Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 8:33
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 6 minuti
Cambia colore:
 

crema&amarezza

Catanzaro, il bivio della continuità. Cosenza, l’arte di restare in piedi. Crotone, la lezione di Picerno

La solidità ritrovata delle Aquile con un capitan Iemmello in più. I Lupi sul campo reagiscono, ma l’ambiente resta sospeso. Per gli Squali ha pesato un primo tempo sottotono

Pubblicato il: 16/02/2026 – 7:43
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Catanzaro, il bivio della continuità. Cosenza, l’arte di restare in piedi. Crotone, la lezione di Picerno

L’ultimo è stato ancora un turno favorevole per Catanzaro e Cosenza, vittoriosi in casa contro Mantova e Cerignola. Inattesa caduta del Crotone sul campo del Picerno.

Catanzaro, il bivio della continuità

Forse bisogna accettarlo così, questo Catanzaro: intermittente, capace di abbagliare e subito dopo di spegnersi nel grigiore delle proprie contraddizioni. Dicembre da applausi, gennaio da inquietudini, febbraio di nuovo solido e concreto. Tre vittorie di fila, tre 2-0 chirurgici, zero gol incassati: il calcio, quando vuole, sa essere persino lineare. La sorpresa, però, non sta nei numeri. Sta nel contesto. Perché la risalita è arrivata quando il terreno sembrava franare sotto i piedi. Il pericolo (scongiurato) per la partenza di Cisse che poi si è infortunato subito gravemente avevano sottratto imprevedibilità e profondità all’attacco, almeno sulla carta. E invece, come spesso accade alle squadre che hanno un’identità, la difficoltà ha generato disciplina, compattezza, perfino una nuova maturità tattica. La difesa, con Antonini, Brighenti e Cassandro, ha ritrovato postura e distanze. Il centrocampo, con Pontisso e Petriccione, ha coniugato geometria e sostanza. E perfino chi era rimasto in controluce, come il “piccolo” Liberali, ha rimesso la testa fuori dal guscio. Ma soprattutto, quando il vento si è fatto contrario, Pietro Iemmello ha fatto ciò che fanno i capitani veri: si è caricato il peso sulle spalle e ha trascinato. Non solo con i gol, ma con quella postura morale che trasforma un gruppo in squadra. Contro il Mantova 1911 è stata una vittoria adulta. Il Catanzaro non ha sedotto, ha convinto. E talvolta è un segnale ancora più rassicurante.

Crema: inevitabile dividerla tra Pontisso e Iemmello. Il primo è ormai un centrocampista totale per la categoria, forse già pronto per il piano superiore. Il secondo è l’anima tecnica ed emotiva: tra gol e assist, quando decide di alzare il volume del suo talento, in questa serie B ha pochi rivali.
Amarezza: resta gennaio, mese che ha sottratto punti e margine. Non la serenità (perché la salvezza non è mai stata un tema reale) ma la possibilità di guardare oltre il quinto posto con ambizione meno condizionata. Oggi il Catanzaro è vivo, maturo, competitivo. Ma per ambire davvero, dovrà imparare a non essere soltanto improvviso. Dovrà scegliere, una volta per tutte, la continuità.

Cosenza, l’arte di restare in piedi

Sabato al “Marulla”, il Cosenza ha fatto una cosa semplice e insieme complicatissima: è rimasto in piedi. Dire che sia guarito dopo un avvio di 2026 ai limiti dell’autolesionismo sportivo sarebbe esercizio di ottimismo temerario. Le ferite restano. L’assenza di Kouan e Ricciardi – due che in C spostano equilibri e geometrie – pesa maledettamente. E chi è arrivato per colmare il vuoto, tra infortuni immediati e condizioni precarie (Baez, Perlingieri, Palmieri), non ha ancora potuto incidere. E chissà se lo farà. Ma dopo il tonfo di Giugliano, qualcosa sembra essersi mosso. Il Cosenza visto contro l’Audace Cerignola non è bello come quello del girone d’andata. È meno armonico, meno fluido. È, però, più adulto. Sa soffrire. Sa stringere i denti. Se con il Siracusa la vittoria aveva il retrogusto dell’episodio favorevole, contro il Cerignola la squadra ha accettato il corpo a corpo, ha rischiato, ha difeso insieme. Ha scelto la fatica come linguaggio comune. In un campionato dove l’estetica spesso tradisce, non è un dettaglio. Resta da capire se questo nuovo vestito – meno seta, più tela grezza – basterà per il prosieguo. Intanto ci sono due successi di fila e un playoff praticamente blindato. Non è la promessa di un futuro radioso (sul campo), ma è la certificazione di una resistenza testarda. In mezzo a infortuni, rosa indebolita, strutture carenti, organizzazione approssimativa e allenamenti saltati – «non ci alleniamo da 20 giorni perché il Sanvitino è impraticabile», aveva rivelato Buscè neanche una settimana fa– il gruppo ha scelto di non affondare.

Crema: in un “Marulla” sempre più rarefatto, quasi sospeso, il Cosenza ha ritrovato smalto e risultati. Merito anche di qualche volto nuovo: Moretti, difensore goleador; Emmausso, che si accende a intermittenza ma con segnali incoraggianti. E poi Achour, ancora decisivo; e soprattutto Garritano, che dopo mesi opachi lascia intravedere il suo talento. È una squadra meno luminosa, ma più compatta.
Amarezza: ma lo sfondo resta grigio. E non bisogna mai dimenticarlo. Lo stadio svuotato anche nel giorno di San Valentino, il dialogo spezzato definitivamente tra tifoseria e società, l’incontro tra tifosi e sindaco rinviato dal maltempo ma carico di significati. L’attesa di un’intera comunità che spera che questo incubo finisca una volta per tutte. E poi l’ordinaria emergenza: allenamenti itineranti tra Aprigliano e Montalto per un Sanvitino trasformatosi in palude, settimane improvvisate, precarietà cronica. Domanda inevitabile e al tempo stesso ingenua: una società al comando da quindici anni può farsi sorprendere così?

Crotone, la lezione di Picerno

La sconfitta del Crotone sul campo del Picerno ha sorpreso più per il momento in cui è arrivata che per il risultato in sé. Le quattro vittorie consecutive e il prezioso pareggio in inferiorità numerica contro la Casertana avevano riacceso entusiasmo e aspettative, alimentate soprattutto dalle prestazioni e dallo spirito ritrovato della squadra guidata da Emilio Longo. Forse, però, non è il caso di fare drammi. Dopo una lunga rincorsa per rimediare a quanto lasciato per strada, un passo falso poteva anche essere fisiologico. Ancor più se maturato al termine di una settimana intensa, tra tour de force e turnover inevitabile. La corsa verso un piazzamento playoff di rilievo ha subito una brusca frenata, ma quanto costruito finora non può e non deve essere cancellato.

Crema: al di là del risultato, resta un segnale incoraggiante: la ritrovata confidenza con il gol di capitan Guido Gomez. Contro il Picerno ha segnato ancora, confermando il suo momento positivo. È vero, ha fallito un rigore nel finale – che probabilmente non avrebbe cambiato l’esito della gara – ma la sua crescita resta un elemento su cui costruire.
Amarezza: fa male, piuttosto, quel primo tempo inspiegabilmente opaco che ha indirizzato la partita e spezzato la striscia positiva. Una battuta d’arresto che pesa forse più sul morale che sulla classifica. Il tempo per risalire c’è ancora: ora servirà ritrovare smalto, equilibrio e risultati, senza lasciarsi abbattere. (f.v.)

Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x