«Non era destino: come la negazione sanitaria ha trasformato l’esposizione tossica in un strage silenziosa»
«Nel SIN di Crotone il bioaccumulo umano di metalli a rilevanza tossico-oncologica non risulta escluso, bensì non valutato»

A Crotone, in un contesto SIN, l’ipotesi che una quota di tumori di massa sia stata letta in modo riduttivo come sola oncologia spontanea, mentre poteva includere intossicazioni croniche/avvelenamenti di popolazioni da metalli tossici e Tenorm, apre un punto tecnico e istituzionale molto preciso: l’errore non è solo clinico, ma omissivo-valutativo. Tenorm e metalli non sono dettagli accessori: sono determinanti di rischio che richiedono una gestione strutturata, anamnesi espositiva sistemica, criteri di sospetto clinico-tossicologico, percorsi di biomonitoraggio, integrazione con dati ambientali e radiometrici. Se questo non viene attivato, l’assistenza sanitaria rischia di trasformarsi in medicina riparativa, tardiva, che tratta l’esito (tumore) senza interrogare la causa (esposizione). Non avere distinto incidenza oncologica da malattia da esposizione come cornice interpretativa ha determinato una mancata procedura dovuta in un setting ad alto rischio. In altre parole, non è solo un problema di diagnosi individuale, ma di governance sanitaria: il sistema non ha tarato gli strumenti sul contesto. Quando una comunità vive un’esposizione cronica e non vede riconosciuta la dimensione tossicologica ibrida, aumentano ritardi diagnostici e inappropriatezze, si perde l’occasione di prevenzione primaria (riduzione dell’esposizione) e secondaria (sorveglianza sanitaria), si amplifica la frattura tra cittadini e istituzioni, perché la percezione è: “ci curano ma non ci proteggono”. Se in un SIN si osservano segnali compatibili con esposizioni a metalli e Tenorm, non valutarli non è neutralità scientifica, ma una scelta implicita che sposta tutto sul destino biologico del singolo e toglie responsabilità alla catena causale ambientale. In un’area contaminata, il compito della sanità pubblica non è curare quando la malattia arriva, ma anticipare, selezionare soggetti a rischio, intensificare i controlli, ridurre l’impatto clinico. A Crotone non si muore per destino. La mancata ipotesi sistematica di patologie da esposizione sistemica cronica a cancerogeni nel SIN di Crotone non rappresenta un vuoto casuale, ma il risultato di una convergenza di fattori strutturali, culturali e istituzionali. In sintesi, il problema non è l’assenza di cancerogeni, ma l’assenza di un paradigma clinico-epidemiologico adeguato. Nei SIN si misurano contaminanti ambientali; gli oncologi trattano neoplasie conclamate, in una separazione tra discipline. Manca l’anello di congiunzione: la traslazione exposomica dal metallo al danno molecolare, alla clonalità neoplastica. La metallinosi resta ambientale, il tumore clinico. Nessuno li unisce. Per decenni ha prevalso l’idea che sotto una certa soglia non vi sia rischio clinico, ma per molti metalli cancerogeni non esiste una soglia oncologica sicura: conta la dose cumulativa nel tempo e la suscettibilità genetica. Per metallinosi si intende una condizione patologica sistemica da bioaccumulo cronico di metalli, caratterizzata da assenza di sintomi patognomonici iniziali, progressivo danno molecolare, mitocondriale e genotossico, possibile evoluzione verso patologie degenerative e neoplastiche. La IARC descrive, per i metalli, genotossicità diretta e indiretta, interferenze epigenetiche, stress ossidativo persistente, selezione clonale adattativa. Tali meccanismi precedono di anni o decenni la diagnosi clinica di tumori. Essa non è una diagnosi episodica, ma un processo tempo-dipendente. La mancata ipotesi di avvelenamento da cancerogeni configura una criticità sul piano della prevedibilità sanitaria, intesa come possibilità ragionevole di ipotizzare un rischio biologico sulla base di conoscenze scientifiche disponibili. Nel SIN di Crotone il bioaccumulo umano di metalli a rilevanza tossico-oncologica non risulta escluso, bensì non valutato. In ambito sanitario e giuridico, ciò che non viene ipotizzato per assenza di metodo non può essere né confermato né escluso, con ricadute rilevanti in termini di tutela della salute pubblica. In area SIN rappresenta un’ipotesi clinicamente plausibile e scientificamente fondata come entità clinico-tossicologica. Un approccio oncologico in area SIN limitato a istologia, staging, trattamento, senza valutazione dell’exposoma, è clinicamente incompleto secondo gli standard IRCCS. Alla luce degli orientamenti ISS-IARC-IRCCS, il bioaccumulo umano di metalli a rilevanza tossico-oncologica in area SIN è scientificamente plausibile, è clinicamente valutabile e non può essere escluso in assenza di indagine mirata.
*Oncologo