L’omicidio di Natale 2018 a Pesaro e la vendetta della ’ndrangheta: la sentenza che chiude il cerchio
La conferma in appello dell’ergastolo a Rocco Versace, ritenuto mandante dell’esecuzione di Marcello Bruzzese, ha ribadito la solidità della ricostruzione accusatoria

Il 25 dicembre 2018 Pesaro fu teatro di un omicidio che sconvolse la città. Marcello Bruzzese, 53 anni, venne freddato davanti alla propria abitazione in via Bovio, colpito da numerosi proiettili mentre la città era immersa nelle celebrazioni natalizie. Non si trattò di un delitto casuale: secondo l’accusa, l’omicidio era una vendetta trasversale della ’ndrangheta, mirata a colpire la famiglia di un collaboratore di giustizia.
Marcello era il fratello di Girolamo Biagio Bruzzese, collaboratore chiave nell’operazione “Toro” che, nel 2017, aveva portato alle condanne di Teodoro Crea e dei suoi due figli. La ’ndrangheta, secondo gli inquirenti, decise di colpire Marcello come ritorsione per il contributo del fratello, trasformando la famiglia in obiettivo simbolico della vendetta mafiosa.
Il ruolo di Rocco Versace e degli esecutori materiali
Per i giudici, Rocco Versace, 55enne calabrese, fu il mandante e organizzatore dell’agguato. Secondo l’impianto accusatorio, fornì supporto logistico e operativo agli esecutori materiali, Francesco Candiloro e Michelangelo Tripodi, già condannati all’ergastolo. Versace avrebbe coordinato sopralluoghi, gestito comunicazioni criptate e messo a disposizione utenze olandesi, strumenti fondamentali per mantenere segreto il piano.
Le indagini furono complesse: il Ros dei Carabinieri dovette sviluppare un software dedicato per analizzare oltre un miliardo di dati tra celle telefoniche, mail e traffico digitale. La Corte d’Assise d’Appello di Ancona ieri ha ritenuto questi elementi sufficienti a confermare la sua responsabilità, nonostante la difesa sostenesse che Versace fosse in Calabria il giorno dell’omicidio e non avesse legami diretti con gli esecutori.
La conferma dell’ergastolo in appello
La Corte ha confermato integralmente la sentenza di primo grado, emessa dalla Corte d’Assise di Pesaro, con ergastolo per Versace. La decisione nei giorni scorsi è arrivata dopo una camera di consiglio di oltre quattro ore. La Procura generale e le parti civili hanno ribadito la richiesta di conferma della condanna e delle statuizioni civili: provvisionale di 50 mila euro per la moglie e per ciascun figlio della vittima, 10 mila euro per ciascun fratello e sorella, oltre al risarcimento complessivo da quantificare in sede civile.
Per i familiari della vittima, la conferma rappresenta un passo fondamentale dopo sette anni di attesa. La moglie e i figli di Marcello Bruzzese si sono totalmente distaccati dalla famiglia di origine subito dopo l’omicidio. La sentenza di Ancona rafforza la tesi che, anche in contesti urbani distanti dalla Calabria, la mafia possa progettare e attuare esecuzioni complesse e coordinate. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione. (f.v.)
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