Manna, la giustizia e la colonna infame
Giganti come Giacomo Mancini hanno dovuto subire l’onda di essere additati come uomini delle ‘ndrine

RENDE Se veramente Marcello Manna risultasse innocente anche per corruzione giudiziaria, dopo la decisione della Cassazione di annullare con rinvio la condanna in appello, verrebbe voglia di chiedergli ciò che Montanelli disse di Andreotti: «O è il male assoluto oppure è un perseguitato sulla stregua dei primi cristiani».
Manna è stato arrestato per concorso esterno mafioso e poi assolto. È stato rinviato a giudizio per Malarintha e assolto. Si è visto commissariare per mafia nello stesso comune un cui Sandro Principe ha subito un autentico e non ancora concluso calvario.
È stato additato in tutta Italia come il legale che aveva corrotto un giudice per evitare l’ergastolo di un mafioso e oggi la Cassazione ci dice che quella sentenza è illogica.
Sarebbe sbagliato strumentalizzare questa vicenda per il referendum sulla giustizia. Ma la sua situazione, affrontata con una resilienza fuori dal comune, ci impone di capire se possa esistere una giustizia che persegua chi compie reati sulla base delle prove e del principio di ogni ragionevole dubbio.
Basterà separare le carriere per arrivarci? Non lo so e lo dico votando Sì.
Il Parlamento dovrebbe occuparsi anche della legislazione sugli scioglimenti che non tiene conto delle decisioni degli organi giudiziari e assegna a prefetti, sindaci e presidenti della provincia il compito improprio di esprimere pareri che non dovrebbero essere richiesti.
Così come emerge il rischio che gli errori giudiziari macroscopici legittimino i politici disonesti nel futuro. Anche in relazione a Manna, che per me non ha rispettato il disegno politico amministrativo, c’è il rischio di delegare alla magistratura il compito che la politica ha perso. Manna aveva il diritto di fare il sindaco sino a fine mandato? Si, dopo quello che avevano detto Tdl e Cassazione. Ma non l’ha potuto fare.
Vedere mafia dappertutto ha vanificato il senso della vera antimafia. Commettere errori evidenti sul piano giudiziario ha anche l’effetto di assolvere a prescindere tanti eventuali colpevoli.
In questa regione politicanti mediocri si sono arricchiti nella impunità. E giganti come Giacomo Mancini hanno dovuto subire l’onda di essere additati come uomini delle ‘ndrine. Contraddizioni che nessun referendum potrà risolvere. Che la corruzione sia in buona salute in Italia ancora oggi è un dato di fatto. Spetta alla magistratura seria scovarla con strumenti costituzionali. Quelli del diritto e non della colonna infame. (redazione@corrierecal.it)
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