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la riflessione

Oltre la retorica della manutenzione: risorse, competenze e responsabilità nella gestione del territorio

«La verità scomoda è che la prevenzione costa, ma l’emergenza costa di più»

Pubblicato il: 15/02/2026 – 20:31
di Giuseppe Aieta*
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Oltre la retorica della manutenzione: risorse, competenze e responsabilità nella gestione del territorio

CETRARO Quando dopo un nubifragio si invoca la “mancata manutenzione”, spesso si dimentica che la manutenzione non è un atto spontaneo, ma un processo regolato da norme, competenze e risorse.
Qualche anno fa il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, invocava la riapertura dei manicomi per il troppo tempo trascorso relativamente alla caratterizzazione della sabbia da spostare da una spiaggia all’altra. A Cetraro ne sappiamo qualcosa. Recentemente, il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha ricordato che per un intervento di difesa costiera servono 18 pareri. Anche in questo caso concordiamo. In qualità di Sindaco, è dal mese di agosto che tento di ripulire un torrente che attraversa il mio Comune ormai intasato da detriti e vegetazione. Sono trascorsi sei mesi e di recente è tracimato. Qualcuno si chiederà perché il Sindaco non è intervenuto prima. Semplicemente perché la competenza è regionale ed anche per disostruire un torrente serve il Nulla Osta Idraulico!
È, dunque, un problema di governance. Quando un’opera che dovrebbe durare un anno ne richiede sette, non è colpa della pioggia. È colpa di un sistema che non funziona. E un sistema che non funziona si cambia con la politica, non con gli slogan. E allora, per parlare seriamente di prevenzione, dobbiamo partire proprio da qui: dal quadro tecnico e normativo che governa la gestione del territorio. Intanto, chi deve fare cosa, perché in Italia la gestione del rischio idrogeologico è distribuita tra più livelli istituzionali. Questo è un punto cruciale, perché la frammentazione genera ritardi, sovrapposizioni e, talvolta, rimpalli di responsabilità. È qui che nasce l’idea che la manutenzione non è solo locale, ma deve essere coordinata su scala idrografica. Questi piani individuano le aree a rischio e le priorità di intervento, ma spesso non sono accompagnati da finanziamenti adeguati.
Con lo “Sblocca Italia”si è istituita la figura del Soggetto Attuatore per gli interventi urgenti contro il dissesto idrogeologico. Per fare un esempio, il Comune di Cetraro è destinatario di un progetto di mitigazione del rischio che riguarda il torrente Aron. Siamo dal 2018 in attesa di vedere i lavori iniziare. Nulla!
Dunque, quello del Soggetto Attuatore è un tentativo di accelerare, ma che conferma quanto il sistema ordinario sia lento. Poi esiste il nodo delle risorse finanziarie. Invocare la manutenzione senza parlare di risorse significa ignorare la realtà amministrativa. Perché i Comuni devono rispettare i vincoli del pareggio di bilancio e del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, che riducono la capacità di spesa corrente. Peggio, poi, se un Comune è in dissesto finanziario. E la manutenzione ordinaria rientra proprio nella spesa corrente.
Capitolo a parte per il personale tecnico che è regolato dai limiti alle assunzioni. Molti Comuni non possono assumere geometri, ingegneri, operai specializzati, pur avendone bisogno. I fondi per la prevenzione arrivano spesso tramite bandi: PNRR, Fondo per la Protezione Civile, Fondo per il Dissesto Idrogeologico. Ma sono fondi a progetto, non strutturali. Questo significa che non finanziano la manutenzione ordinaria, ma solo interventi straordinari. Anche qui la normativa è chiara, e spesso ignorata nel dibattito pubblico: la manutenzione ordinaria è a carico dei Comuni, finanziata con spesa corrente: pulizia caditoie, sfalcio vegetazione, piccole riparazioni. La manutenzione straordinaria è spesso di competenza di Province, Regioni o Consorzi di Bonifica. Mi riferisco ai consolidamenti argini, regimentazione acque, opere idrauliche. Il cittadino vede un fosso ostruito e pensa che “il Comune non fa manutenzione”. Ma quel fosso potrebbe essere di competenza del Consorzio di Bonifica, o dell’Autorità di Bacino, o della Regione. E qui qualcuno potrebbe chiedersi: e la programmazione? Esistono gli strumenti ma non vengono finanziati. La normativa prevede strumenti avanzati di pianificazione quali il PAI – Piani di Assetto Idrogeologico, il PGRA – Piani di Gestione del Rischio Alluvioni, i Piani Comunali di Protezione Civile, i Piani Strutturali e Urbanistici. Senza risorse per attuarli, però, restano documenti tecnici privi di gambe.
La verità scomoda è che la prevenzione costa, ma l’emergenza costa di più.
Ogni euro investito in prevenzione ne risparmia almeno cinque in emergenza, secondo le stime della Protezione Civile.
Eppure il sistema continua a finanziare più l’emergenza che la manutenzione programmata. Ecco perché, quando dopo un nubifragio si invoca genericamente la “mancata manutenzione”, dovremmo avere il coraggio di dire che la manutenzione è una politica pubblica, non uno slogan e richiede risorse certe, non fondi occasionali, richiede personale qualificato, non organici ridotti all’osso; richiede competenze chiare, non frammentate; richiede programmazione pluriennale, non interventi emergenziali. Solo così potremo passare dalla retorica alla responsabilità. Solo così potremo costruire un Paese capace di prevenire, non solo di reagire.

*Sindaco di Cetraro

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