del distretto di riferimento e alla specifica connotazione delinquenziale che contraddistingue le quattro province ricadenti nell’ambito della multidisciplinare e articolata competenza dell’ufficio di Procura minorile. Infatti, l’organico è costituito da 3 soli magistrati: il procuratore e 2 sostituti procuratori. Invero, è di tutta evidenza che gli interventi repressivi non bastano; è necessario invece che la magistratura minorile intervenga tempestivamente su nuclei familiari problematici, su forme di disagio e devianza minorile ancora embrionali ma passibili di strutturarsi e trasmodare in comportamenti penalmente rilevanti laddove non tempestivamente intercettate e trattate con gli interventi specialistici e multisettoriali che la normativa prevede. Solo così – sostiene la presidente della Corte d’appello – può darsi piena attuazione ai principi ispiratori dell’ordinamento minorile, soprattutto in un distretto nel quale le risorse riferibili al terzo settore sono scarse, le carenze strutturali nei servizi assistenziali pubblici evidenti, le marginalità economiche ed educative abbastanza diffuse».
I reati
L’analisi dei procedimenti di maggior rilievo che hanno interessato l’ufficio di Procura minorile nel periodo di riferimento – prosegue la relazione della presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Epifanio – «conferma un dato già rilevato nelle relazioni degli anni scorsi: il distretto catanzarese continua ad essere connotato da un consistente fenomeno di criminalità minorile, anche in ragione della radicata presenza di numerose consorterie di criminalità organizzata che non si fanno scrupolo di coinvolgere minori nelle loro attività delinquenziali. E’ opportuno ricordare – si legge infatti – che l’altissimo indice Ioc che caratterizza il territorio del distretto non risparmia neppure l’ambito minorile: le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, infatti, non di rado coinvolgono anche indagati giovanissimi e interessano dunque anche il Tribunale per i minorenni». E poi: «Si è registrato – prosegue la relazione – un notevole aumento di forme di aggressione fisica tra giovanissimi, rappresentando i reati di lesioni e percosse le fattispecie più frequentemente iscritte nel periodo in scrutinio. Seguono in incidenza statistica le iscrizioni per il reato di minaccia, quelle per i reati di furto, di danneggiamento e in materia di sostanze stupefacenti. E ancora: «Di pari passo con il crescente utilizzo da parte dei ragazzi dell’uso dei social media, si conferma il trend in aumento dei reati commessi col mezzo informatico, con conseguente incremento del numero di segnalazioni concernenti il coinvolgimento di minori in reati di diffamazione, revenge porn, cyberbullismo. Né minore rilievo – conclude la presidente della Corte d’appello di Catanzaro – hanno assunto i procedimenti iscritti per reati ricadenti nell’ambito del cosiddetto “codice rosso”». (c. a.)
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