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L’EVENTO DELL’ANCE A COSENZA

Occhiuto: «Formazione qualificata dei migranti nordafricani per la manodopera in Calabria»

Il presidente della Regione parla ai costruttori del Mezzogiorno. E sulla Zes annuncia: «Ulteriori fondi FSC per il credito d’imposta»

Pubblicato il: 05/02/2026 – 14:47
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Occhiuto: «Formazione qualificata dei migranti nordafricani per la manodopera in Calabria»

COSENZA Il “modello Cuba” spostato dalla sanità all’edilizia. Dai Caraibi al Mediterraneo: «La mia giunta sta lavorando a un progetto di formazione rivolto ai migranti dell’area del nord Africa per creare manodopera qualificata e profili difficili da trovare nell’edilizia e nei lavori pubblici». L’annuncio arriva dal presidente Roberto Occhiuto, ospite dell’evento nella sede di Confindustria Cosenza dove si sono radunati i vertici regionali dell’Ance di tutto il Mezzogiorno. Una proposta che viene bene accolta dagli imprenditori edili calabresi e dai vertici locali di Ance, alla presenza della presidente nazionale Federica Brancaccio.
Il governatore rilancia e in un certo senso aggiorna l’idea già messa in atto dopo la tragedia di Cutro – il bando Oikos – con l’obiettivo di «creare inclusione reale e trasformare l’immigrazione disperata in migrazione da domanda, evitare nuove baraccopoli ripopolando le aree interne grazie ai 78 milioni nel social housing e prevedendo, nei borghi, anche contributi per nomadi digitali e pensionati».

Galiano: «L’edilizia non è solo cemento»

In apertura dei lavori moderati da Gianpaolo Latella, direttore di Ance Cosenza, il presidente dei costruttori cosentini Giuseppe Galiano indirizza subito i temi del confronto sulle priorità: «Riqualificazione urbana, transizione ecologica e housing sociale sono tre asset su cui la Regione Calabria ha investito tanto e per questo la ringraziamo – dice Galiano –. L’edilizia non è solo cantieri ma sicurezza, ambiente ed etica: non cementificazione e consumo di suolo ma ricostruzione, magari dopo avere abbattuto l’esistente. Dalle istituzioni vogliamo sostegno e non assistenzialismo: il caro materiali e carburante rischia di mettere a rischio un quadro positivo ma ancora fragile. Oltre al ponte sullo Stretto – conclude Galiano – bisogna modernizzare la 106 e portare l’Alta Velocità ferroviaria». Poi il dibattito continua dopo le sollecitazioni di Latella sulla doppia sfida di chiudere il Pnrr e fronteggiare le criticità in fatto di dissesto idrogeologico in una nuova declinazione della questione meridionale, «tema scomparso dal dibattito pubblico».

La collaborazione virtuosa pubblico-privato

I saluti istituzionali sono aperti dal sindaco Franz Caruso che rivendica «la centralità di Cosenza nel recepire gli indirizzi dell’Ance, ribadita dalla scelta di fare leva sulle competenze di Sarino Branda nella mia giunta. La nostra città – aggiunge – è una eccellenza nell’utilizzo dei fondi, da Agenda Urbana 1, che con il 90% di lavori finiti ci ha dato una premialità per Agenda Urbana 2, agli 11 cantieri CIS quasi tutti chiusi. Non abbiamo alcun problema nei bandi, a cui oggi partecipano puntualmente tra 20 e 30 imprese laddove prima non rispondeva nessuno. La nostra città non ha niente da invidiare a nessuno». Il presidente della Provincia facente funzioni, Giancarlo Lamensa, riporta invece in cifre gli investimenti dell’ente in fatto di viabilità ed edilizia scolastica «per un totale di 330 milioni intercettati e investimenti quintuplicati, nei due settori, a 11 miliardi nel bilancio di previsione».
Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria, vede nell’evento di oggi la conferma di una «Calabria baricentrica» e fa gli onori di casa per una giornata in cui Cosenza è capitale dei costruttori di tutto il meridione, senza dimenticare il lavoro del vicepresidente nazionale Perciaccante con la sua delega proprio al Sud.
E se il prefetto Rosamaria Padovano sposta il focus sul disagio abitativo («Si tenga conto del diritto all’abitare dignitoso per tutte le persone»), la presidente Brancaccio le fa eco sul concetto di casa come «infrastruttura sociale: il rapporto tra mondo produttivo e istituzioni – aggiunge la presidente nazionale Ance – è fondamentale in un Paese fragile che ha bisogno di manutenzione, un impegno che forse non taglia nastri ma evita danni e mostra i suoi effetti nel lungo periodo». In quest’ottica è – secondo Brancaccio – decisivo «prevenire coordinando le competenze a livello centrale, il che non significa togliere qualcosa ai territori. I danni da eventi calamitosi nel decennio 2012/2022, dunque senza quelli ancora più vicini a noi, si sono triplicati rispetto al periodo dal dopoguerra al 2012: è per questo che i fondi servono ma anche la semplificazione e la flessibilità nella programmazione. Troppe regole – ironizza – significa nessuna regola, oggi ci sono normative ferme a 1942 o al 1968 dunque bisogna avere il coraggio di chiedere grandi riforme per creare le condizioni di restare ai nostri ragazzi o per una immigrazione e manodopera di qualità».

Occhiuto ringrazia i sindacati e “bacchetta” la politica

«La Calabria è una regione complessa dove, anche se parliamo di edilizia e lavori pubblici, serve il contributo tanto delle imprese e delle forze dell’ordine quanto del sindacato – dice Occhiuto –. La Calabria è cresciuta anche grazie ai sindacati e alle organizzazioni datoriali, che mi hanno dimostrato una consapevolezza più spiccata rispetto al mondo della politica locale e nazionale più orientato al pregiudizio e a quella che chiamo “sindrome di Calimero”». Il governatore ha poi elencato gli interventi nel settore turistico – con il boom di traffico degli aeroporti calabresi – e nei lavori pubblici, «non solo grazie alle risorse del Pnrr che in Italia, solo per fare un esempio, non finiscono nelle strade se non alberate ed ecosostenibili. Manca un miliardo per l’Alta Velocità ferroviaria ma ne abbiamo previsti 3,8 per la Statale 106, da unire ai 500 milioni per la Trasversale delle Serre e i 900 milioni per il tratto autostradale tra Cosenza e Altilia: non sono fondi Pnrr» ribadisce Occhiuto rimarcando l’importanza dell’opera pubblica in quanto «crea sviluppo a lungo termine oltre a creare posti di lavoro nell’immediato: rigenerare un borgo e ripopolarlo produce effetti al lungo termine, una volta finiti i cantieri che pure hanno dato occupazione».

Il dissesto idrogeologico e il freno della burocrazia

Roberto Occhiuto, nelle settimane del post-ciclone Harry, non può non parlare anche di dissesto idrogeologico: «Dal 2010 al 2021 sono stati spesi 70 milioni mentre noi ne abbiamo spesi 140, esattamente il doppio, dal 2022 al 2025. Il problema però non è la gestione ma l’ordinario: per intervenire servono 18 passaggi tra autorizzazioni e pareri preventivi»: a mo’ di esempio riporta l’impossibilità di utilizzare i sedimenti dei fiumi o la sabbia dei porti insabbiati per il ripascimento delle coste e la mitigazione del rischio. «Siamo primi nel mondo nella gestione dell’emergenza, basti pensare alla nostra Protezione Civile, ma adesso bisogna fare lobbying per snellire gli interventi per la riduzione del rischio: 8 mesi sono troppi, è un tempo in cui lo scenario cambia completamente». Un ultimo passaggio, Occhiuto lo dedica alla Zes, annunciando «ulteriori fondi FSC per il credito d’imposta» e incassando uno degli applausi più lunghi nella saletta di via Tocci. (redazione@corrierecal.it)

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