È ripreso il gioco dell’oca del Ponte sullo Stretto, analisi e notizie
Le baruffe del pirandelliano Pd calabrese, i migranti morti in mare e Scena Verticale

COSENZA Il gioco dell’oca del Ponte sullo Stretto ricomincia dalla casella di partenza. Il ministro Salvini è dovuto andare alla Canossa del Quirinale per evitare che il suo progetto resti in una morta gora e solo dopo questa mossa è approdato al Consiglio dei ministri.
L’accordo di programma ora sarà inviato a chi di dovere per i controlli di legittimità che dovranno produrre una nuova delibera Cipess. Il piano economico per l’ennesima volta deve essere aggiornato. Evitata la nomina di un commissario straordinario, al Ministero dei trasporti va via l’incubo di un novello Ponte dei sospiri immateriale. L’unico commissario straordinario sarà Aldo Isi ad di Rfi che si occuperà della opere ferroviarie in Calabria e Sicilia. Salvini dovrà dialogare con la Commissione europea sulle questioni di compatibilità e di modalità di appalto.
Il percorso ad ostacoli però prosegue come segnala il Verde Bonelli allarmato dalla norma dell’ultimo decreto che evita la valutazione complessiva del Consiglio superiore dei Lavori pubblici limitandosi alla sola relazione della società che ha progettato l’opera. Iniziamo a rincorrere una nuova data inizio lavori dopo averne messe da parte almeno tre.
Giuliano Santoro, giornalista calabrese del Manifesto, ha rivelato due documenti europei da non trascurare. La lettera ufficiale scritta dal direttore dell’Ambiente, Eric Mamer e quella firmata da Hubert suo collega alla Concorrenza. Vi sono questioni nodali in quelle missive. Sostenibilità ambientale di un Ponte che sorge su una faglia di non poco conto e che stravolge un equilibrio secolare di uno dei tratti di mare più belli al mondo, finanziamento interamente pubblico con privati spariti e nuova gara d’appalto (si era mantenuta quella del 2005) sono rilievi di non poco conto che non possono essere rubricate a bazzecole. Si spera che la scrupolosità dei tecnici di Mattarella e le sue competenze giuridiche abbiano tenuto conto di questi allegati non molto note all’opinione pubblica nei suoi contenuti di dettaglio. Alla Corte dei Conti che riceverà le nuove disposizioni e revisioni non mancano ragione e giudizio per valutare il tutto. Salvini, baldanzoso, sostiene che i cantieri apriranno nei prossimi mesi. Gli consigliamo prudenza scaramantica meridionale viste le precedenti false partenze.
Resta un dato di pietra. Comunque la si veda, Calabria e Sicilia sono state trattate da colonie quasi fossero una sorta di Guyana italiana, regione europea con cui condividiamo molti standard economici. Chi ha deciso per noi? Pochi governanti. Neanche i consigli regionali delle due regioni ne hanno discusso. Un referendum consultivo avrebbe rafforzato discussioni. Ma chi vuoi che al tempo della democrazia dei nominati sia interessato a processi partecipati? Tanto sul Ponte del gioco dell’oca, anche se resta virtuale, ci si lucra lo stesso.
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Il Pd calabrese maggiore partito d’opposizione dovrebbe fare una seria opposizione al Ponte e invece tutto si limita alle dichiarazioni spot della segretaria Schlein e del suo calabrese Nicola Irto.
Il Pd calabrese è un partito pirandelliano da “Uno, nessuno, centomila” tra l’Io rappresentato e quello percepito dagli altri. A Lamezia Terme una leader autorevole e tosta come Doris Lo Moro costretta ad uscire dal partito e a scegliere una posizione indipendente per meglio condurre la sua battaglia di opposizione.
A Reggio Calabria dove si voterà a primavera l’uscente Giuseppe Falcomatà e il suo vice Mimmo Battaglia sono divisi sulle Primarie da organizzare e i documenti approvati sono carta muta. Stessa aria a Catanzaro per le imminenti Provinciali a voto qualificato che vedono interpartitiche di schieramento saltare e le idee andarsene per conto proprio.
A Vibo Valentia crisi da rimpasto ad un anno e mezzo dal voto di un campo largo che era stato presentato come modello. L’assessora alla Pubblica istruzione Vania Continanza si è dimessa lanciando un segnale chiaro di dissenso.
A Cosenza il Pd è in piena secessione dopo il rimpasto avvenuto che ha lacerato anche il Psi partito del sindaco dopo la defenestrazione dell’assessora Pina Incarnato, figlia dell’ex capogabinetto del primo cittadino.
Ma è il Pd ad essere maggiormente dilaniato con alleanze che si ricompongono e si scompongono nel battere di un occhio. La cronaca ha segnato una convocazione di pomposi Stati generali da parte del segretario provinciale Matteo Lettieri che cerca di difendere la sua posizione messa in discussione dalla fronda che oggi chiama a raccolta segretari di circolo, amministratori e iscritti in Federazione. Un congresso infinito che ha registrato l’uscita dalla maggioranza comunale votata dal circolo locale a trazione adamiana e la conseguente uscita dal circolo da parte di due assessori comunali e da ben 7 consiglieri comunali. Il caos incalza e a Roma si dorme come in segreteria regionale.
Osserviamo che il sindaco Franz Caruso nell’affrontare il rimpasto ha sfatato il luogo comune cosentino che lo aveva spesso dipinto come ostaggio mani e piedi di Nicola Adamo e di Gigino Incarnato. Si è alleato con il consigliere regionale Francesco De Cicco leader della nuova formazione Democratici progressisti e ha portato in giunta l’indipendente Rosario Branda, direttore storico di Confindustria, che è già all’opera ascoltando pubblicamente le forze produttive che interessano il suo ramo.
La guerra civile del Pd ha prodotto anche la defenestrazione di Francesco Alimena, capogruppo che aveva ricevuto la delega al centro storico. Un luogo dove è nato e dove abita erede di una famiglia di nobili tradizioni e in cui ha condotto una buona azione nell’ambito dei Cantieri del Cis. Non sarà stato tutto perfetto ma l’impegno è stato lodevole.
Alimena ora paga la sua appartenenza brunobossiana e la città dovrà attendere un sostituto che si spera sia all’altezza della situazione. Ritorna in mente la celebre battuta del romanzo di Pirandello in cui si legge: “Ma il guaio è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite”. Adatta ad un dialogo tra il Pd calabrese e i suoi elettori.



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Non è vero che il ciclone Harry non ha provocato vittime. Forse sulla terraferma. Abbiamo il legittimo sospetto che la gran parte dei migranti imbarcati su 29 carrette del mare salpate dalla Tunisia in quelle drammatiche ora siano finiti in fondo al Mediterraneo. Solo due barche secondo il report di una Ong sono riuscite a sbarcare a terra. Potrebbero essere mille i dispersi senza nome e senza tomba. Pensavo a loro ammirando l’ultimo spettacolo di Scena Verticale che ha debuttato in prima nazionale al Teatro India di Roma.
E’ l’ennesima riuscita riflessione con arte teatrante innovativa da parte di Saverio La Ruina, Cecilia Foti e Dario De Luca che in un cimitero in scena che sembra disegnato dai pennelli di Magritte hanno colpito al cuore tutti gli spettatori.
Non ho spazio per una critica compiuta che il lavoro meriterebbe. Ma ai miei lettori mi piace dare una notizia a corollario dello spettacolo all’India di Roma. Era presente in sala una numerosa rappresentanza di castrovillaresi autodefinitisi “Amici Scena Verticale”. Si sono organizzati con bus, biglietto teatrale, cena e albergo per non perdersi la prima dei loro beniamini in scena. Vedere dei cittadini che si organizzano per vedere il loro teatro come accade ai tifosi di calcio mi sembra la miglior notizia al tempo che uomini, donne e bambini muoiono in fondo al mare tra il disinteresse generale.
“Kr70M16-Naufrago senza nome” al termine del tour italiano sarà in Calabria a Castrovillari al Festival “Primavera dei teatri”. Uno spettacolo da non perdere. (redazione@corrierecal.it)
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