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L’audizione in antimafia / 2

‘Ndrangheta, dal Brasile ai porti di Gioia Tauro e Savona: come viaggia la cocaina del PCC. «Comprata a mille, venduta a 35mila euro»

Container e tracciamenti digitali, il pm Gakia in Antimafia: «Uno dei punti più avanzati del crimine organizzato globale»

Pubblicato il: 02/02/2026 – 11:09
di Giorgio Curcio
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‘Ndrangheta, dal Brasile ai porti di Gioia Tauro e Savona: come viaggia la cocaina del PCC. «Comprata a mille, venduta a 35mila euro»

LAMEZIA TERME Dai container che partono dal porto di Santos fino ai terminal europei, con l’Italia al centro della rotta della cocaina del PCC. Nell’audizione in Commissione antimafia, il pm brasiliano Lincoln Gakia ha indicato in particolare Gioia Tauro e Savona tra gli snodi citati nelle indagini su traffici marittimi, contaminazione dei carichi e tecniche sempre più sofisticate di tracciamento, dal cloud agli AirTag inseriti nei container.   

Gli affari del PCC con la ‘ndrangheta: tanti soldi, pochi rischi

Spazio ovviamente all’intesa «operativa, strutturata e altamente redditizia» che è poi l’asse tra il Primo Comando della Capital (PCC) e la ‘ndrangheta calabese, indicata come «partner principale» del gruppo criminale sudamericano in Europa. Ma non è tutto. Il pm brasiliano, infatti, ha indicato quello che può essere definito «il punto più delicato per l’Italia» e, cioè, la ricostruzione del “modello” di collaborazione. Il PCC comprerebbe la cocaina nei Paesi produttori andini (fra tutti Colombia, Ecuador e Bolivia) curando la logistica e l’imbarco sui vettori marittimi, mentre alla mafia italiana spetterebbe la presa in consegna all’arrivo – a Gioia Tauro e in altri porti europei – e la distribuzione sul territorio. Con un dettaglio che, nelle parole del pm di San Paolo, chiarisce la natura dell’accordo: «50 e 50» sulla ripartizione dei ricavi. La mafia locale, secondo Gakia, «non paga un centesimo per comprare la droga in Sud America» ma «riceve metà dei profitti», mentre per il PCC «è vantaggioso» perché non deve gestire la fase più esposta: la distribuzione in Europa.



Santos e San Paolo

Nella stessa audizione, il pm Gakia ha insistito su un altro punto fondamentale per capire la portata dal business intercontinentale: i margini giganteschi del traffico. Per il magistrato brasiliano il prezzo d’acquisto nei Paesi produttori sarebbe «in media 1.000 dollari al chilo», mentre in Europa la vendita viaggerebbe «in media a 35.000 euro», con picchi ben superiori su alcuni mercati. Una forbice che spiega perché, per il magistrato brasiliano, si tratti di una «collaborazione di successo» e di una «strada senza ritorno». Il legame tra PCC e mafie italiane, sempre secondo la ricostruzione offerta in Commissione, non sarebbe recente. Gakia ha collocato un primo snodo già nel 1990, con l’arresto in Brasile di due camorristi latitanti, episodio dal quale sarebbe maturata persino un’“ispirazione” organizzativa: lo statuto del PCC sarebbe stato modellato guardando alla camorra. Nel tempo, ha aggiunto, i contatti con ambienti italiani sarebbero diventati più stretti e stabili, con presenze e arresti nell’area portuale di San Paolo e nel contesto del porto di Santos.

Le figure di Rocco Morabito e Vincenzo Pasquino

Il passaggio che incrocia direttamente l’Italia riguarda poi alcune figure chiave della ’ndrangheta. Gakia ha ricordato l’arresto nel 2021 di Rocco Morabito, descritto come «mafioso di prima categoria», sostenendo che la sua presenza e i suoi rapporti avrebbero contribuito a rafforzare ulteriormente il rapporto con il PCC. Nello stesso perimetro ha citato Vincenzo Pasquino, indicato come «gancio della ’ndrangheta a San Paolo con il PCC», e la necessità – più volte ribadita – di squadre investigative congiunte e «scambi informativi tempestivi per colpire non solo i carichi, ma soprattutto le filiere e i soggetti che li gestiscono». Sul versante operativo, l’audizione ha richiamato anche l’evoluzione tecnologica dei traffici: nelle indagini emergerebbero sistemi di tracciamento dei carichi (come AirTag) e perfino dati archiviati su cloud, con informazioni georeferenziate sui movimenti e sulle rotte. In questo quadro sono stati citati anche snodi logistici europei e italiani: oltre a Gioia Tauro, Savona è comparsa tra le menzioni legate alle rotte e alle dinamiche portuali, mentre all’estero vengono indicati porti come Tarragona.

«Non solo repressione ma serve strategia»

Il tema, ha insistito Gakia, non è solo «repressivo ma strategico» perché sequestrare la cocaina senza risalire ai gruppi che la governano produce un risultato limitato, in fondo le organizzazioni mettono in conto una quota di carichi persi. Per questo, nella relazione, la collaborazione stabile tra PCC e ‘ndrangheta viene descritta come «uno dei punti più avanzati del crimine organizzato globale» perché parliamo di un’alleanza che unisce approvvigionamento, logistica, distribuzione e riciclaggio lungo la dorsale Sud America–Europa. (g.curcio@corrierecal.it)

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