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In difesa del Nicola Gratteri. E di tutti noi

La dichiarazione al Corriere della Calabria non può essere considerata un’offesa generalizzata

Pubblicato il: 16/02/2026 – 10:03
di Francesco Bevilacqua*
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In difesa del Nicola Gratteri. E di tutti noi

Capisco che per buona parte di coloro che voteranno “sì” al referendum sulla separazione delle carriere, questa piccola apologia del procuratore Gratteri – che nel titolo ho chiamato per nome, per umanizzarlo – suonerà indigesta. La dichiarazione rilasciata da Gratteri al Corriere della Calabria – detta in modo forse troppo assertivo da lui, ma letta in perfetta malafede dai tifosi del “sì” al referendum – non può essere considerata un’offesa generalizzata ai difensori della riforma, come ha spiegato “sintatticamente” Paride Leporace due giorni fa sul Corriere stesso. Dire che in Calabria i malavitosi, i massoni deviati ed i corrotti voteranno per la separazione delle carriere fra PM e giudici non significa affatto che tutti coloro che voteranno “sì” appartengono a quelle categorie. Non vi è possibilità di fraintendere, salvo che non si voglia fare pura propaganda, per come è puntualmente avvenuto.

Evito perciò i toni enfatici di chi crocifigge e di chi idolatra Gratteri. Ammetto che è un uomo come tutti – cos’altro dovrebbe essere: un’infallibile intelligenza artificiale, destino verso il quale anche la giustizia sembra andare? – e come tutti gli uomini può sbagliare (come a volte ha sbagliato) e magari essere troppo diretto. Ma chiedo, con semplicità, a tutti i fautori del “sì” che sono in buona fede se veramente vogliono continuare con un linciaggio mediatico che ricorda tanto quello che precedette l’assassinio di Giovanni Falcone. Che oggi è osannato come un martire ed un eroe, ma che allora era “imputato” di tradimento perfino da suoi colleghi, che poi, insieme a politici e opinionisti, finsero di piangere ai funerali.

Ma proviamo, oggi a capire, perché Gratteri ha detto quel che ha detto. Innanzitutto perché pare molto verosimile: malavitosi, corrotti e piduisti (o, per questi ultimi, i loro omologhi attuali, perché la massoneria deviata e le massomafie esistono ancora e sono cosa ben diversa, ovviamente, dalla massoneria legittima) voteranno in massa “sì” perché sono gli unici che potrebbero averne un tornaconto. Personalmente, avrei aggiunto all’elenco gli uomini dei servizi segreti deviati.

In secondo luogo perché questa pessima ed inutile riforma sulla separazione delle carriere (come ha sintomaticamente osservato di recente sul Fatto Quotidiano il prof. Franco Coppi, decano dei penalisti italiani e già difensore di Berlusconi) non servirà a rendere il processo penale più giusto. Ma del resto lo avevano detto – in quel caso sì con delle gaffe clamorose – sia il Ministro Nordio, sia l’avv. Giulia Bongiorno. In sostanza: invocano tutti un processo, non solo penale, più giusto, più rapido e più equo e però ci costringono a votare su una riforma che non c’entra nulla con tutto questo.

In terzo luogo perché il Governo e la sua maggioranza in Parlamento hanno sino ad ora inanellato, una dietro l’altra, riforme molto discutibili in materia di giustizia e di sicurezza che serviranno proprio ai malavitosi, ai corrotti, ai piduisti ed ai servizi deviati. Parlo dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), che equivale ad autorizzare un uso deresponsabilizzato del potere pubblico. Mi riferisco poi alla limitazione dello strumento delle intercettazioni (art. 267 c.p.p.), che depotenzia significativamente le attività di indagine, in particolare verso i colletti bianchi. Penso all’introduzione di facilitazioni per i servizi segreti nel “creare” associazioni terroristiche e commettere reati impunemente purché tutto questo sia “nell’interesse dello Stato” (art. 31 L. 48/2025), ossia legittimare a priori l’organizzazione di gruppi come fu “Gladio” che doveva impedire ai comunisti italiani di vincere le elezioni, la partecipazione ad attentati come quelli degli anni di piombo e della strategia della tensione (Piazza della Loggia, Piazza Fontana, Italicus etc. che provocarono decine e decine di vittime), i depistaggi in attentati come quelli di Capaci e di via d’Amelio a Palermo dove furono uccisi Falcone e Borsellino e via discorrendo. Intendo anche, da ultimo, i giri di vite contro i manifestanti pacifici, come se fosse loro la colpa degli infiltrati violenti. La logica è esattamente quella che sta dietro a quanto accadde alla Scuola Diaz di Genova durante le manifestazioni contro il G8: punire i manifestanti inermi e pacifici per vendicarsi dei provocatori violenti. Provocatori che solo un servizio di investigazione e di intelligence preventivo potrebbero intercettare e fermare, non certo i manifestanti. Provocatori che solo una corretta direzione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni (come accade quando a guidare le questure c’è gente davvero esperta e in buona fede), non certo i manifestanti, potrebbe rendere sostanzialmente innocui. E via discorrendo.

Ora, se questi sono i fatti, chi, anche solo in astratto, immagina una qualche utilità della separazione delle carriere fra PM e giudici, farebbe bene a domandarsi se dietro questa millantata “riforma” non vi sia l’intento di rendere molto più difficile la repressione dei reati tipici dei colletti bianchi. Ed ecco che, forse, qualcuno si convincerebbe a votare “no”. E lascerebbe in pace gente come Nicola Gratteri che ha il solo “torto” di spiegare da sempre, anche in epoca non sospetta, quali potrebbero essere i veri rimedi per far meglio funzionare la giustizia. Così sostituendosi a quell’opposizione che abdica a questo che dovrebbe essere il suo primo dovere: dire cosa farebbe se fosse al governo del Paese. Sino a che questo non avverrà, la destra rimarrà ben in sella al destriero che la sinistra gli ha consegnato, tenterà di fare quello che ha promesso in campagna elettorale e continuerà a prendersela con persone come Gratteri che si sostituiscono a quegli oppositori che si limitano a balbettare slogan, spesso inintelligibili, nei pastoni dei TG.  

*Avvocato e scrittore

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