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Fermato Calabrò. Può fuggire «grazie a curve e ‘ndrangheta»

L’ordine della Dda eseguito a 48 ore dalla condanna per l’omicidio Mazzotti

Pubblicato il: 07/02/2026 – 7:10
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Fermato Calabrò. Può fuggire «grazie a curve e ‘ndrangheta»

Squadra mobile e Direzione investigativa antimafia di Milano hanno fermato giovedì sera uno dei killer di Cristina Mazzotti 50anni fa, Giuseppe Calabrò, ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano nell’inchiesta sugli ultras l’attuale “mediatore tra famiglie” della criminalità organizzata calabrese “interessate alla gestione dei ricavi illeciti dello stadio” San Siro. Mercoledì pomeriggio l’uomo è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’assise di Como per aver preso parte al sequestro e all’omicidio della 18enne rapita a Eupilio, nel Comasco, la sera del 30 giugno 1975 e ritrovata morta il 1° settembre successivo in una discarica di Galliate (Novara). Il fermo di indiziato di delitto con le accuse di sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio pluriaggravato è stato disposto dai pubblici ministeri della Dda di Milano, Paolo Storari, Stefano Ammendola e Pasquale Addesso a 48 ore dalla sentenza di primo grado perché Calabrò godrebbe di “una serie di appoggi, di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento e in grado di garantirgli la latitanza e l’impunità.

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I pm hanno giustificato il fermo con le esigenze cautelari che sarebbero sorte proprio a “seguito della sentenza” Mazzotti di primo grado da incrociare con le investigazioni che lo hanno riguardato dal 2018 a oggi e che lo mostrerebbero inserito in “circuiti di ‘ndrangheta di notevole livello” sia “al Nord” che “in Calabria”. Il fermo è scattato anche per il rischio di reiterazione dei reati. Gli inquirenti segnalano infatti come il 73enne di San Luca stia proseguendo a commettere “atti violenti, direttamente o per interposta persona” proprio nel suo ruolo di “mediatore” fra famiglie mafiose interessate ai ricavi dello stadio di Milano.

(Foto: IlPost)

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