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Archiviata l’inchiesta sull’omicidio del brigadiere Carmine Tripodi

L’ultima fase investigativa si era concentrata sulla ricerca di tracce genetiche su diversi reperti rinvenuti sulla scena del delitto

Pubblicato il: 11/02/2026 – 14:04
di Mariateresa Ripolo
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Archiviata l’inchiesta sull’omicidio del brigadiere Carmine Tripodi

REGGIO CALABRIA È stata archiviata l’inchiesta sull’omicidio del brigadiere dei carabinieri Carmine Tripodi, ucciso a San Luca il 6 febbraio 1985. Nonostante il ricorso alle moderne tecnologie scientifiche, gli accertamenti sui reperti biologici non avrebbero prodotto riscontri sufficienti a identificare i responsabili. L’ultima fase investigativa, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, si era concentrata sulla ricerca di tracce genetiche su diversi reperti rinvenuti sulla scena del delitto, tra cui indumenti, pietre e frammenti di asfalto.

L’inchiesta

L’ipotesi degli inquirenti si fondava su un dato oggettivo: prima di morire per mano del commando che gli sparò contro diversi colpi di arma da fuoco, il brigadiere Tripodi, seppur ferito, riuscì a esplodere cinque colpi con la pistola d’ordinanza, ferendo uno dei suoi killer. È su quelle tracce di sangue che la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha svolto accertamenti che avrebbero potuto riaprire il caso sulla brutale esecuzione per mano della ‘ndrangheta.
I reperti sottoposti ad analisi da parte dei Ris di Messina, in particolare sono la divisa del brigadiere Carmine Tripodi, una busta in plastica con sassi repertati sul luogo del delitto, frammenti di asfalto, 5 cartucce calibro 12 esplose.
L’obiettivo era l’estrapolazione di un profilo genetico e quindi arrivare «all’identificazione degli autori dell’omicidio mediante comparazione con altri profili genetici presenti in banca dati o altrimenti acquisiti».
La decisione di archiviare il fascicolo nasce quindi dall’assenza di ulteriori elementi oggettivi che possano portare, a distanza di quattro decenni, all’identificazione certa degli autori dell’esecuzione.
Il gip di Reggio Calabria, su richiesta del pm, ha archiviato dunque l’inchiesta che vedeva indagati: Sebastiano Nirta (classe ’57) difeso dall’avvocato Pietro Bertone; Giuseppe Pipicella (classe ’56) e Antonio Angelo Pelle (classe ’67), difesi dall’avvocato Angela Giampaolo, Giovanni Pizzata (classe ’62) difeso dall’avvocato Adriana Agresta, e Pasquale Marando (classe ’63).

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