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comune “a rischio”

Fughe in avanti, frenate, contraddizioni. Anatomia (e anomalie) della “crisi” di Catanzaro

L’irrituale ricorso a un notaio, il centrodestra a due velocità, il Pd sparito, il “mondo di mezzo” sempre decisivo. Sulla scena molta confusione

Pubblicato il: 17/02/2026 – 17:08
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Fughe in avanti, frenate, contraddizioni. Anatomia (e anomalie) della “crisi” di Catanzaro

CATANZARO Anatomia di una (quasi) crisi. Per capire la sorte del Comune di Catanzaro, cioè se politicamente cade e si può tornare al voto anticipatamente già prima dell’estate se il centrodestra (e Azione) arriva a 17 firme contro il sindaco Nicola Fiorita, la deadline resta il 24 febbraio. Ma già ora si può dar conto delle anomalie di questa fase a Palazzo De Nobili, caratterizzata da diverse contraddizioni. La prima: la raccolta delle firme per sfiduciare Fiorita nasce essenzialmente come una operazione all’interno del Consiglio comunale, dai banchi della minoranza occupata dai gruppi di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Azione e Rinascita, solo che la strada seguita non è stata quella della presentazione di una mozione di sfiducia da discutere iin aula come grammatica istituzionale e anche politica avrebbe voluto, quanto quella di un “pellegrinaggio” in uno studio notarile nel quale più che le dimissioni i consiglieri anti Fiorita hanno sottoscritto una “promessa” di dimissioni se si tocca quota 17. La seconda contraddizione: al momento, il dato politico che balza agli occhi è quello di un centrodestra che numericamente è certo maggioranza in città ma politicamente non sembra avere le idee ancora chiare per quanto riguarda Catanzaro. Lo fa capire il fatto che l’iniziativa delle firme è partita fondamentalmente fuori dal controllo dei partiti, a parte (forse) Forza Italia, e comunque fuori dal controllo dei partiti regionali, al punto che ormai sembra acclarato che la primogenitura dell’operazione elezioni anticipate è chiaramente intestabile a Forza Italia (con Azione, tra l’altro).

Dal centrodestra al Pd al “mondo di mezzo”

La “golden share” sulle sorti di Fiorita resta sempre nelle mani di Filippo Mancuso, vicepresidente della Regione e già commissario regionale della Lega, ma Mancuso, che è il candidato sindaco più quotato (oggi e domani), frena chiedendo garanzie (e coperture anche romane), e non è il solo a frenare nel centrodestra (da Fratelli d’Italia e Wanda Ferro non arrivano in effetti grandi spinte alla manovra del voto prima dell’estate). Non è un caso che in alcune dichiarazioni dei giorni scorsi Mancuso abbia evocato il quadro del centrodestra del 2022, quando la mancanza di unità della coalizione spinse la gran parte del big a sostenere un candidato sindaco fortemente caratterizzato a sinistra quale Valerio Donato (e la stessa Ferro a candidarsi in autonomia, sia pure per un superiore disegno nazionale del partito di Giorgia Meloni). A distanza di più di 4 anni questa mancanza di unità sembra ancora la costante del centrodestra. Non che questo possa essere motivo di sorriso per il centrosinistra, completamente assente dalla scena al punto da lasciare Fiorita praticamente “isolato”, e con un Pd ai minimi storici quanto a presenza e a consistenza in città. Altra anomalia, questa dei dem. Come un’altra anomalia va rimarcata: si conferma per l’ennesima volta il ruolo decisivo, a Catanzaro, del cosiddetto “mondo di mezzo”, quei consiglieri comunali “borderline”, eletti in uno schieramento ma diventati sostenitori di un altro schieramento. Senza gli apporti da questo “mondo di mezzo” Fiorita non potrebbe sopravvivere ma senza gli apporti da questo “mondo di mezzo” il centrodestra non può scalzare Fiorita. (a. c.)

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