Bergamotto di Reggio Calabria, l’IGP supera l’esame italiano
Il Ministero respinge i ricorsi e invia il dossier alla Commissione Ue. Ora si attende il via libera definitivo per il marchio europeo

REGGIO CALABRIA C’è voluto tempo. Anni di carte, polemiche, ricorsi e divisioni profonde. Ma ora, per il bergamotto di Reggio Calabria, il momento è arrivato. Con il decreto del 5 febbraio, il Ministero dell’Agricoltura ha messo nero su bianco una scelta attesa e contestata: respinte tutte le opposizioni, la domanda di registrazione dell’Indicazione Geografica Protetta “Bergamotto di Reggio Calabria” è stata trasmessa alla Commissione europea. La fase nazionale si chiude. L’Europa si apre. Ne abbiamo parlato con il professore agronomo Rosario Previtera, presidente del Comitato promotore dell’IGP.

Professore, cosa rappresenta concretamente il decreto del 5 febbraio per il territorio reggino e per i produttori di bergamotto?
Una grande svolta. Con l’IGP finalmente i produttori si sganceranno dal monopolio del bergamotto da industria che li soffoca con prezzi infimi e potranno entrare nel grande mercato del fresco, con la stessa dignità delle decine e decine di prodotti ortofrutticoli IGP. Già oggi il bergamotto fresco viene acquistato dalla GDO anche a 1,65 euro/Kg: immaginiamo quando sarà IGP! Il bergamotto da industria per l’essenza quest’anno ha raggiunto 60-70 centesimi/Kg e ancora molti bergamotticoltori sono rimasti con i frutti sulle piante a campagna ormai terminata. Ciò perché per una insana prassi, a fine campagna il bergamotto consta ancora meno.
Si aspettava questa decisione o ha temuto fino all’ultimo un esito diverso?
Era ovvio che si concludesse positivamente. L’iter e i documenti all’insegna della trasparenza e della qualità tecnica sono sempre stati una garanzia e una nostra imprescindibile costante. E’ solo stata una questione di tempo. Se ne è perso tanto purtroppo di tempo prezioso: quasi cinque anni a causa di contestazioni, opposizioni e ricorsi da parte delle lobby che non mollano le dorate poltrone, che orientano i prezzi per i propri interessi e che hanno il terrore della vera liberalizzazione del mercato. Dopo 40 anni di monopolio è comprensibile che si difendano i poteri consolidati ma non è assolutamente giustificabile. Certo c’era da temere fino all’ultimo, come già avvenuto in passato, ma ormai sapevamo che eravamo agli sgoccioli. Infatti il 5 febbraio sono state bocciate le opposizioni presentate contro l’IGP e il 6 febbraio è stata decretata l’approvazione definitiva con l’invio alla Commissione europea. Considerando che l’iter è iniziato il 5 giugno 2021 gli agricoltori hanno avuto tutte le buone ragioni per esultare. Ma ancora rimangono ricorsi pendenti al TAR Lazio e i nemici del bergamotto ne intenteranno sicuramente altri, come consentito per legge, solo col fine di ritardare il più possibile l’IGP definitivo e mantener i prezzi bassi ancora per un anno almeno. Ma confidiamo nella equità e celerità di Bruxelles.
Quali sono ora i passaggi chiave della fase europea presso la Commissione?
Gli uffici della DG Agri della Commissione europea svolgeranno una ulteriore istruttoria e se questa sarà favorevole anche loro pubblicheranno su Gazzetta ufficiale della Comunità europea (GUCE) il Disciplinare del Bergamotto di Reggio Calabria IGP per verificare se ci saranno eventuali opposizioni alle quali si dovrà rispondere. Così come è accaduto nella “procedura italiana”. Dopo la pubblicazione dell’IGP sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana n. 241 del 16 ottobre 2025, il Consorzio dell’olio essenziale DOP insieme a Confagricoltura, Coldiretti e F.lli Foti hanno presentato opposizione a novembre. Noi abbiamo formulato le controdeduzioni a dicembre e abbiamo “smantellato le opposizioni” vista la successiva bocciatura delle opposizioni da parte del Ministero dell’Agricoltura. E evidente dunque che ogni contestazione coincide con perdita di tempo prezioso: ecco perché siamo arrivati a quasi cinque anni di istruttoria quando in genere in due anni un iter del genere si conclude positivamente.
Perché avete scelto la strada dell’IGP invece dell’estensione della DOP al frutto?
Ma perché la DOP dell’essenza riguarda un prodotto industriale ed è stata una esperienza fallimentare sin dal 2001 in quanto di fatto non è mai esistita. Se si pensa che su 150.000 kg di olio essenziale prodotti ogni anno, l’olio essenziale DOP in venti anni è stato certificato in poche centinaia di kg , si capisce che è qualcosa di inutile e gestito male. Inoltre gli agricoltori necessitavano di una marchio di qualità per il frutto: da un decennio l’UE orienta l’ortofrutta verso l’IGP e i trasformati verso le DOP (formaggi , salumi, ecc.). Tra l’altro chi ha provato a estendere la DOP dall’essenza al frutto avrebbe potuto farlo negli ultimi 20 anni e non, guarda caso, proprio quando è stata presentata la richiesta di riconoscimento dell’IGP. La DOP essenza e l’IGP frutto possono convivere e coesistere tranquillamente essendo prodotti completamente diversi. Ma qualcuno ha il timore di perdere tanti interessi e posizioni consolidate da decenni …. e questi sono i risultati.
In che modo l’IGP può offrire “uno sviluppo diffuso” rispetto alla tutela più selettiva proposta dal Consorzio della DOP?
E’ una delle tre bugie che il consorzio della DOP diffonde ancora oggi per creare confusione e generare illazioni contro il progetto IGP. Purtroppo molti si esprimono sul “sentito dire” senza leggere, studiare ed approfondire. Pertanto è bene chiarirlo ancora una volta. E’ un luogo comune che la DOP sia migliore dell’IGP: chi lo afferma è rimasto all’anno 1999. L’art.8 del nostro Disciplinare IGP approvato, così come una DOP afferma che tutte le fasi di produzione devono avvenire all’interno dell’area vocata, la quale coincide con quella storica del disciplinare dell’essenza DOP: abbiamo solo aggiunto alcuni comuni della locride che mancavano e nei quali si coltiva regolarmente il bergamotto e abbiamo eliminato due comuni tirrenici dove non esiste più da anni il bergamotto, arrivando così a 51 comuni da Villa San Giovanni a Monasterace: i confini dell’area sono rimasti immutati. Altra bugia da smentire: non è vero che con l’IGP possono entrare bergamotti da fuori area vocata: il disciplinare parla chiaro. Nella realtà chi produce essenza già oggi ritira bergamotti da tutte le province e regioni: ricordiamoci che l’essenza va nei profumi e nei saponi che non si mangiano e non si bevono, per cui la DOP è letteralmente inutile e in vent’anni non è mai esistito un solo prodotto con un marchio DOP olio essenziale. Sarei felice di acquistarlo se esistesse! Quindi trattasi di una DOP che serve solo nella forma a mantenere vivo (o quasi) un Consorzio di tutela DOP che drena risorse. Altra cosa è poi il Consorzio del bergamotto: un consorzio storico, nato negli anni ‘40 che però oggi anch’esso è un carrozzone che drena risorse senza alcuna funzione reale e gestito sempre dai soliti noti. Ecco perché ottenere l’IGP è una vera rivoluzione sociale e una missione di libertà per la filiera!
Ritiene che IGP e DOP possano convivere senza conflitti oppure il rischio di sovrapposizione rimane
Non c’è alcuna sovrapposizione. Il problema reale è che la DOP essenza, visto che di fatto è inesistente rischia che venga soppressa dalla UE. Quindi chi gestisce il Consorzio di tutela della essenza DOP probabilmente cercava e cerca un appiglio per continuare a farlo sopravvivere in qualche modo. Ma ha generato solo danni per il territorio e i bergamotticoltori.
I ricorsi al TAR del Lazio ancora pendenti possono influire concretamente sull’iter europeo?
L’UE può decidere di concludere lo stesso l’iter indipendentemente dai ricorsi oppure può decidere di attendere l’esito dei ricorsi. Dipende da come Bruxelles interpreta e giudica i temi dei ricorsi. Ci auguriamo che si riesca a chiudere la procedura in poco tempo senza perdere anche la prossima campagna produttiva. Sarebbe un affronto al territorio e ai bergamotticoltori. Ma non credo che chi ha iniziato la guerra dei ricorsi abbia coscienza di ciò purtroppo non avendo più nulla da perdere. Tanto gli avvocati se li paga con le risorse del Consorzio di tutela. Noi invece abbiamo intrapreso una raccolta fondi aperta a tutti per affrontare le spese legali necessarie.
Se la Commissione europea dovesse approvare definitivamente l’IGP, quali saranno le priorità operative del Comitato promotore?
Il Comitato promotore è una ATS con l’obiettivo di giungere all’IGP e valorizzare il bergamotto di Reggio Calabria. Dopodicchè guiderà i produttori verso la costituzione del Consorzio di tutela dell’IGP Bergamotto di Reggio Calabria come previsto per legge e a quel punto si potrà sciogliere oppure continuare ad operare in quanto associazione, a supporto della filiera e del territorio.
Quanto tempo potrebbe trascorrere prima di vedere sul mercato il marchio “Bergamotto di Reggio Calabria IGP”?
Se tutta la procedura dovesse concludersi tra aprile e maggio, probabilmente già alla fine del prossimo anno si potrà commercializzare il prodotto a marchio IGP. Se così non sarà, i nemici del territorio e del bergamotto avranno di nuovo raggiunto il proprio scopo e si dovrà rinviare un’altra grande opportunità per la filiera e i suoi veri protagonisti: i bergamotticoltori.