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il dibattito sulla giustizia

«La separazione delle carriere non mina affatto l’indipendenza esterna dei magistrati»

L’avvocato Francesco Iacopino, presidente della Camera penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, è intervenuto all’inaugurazione dell’anno giudiziario

Pubblicato il: 31/01/2026 – 20:54
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«La separazione delle carriere non mina affatto l’indipendenza esterna dei magistrati»

CATANZARO «La separazione delle carriere non mina affatto l’indipendenza esterna dei magistrati. Anzi la rafforza. Altrimenti, in questa battaglia, saremmo schierati sul fronte del No. Basta scorrere gli articoli 101, 104, 105, 107 e 109, per avvedersi che la riforma realizza solo la separazione interna, per dare attuazione al giusto processo». Lo ha detto l’avvocato Francesco Iacopino, presidente della Camera penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Distretto di Catanzaro. «Ad Anm del Distretto – ha aggiunto Iacopino – rispondo con la riflessione del Giudice Antonio Saraco: “quando paghi per affiggere manifesti che dicono al cittadino che con la riforma costituzionale la magistratura sarà soggetta al potere esecutivo e di questo, però, non c’è traccia nel testo normativo che, anzi, dice il contrario, tu hai già fatto una scelta di campo, hai scelto di essere un soggetto politico”. La storia ci insegna che ogni riforma strutturale della giustizia è stata avversata dalla magistratura. È accaduto con l’introduzione del processo accusatorio. È accaduto con la riforma dell’articolo 111 della Costituzione. Riforme oggi unanimemente riconosciute come conquiste irreversibili della civiltà giuridica, ma che all’epoca incontrarono una forte opposizione corporativa. Oggi – ha proseguito il presidente della Camera penale  “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro – ci troviamo di fronte a un passaggio analogo. Ancora una volta esiste il rischio di collocarsi dalla parte sbagliata della storia o, al contrario, l’opportunità di assumere una postura diversa, in modo da concorrere all’approvazione di una riforma che non mortifica la giurisdizione, ma la rafforza; che non indebolisce la magistratura, ma ne accresce la credibilità; che non limita l’indipendenza, ma la rende più solida e percepibile. Separare non è sfiducia. È chiarezza. Non è una resa. È una garanzia. Nelle democrazie mature, la terzietà del giudice non è affidata al solo equilibrio individuale, ma è costruita dall’ordinamento. L’Italia ha oggi l’opportunità di completare il percorso avviato quarant’anni fa, allineandosi alla normalità democratica e rafforzando la fiducia dei cittadini nella giustizia. Ed è proprio nell’interesse della giustizia, della sua credibilità e della sua autorevolezza – conclude Iacopino – che questa scelta può diventare una conquista condivisa, capace di realizzare pienamente il modello accusatorio e il giusto processo, di rafforzare la presunzione di innocenza e di collocare anche la magistratura, questa volta, dalla parte giusta della storia. Me lo auguro. Lo auguro a tutti noi. Lo auguro al futuro del nostro Paese». (redazione@corrierecal.it)

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