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Calabria tra ritardi e opportunità

Educare da 0 a 6 anni, la riforma che fatica a partire

A nove anni dal decreto 65/2017, il sistema integrato per la prima infanzia resta incompiuto e frammentato

Pubblicato il: 07/02/2026 – 13:56
di Paola Suraci
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Educare da 0 a 6 anni, la riforma che fatica a partire

REGGIO CALABRIA «Il periodo più importante della vita non sono gli anni di studio all’università, ma quelli più precoci, dalla nascita fino ai sei anni». Maria Montessori lo aveva intuito oltre un secolo fa. Oggi le neuroscienze lo confermano senza esitazioni. Eppure, in Italia, il sistema educativo continua a considerare la fascia 0-6 come un segmento incompiuto, frammentato e profondamente diseguale. È da questa contraddizione che ha preso avvio il convegno “Costruire il sistema integrato 0-6. Sfide, soluzioni e corresponsabilità educativa nei territori”, svoltosi nella sala Monteleone del Consiglio regionale della Calabria, promosso da FISM Reggio Calabria.
A nove anni dall’approvazione del decreto legislativo 65/2017, il bilancio resta critico: il sistema integrato 0-6 esiste sulla carta, ma nei territori fatica a tradursi in un servizio realmente accessibile e omogeneo. Una distanza tra norme e realtà che è emersa con forza nel confronto tra istituzioni, rappresentanti del mondo educativo e del privato sociale.
Dopo i saluti istituzionali, si è entrati nel vivo dei lavori, moderati da Angela Campolo, referente pedagogica FISM Calabria, con Giuseppe Russo, presidente provinciale FISM Reggio Calabria, che ha sottolineato come la corresponsabilità educativa non possa restare un principio astratto, ma debba tradursi in politiche concrete e coordinate.
Il cuore del convegno è stato l’intervento di Simonetta Rubinato, presidente FISM Treviso, che ha tracciato un quadro nazionale segnato da ritardi strutturali, frammentazione istituzionale e forti disuguaglianze territoriali. L’Italia è ancora lontana dall’obiettivo europeo del 33% di copertura dei servizi educativi per la prima infanzia (0-3 anni), fissato per il 2027, mentre l’Unione Europea ha già innalzato il target al 45% entro il 2030.
Rubinato ha denunciato una delle principali criticità del sistema: la persistente separazione tra servizi per la prima infanzia, collocati nell’area del sociale, e scuola dell’infanzia, inserita nel sistema dell’istruzione. Una frattura che si riflette nelle deleghe politiche, nella normativa e nelle competenze amministrative, rendendo di fatto incompiuto il sistema integrato immaginato dal legislatore. A questo si aggiunge l’assenza di un titolo unico per lo 0-6, segno di una riforma rimasta a metà anche sul piano professionale.
Il focus sulla Calabria

I dati illustrati durante il convegno mostrano come, in Calabria, la copertura dei servizi 0-3 si attesti nel 2024 intorno al 15,8%, ben lontana dall’obiettivo minimo europeo. Un divario che si traduce in disuguaglianze concrete per le famiglie e in un freno allo sviluppo sociale ed economico dei territori.
Secondo Rubinato, senza una alleanza strutturata tra pubblico e privato, in particolare il privato sociale, il traguardo del 33% resta irraggiungibile. I posti pubblici sono minoritari e una quota rilevante dell’offerta privata non è sostenuta da convenzioni comunali, lasciando molte famiglie escluse dai benefici pubblici, nonostante il principio di sussidiarietà orizzontale sancito dalla Costituzione.
Eppure le risorse ci sono. Per la Calabria sono già disponibili oltre 31 milioni di euro nel 2026 per la gestione di posti aggiuntivi nei servizi 0-3 e 79 milioni di euro annui dal 2027, fondi vincolati agli obiettivi di servizio. Il nodo non è più la mancanza di finanziamenti, ma la capacità di programmare, integrare e rendere operative le politiche.
Il caso del Comune di Reggio Calabria è emblematico: per raggiungere il 33% di copertura servirebbero oltre 1.060 posti nido, a fronte dei circa 580 attuali. Senza una strategia di sistema, anche le risorse rischiano di restare inutilizzate o parzialmente inefficaci.
Il confronto si è arricchito con il contributo sulle disparità territoriali e sulle buone prassi portato da Dario Cangialosi, presidente FISM Sicilia, e Fabio Daniele, presidente FISM Puglia. Entrambi hanno evidenziato come, pur in contesti complessi, sia possibile compiere passi significativi attraverso una programmazione stabile, l’utilizzo mirato delle risorse nazionali e una forte integrazione tra pubblico e privato sociale.
In particolare, Sicilia e Puglia hanno mostrato come le convenzioni, il coordinamento pedagogico e la collaborazione con gli enti locali possano incidere concretamente sull’ampliamento dell’offerta educativa e sulla qualità dei servizi.

Nel dibattito istituzionale è intervenuta l’europarlamentare Giusi Princi che ha ricordato il lavoro svolto quando era assessore regionale all’istruzione: «Dopo tantissimi anni di immobilismo abbiamo varata la legge regionale 06, approvata all’unanimità, che ha reso possibile attingere alle risorse del Piano nazionale pluriennale e ha regolamentato il Quadro normativo regionale in coerenza con il Decreto legislativo 65/2017».
L’Assessore regionale all’Istruzione, Eulalia Micheli, che ha rivendicato la scelta politica della Regione Calabria. «Con l’entrata in vigore della nuova disciplina regionale sul sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni, – ha detto – in coerenza con il D.Lgs. 65/2017, la Regione Calabria ha compiuto una scelta politica chiara e coraggiosa: ricondurre definitivamente i servizi per la prima infanzia nell’alveo dell’istruzione, superando una visione meramente assistenziale e di sola conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Questa scelta afferma un principio fondamentale: i servizi educativi per i più piccoli sono un diritto educativo e uno strumento di equità sociale. Mettere al centro la qualità educativa e la progettualità pedagogica significa riconoscere i bambini e le bambine come cittadini a pieno titolo, titolari di diritti, competenze e potenzialità. Una legge che riconosce il pluralismo dell’offerta educativa e tutela il diritto di scelta delle famiglie, regolamentando in maniera puntuale nidi, micronidi, sezioni primavera, servizi integrativi e poli per l’infanzia.
Guardando al futuro, le sfide e le priorità sono chiare. La costituzione dei coordinamenti pedagogici territoriali, l’avvio sistematico dei percorsi formativi del personale, l’aggiornamento del censimento dei servizi, la creazione di un catalogo digitale regionale e l’integrazione dei sistemi informativi con quelli ministeriali rappresentano passaggi fondamentali per rendere il sistema zero-sei sempre più solido, accessibile e trasparente.
In conclusione, il sistema zero-sei non è solo una riforma normativa, ma una visione politica di lungo periodo: investire nei primi anni di vita significa investire nella coesione sociale, nello sviluppo dei territori e nel futuro delle nuove generazioni. È una responsabilità collettiva che chiama in causa istituzioni, operatori, famiglie e comunità, e che richiede continuità, ascolto e impegno condiviso”.
Il confronto, arricchito dagli interventi istituzionali europei, regionali e locali e dai contributi del mondo accademico e pedagogico, ha restituito un messaggio chiaro: il sistema 0-6 non è una questione tecnica, ma una scelta politica e culturale.
A chiudere i lavori è stato Luca Iemmi, presidente nazionale FISM, che ha ribadito come il sistema integrato 0-6 non possa restare una riforma incompiuta. Le risorse oggi disponibili – oltre 31 milioni di euro nel 2026 e 79 milioni di euro annui dal 2027 per la Calabria – rendono evidente che il problema non è più solo finanziario, ma politico e organizzativo. (redazione@corrierecal.it)

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