Sanità, Antonini: «Basta commissariamenti inefficaci. Lo Stato deve aiutare la Calabria, non affossarla»
Le parole del vicepresidente della Corte Costituzionale a Cosenza alla presentazione del suo libro “Pensare la sanità”: «La Corte ha dichiarato incostituzionale il commissariamento»

COSENZA «Occorre che se lo Stato interviene, lo faccia per cercare di risollevare la Calabria e non per affossarla definitivamente». Un richiamo netto e incisivo quello di Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale, che ha aperto a Cosenza il dibattito sulla sanità italiana e calabrese durante la presentazione del libro “Pensare la sanità. Terapie per la sanità malata”, scritto insieme a Stefano Zamagni. A Palazzo Arnone, la Fondazione Premio Sila, insieme alla Fondazione Scuola Forense, ha ospitato un confronto ad altissimo livello istituzionale e culturale. Antonini, ai microfoni del Corriere della Calabria ha denunciato la superficialità del dibattito pubblico: «Noi abbiamo scritto questo libro perché riteniamo che il dibattito sia molto sciatto e debba essere calibrato su quello che veramente sta succedendo. Perché è negato qua il diritto? La nostra sentenza dalla Corte ha dichiarato incostituzionale il commissariamento della Calabria, che durava da undici anni e la situazione era peggio di prima». «Quando lo Stato interviene a commissariare una regione», ha proseguito Antonini, «non basta cambiare la capoccia, come in quel caso mettendo un generale dei carabinieri in pensione, che praticamente non riusciva a entrare nel vivo dei meccanismi in cui avevamo Asl che non facevano bilancio da anni, anche addirittura sciolte per infiltrazioni mafiose. Occorre che lo Stato intervenga per cercare di risollevare quella regione, non per affossarla definitivamente. Quindi occorrono cambi di paradigma, questo è il grande messaggio che noi abbiamo dato nel libro». Il vicepresidente della Corte ha sottolineato l’evoluzione demografica e sociale che richiede nuove strategie: «Oggi la vita media arriva a 85 anni, mentre la natalità è zero. Occorre un sistema sanitario integrato con il sociale, capace di gestire le cronicità. E occorre riformare i medici di famiglia, perché molti andranno in pensione e i concorsi vanno deserti, perché nessuno vuole più farli. Occorrono riforme che facciano leva sul pensiero, idee nuove che permettano di calibrare il Sistema Sanitario Nazionale che è stata una cosa straordinaria, però oggi dobbiamo calibrarlo. C’è un report inglese che dice “o si riforma o si muore”. Credo che qui in Italia siamo sullo stesso crinale».
Antonini ha quindi affrontato il caso specifico della Calabria in cui qualcosa pare essere cambiato in questi anni, sia per quanto riguarda i bilanci, sia per la richiesta di azzerare il debito al governo e ricominciare da zero. «Questo è stato possibile grazie alla sentenza della Corte, che stabilì che non poteva andare in quel modo il commissariamento. Da lì il commissariamento passò al presidente della Regione e furono messe a disposizione strutture e risorse che hanno permesso di riprendere in mano la sanità. E’ necessario che questo processo continui». Tuttavia, ha ammonito: «Se i Drg non vengono aggiornati, la mobilità passiva resterà eccessiva: i calabresi andranno a curarsi altrove e la Calabria dovrà rimborsare quello che è stato speso nelle altre regioni. Diventano circoli viziosi se non governati bene». Sul ruolo della sanità privata rispetto a quella pubblica, Antonini ha ricordato: «Bisogna sapere distinguere, per esempio c’è un privato accreditato che è parte integrante del sistema pubblico. Il problema è l’equilibrio che deve essere raggiunto fra tutti i fattori che concorrono a garantire il diritto alla salute».
Vietti: «Bisogna ripensare la sanità con un’idea simile a quella dei Costituenti»

Michele Vietti, presidente nazionale Acop, ha spiegato quali potrebbero essere le terapie per il sistema sanitario: «Il libro di Antonini e Zamagni dà un’indicazione terapeutica precisa. Bisogna ripensare la sanità con un’idea forte, simile a quella dei Costituenti quando introdussero l’articolo 32: la salute è un diritto fondamentale. Intorno a questo diritto deve scattare una rete protettiva di solidarietà, sussidiarietà e coinvolgimento collettivo, non solo basata sulle risorse economiche». Vietti ha poi approfondito il tema della medicina territoriale e della desertificazione delle cure locali: «Si recupera attraverso il concetto di distretto sanitario che parte dall’ospedale, passa per le cure post-acute e la residenza sanitaria assistenziale, e arriva alla medicina territoriale e alle famiglie, utilizzando anche le innovazioni tecnologiche come la telemedicina». A coordinare il dibattito è stato Enzo Paolini, presidente della Fondazione Premio Sila, mentre tra i partecipanti c’erano anche Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e commissario alla Sanità, e Oliviero Diliberto, giurista dell’Università La Sapienza di Roma, collegato via web. (redazione@corrierecal.it)
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