Il suicidio in carcere del boss della Sibaritide, la storia si ripete
L’autopsia sul corpo di Pietro Marinaro conferma quanto ipotizzato. Stesso destino toccato tre anni fa al Coriglianese Francesco Cufone

PADOVA Il boss della Sibaritide Pietro Giovanni Marinaro si è tolto la vita. L’ergastolano era detenuto dall’aprile del 1998, ed è stato ritrovato privo di vita – lo scorso 28 gennaio – all’interno della sua cella nel carcere “Due palazzi” di Padova. Il 74enne, da quanto si è appreso, si è impiccato. I medici legali chiamati ad effettuare una perizia sul corpo della vittima non hanno trovato tracce di aggressioni o ferite tali da far presupporre un decesso sopraggiunto per altre cause. Il boss era stato condannato all’ergastolo perché accusato e ritenuto mandante degli agguati mortali a Mario Mirabile, assassinato a Corigliano il 31 agosto del 1990, e Luigi Lanzillotta, imprenditore a Cassano il 9 gennaio del 1993.
Da sempre considerato il braccio destro del boss Santo Carelli: Marinaro era riuscito a fuggire all’estero sottraendosi alla cattura, salvo poi essere rintracciato nell’aprile del 1998 a Francoforte sul Meno, in Germania. Da quel momento, tutti i suoi giorni li ha trascorsi in carcere.
Francesco Cufone, un analogo destino
Un analogo destino ha segnato la vita di Francesco Cufone, 33enne di Corigliano. Il giovane era stato arrestato nell’ambito delle indagini correlate all’omicidio di Pasquale Aquino. L’uomo, ristretto in isolamento nel nuovo reparto del carcere di Taranto, si è ucciso – nel 2023 – realizzando una corda rudimentale con le lenzuola del letto e impiccandosi alla grata della finestra del bagno. A nulla è servito l’intervento dell’agente di polizia penitenziaria in servizio in quel momento e sopraggiunto dopo aver notato che il trentatreenne non era nella sua stanza.

Sullo sfondo del gesto estremo, il faticoso percorso avviato da Cufone che aveva iniziato a rispondere alle domande dei magistrati della Dda di Catanzaro, salvo poi ritrattare e interrompere la propria collaborazione con la giustizia. Il 33enne era stato arrestato con l’accusa di detenzione e traffico di cocaina e detenzione ed occultamento di un arsenale d’armi. Nel corso dell’ultimo incontro con il pm della Dda di Catanzaro Alessandro Riello (si occupa del territorio della Sibaritide, ndr), Cufone aveva manifestato la volontà di non proseguire il rapporto con la giustizia. Per “giustificarsi” aveva sostenuto di aver reso delle confessioni solo per uscire dal carcere ribadendo tuttavia di aver avuto sempre a cuore le sorti dei propri familiari. Poi il silenzio e la decisione di farla finita. (f.benincasa@corrierecal.it)
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